Vecchi merletti raccontano …

Quando si ereditano carte di famiglia e si possiede la passione per la storia, inevitabilmente, si cominciano a sistemare le carte. Sistemando e riorganizzando le informazioni, le carte si intrecciano con gli oggetti. Se la famiglia in questione ha antenati illustri con ruoli e incarichi importanti il quadro si amplia nel passato e permette di ricostruire quattro secoli di vicende. È accaduto a Beatrice, sistemando le carte di famiglia nella casa di Valentano che abbiamo avuto modo di visitare. Il libro  che ne è nato è stato solo il punto di partenza: gli orditi della storia si sono intrecciati alle trame di un corredo, fornendole l’occasione di ‘leggere’ la storia al femminile, l’idea del restauro della casa di Valentano   per un’ospitalità di classe e di un percorso culturale nell’Alta Tuscia a disposizione degli ospiti. Recentemente, un evento al femminile è stato l’occasione per mostrare alcuni pezzi del prezioso corredo! 

 

La Guest-house “La Mela Rosa” di Valentano (Lazio), nata come idea da un libro sulla famiglia Pazzaglia, offre un’ospitalità a cinque stelle in una casa storica completamente restaurata, secoli di ricordi che tornano a vivere anche nei piccoli dettagli. E’ stata edificata nel 1926 dalla famiglia Pazzaglia che vanta illustri ascendenti come il Cardinale Castiglioni, il generale Feliciano intrigante cavaliere dell’armata Farnese nel tempo dello splendore del Ducato di Castro, donne e uomini saliti agli onori della Chiesa, apre il portone ad un turismo di qualità.

(Insegna esterna della guesthouse di Valentano in ceramica farnesiana realizzata da un artista del luogo. Sita all’interno di un palazzo del 1926 completamente restaurata e appartenuta alla famiglia Pazzaglia la cui storia è raccontata nel libro edito da Gangemi ” Fra orditi e trame”. Si affaccia davanti alla Rocca Farnese e affianca la Porta del Vignola del 1779)

Cultura, itinerari, percorsi sul passato, luoghi incantati tra i fruscii dei lini e dei cotoni ricamati nel XIX secolo, libri e oggetti che raccontano il tempo al femminile.

Situata tra i monumenti medievali di un’antica città del Ducato, si affaccia davanti alla residenza estiva della famiglia Farnese, il Castello con la torre ottagonale che ha visto il matrimonio tra Gerolama Orsini di Pitigliano e Pierluigi della dinastia dei Duchi di Parma, lo sponsale del Giglio e della Rosa.

Appoggia il suo fianco alla Porta Magenta che introduce al centro storico che, eretta dal Vignola nel 1779, è considerata uno dei monumenti della Tuscia per il suo conosciutissimo Mascherone.

Balconi e finestre sul retro si aprono sull’immensa piana delle campagne, la vista sconfina verso la Toscana col borgo di Manciano in lontananza, l’occhio si perde sui pini che nascondono l’antica Statonia e il lago vulcanico di Mezzano e agli angoli dell’iride scivolano da un lato le colline che anticipano l’Amiata e dall’altro la striscia del mare che avvolge il sole al tramonto.

Scale in peperino, ringhiere in ferro battuto arricciolato dagli artisti del ferro del tempo che fu, persiane di pispanio noventesco, strisce d’affreschi di broccato bordeaux, stucchi intarsiati da pazienti artigiani, ceramiche farnesiane e oggetti conservati nel culto della memoria.

(Particolare della scala che dà accesso all’entrata interna della guest-house con la finestra che affaccia sul piano di Valentano. La ringhiera in ferro battuto senza saldature è quella originale realizzata su disegno di nonno Pazzaglia nel 1926)

La guesthouse ospita piccoli eventi: presentazioni, sfilate, mostre, degustazioni e fa rete con tante donne che promuovono un territorio ricco di tesori, un mondo Donna.

Il primo “Evento Donna” il 6 aprile u.s. con la sfilata del corredo Caporossi, un corredo di famiglia, 100 parures composte di boleri, coulottes, sottane, camicie da notte con una particolarità preziosa: intarsi e ricami senza rovescio e cioè lavorati allo stesso modo fronte-retro negli anni che vanno dal 1845 al 1874. Tutti gli intarsi sono stati rifiniti a due mani su telaio rettangolare con le stecche in noce, il lino, il cotone e le sete rappresentano parte della dote, fatti su in rotoli e tagliati e lavati con acqua e cenere prima di essere lavorati. Ogni parure ha un soggetto: le farfalle (per la giovane sposa), il pizzo ad ago lungo (per la prima notte di nozze), l’intarsio a punto pieno, punto intaglio e punto festone ricoprono totalmente i reggiseni e le sottane puerperali. Chiacchierini, tomboli e macramè per i copri spalla e le coulottes prémaman.  

I disegni preparatori sono su carta velina rosa, dell’epoca, ripresi da antichi quaderni delle suore di clausura che in parte hanno ricamato lenzuola, tovaglie, asciugamani e che nelle ore delle giornate murate si dilettavano tra composizioni decorative esercizi di bella grafia col primo inchiostro di china.

Tutti i capi sono cifrati con le iniziali della nonna e mantengono bottoncini e chiusure originali, gioielli bianchi, antichi che vestono la freschezza dell’attualità.

Tra le trine anche i documenti autografi delle “ Doti”, uno strumento già in uso nel cinquecento e che rappresentava il contratto matrimoniale stipulato da un notaio alla presenza di testimoni, corredi, ori, terreni, case, ogni nubenda o probanda un racconto diverso.

Ancora, la musica, i sogni della genialità femminile, i prodotti delle mani di donna, i versi dell’animo gentile ed elegante, le donne per le donne, le donne per il territorio … secoli di donne in cammino verso il futuro.

 

Chiunque volesse soggiornare in guesthouse può trovare contatti sulla pagina facebook  “La Mela Rosa”, nei prezzi delle stanze o dell’appartamento o dell’intera casa è inclusa la colazione continentale, all’inglese o quella tipica coi prodotti del territorio. È vivibile anche in inverno perché completamente riscaldata, wi-fi e servizio di réception in tre lingue, la possibilità di interagire per conoscere i siti di maggiore pregio, di essere accompagnati suoi luoghi e edotti sulle storie e sulle peculiarità locali in lingua Inglese, Francese e Spagnola.

All’atto della consegna chiavi si avranno notizie su ristoranti, musei, negozi, attività e strutture ricettive caratteristiche dentro e fuori il territorio che fanno rete con la guesthouse e tante altre informazioni utili per un soggiorno gradevole e interessante.

 Particolari in primo piano

Bottiglietta di antitarme ritrovata nel cassetto del comò che custodiva il corredo di mia nonna Caporossi, perfettamente conservata con l’etichetta originale.

Parte del corredino da neonato che comprende un abito e una cuffia da battesimo, due cuffie da giorno, una canottiera senza maniche, una maglietta a maniche corte e un giacchino con la manica lunga. Il particolare della cuffia sottolinea il ricamo a intaglio lavorato dritto-rovescio  sull’ordito per realizzare la trasparenza di una parte del disegno.

Particolare della cuffietta lavorata ad ago lungo con un inserto in uncinetto di cotone fine unito ad una balza di fresco lino doppia.

Particolare del copri-reggiseno lavorato a punto pieno e con i travetti dell’intarsio riempiti con le stesso punto.

Particolare del bustino superiore della sottana che fa parte della parure “fiori” che include il reggiseno, il copri-reggiseno, tre sottane e due camicie da notte manica corta, manica lunga e prémaman con apertura sul seno. Ricamo a punto pieno, intarsi rifiniti con lo stesso punto e disegni ad ago lungo rovescio dritto per dare volume alle piegature che separano i fiori a intarsio, piegature ribattute e arricciatura sotto il seno.

Particolare della parure “Farfalle” della giovane sposa che comprende due coulottes, due sottane e tre camicie da notte. Gli intarsi rifiniti sono sul bustino e sull’orlatura di sottane e camicie e nell’orlatura delle coulottes che hanno l’allacciatura sui fianchi. L’intarsio conserva le tracce dell’inchiostro a china del modello disegnato su carta velina rosa sulla quale è stato appoggiato il cotone prima di essere tagliato.

Particolare del busto di una camicia da notte della parure da prémaman, nel cotone sono state effettuate delle tagliature rifinite con ago per realizzare dei travetti, lo spallone è ricamato a telaio rettangolare con cotone sottile e lavorato a quattro mani senza giunte ma in unico pezzo, così anche le maniche.

Particolare del boustier della parures “fiori” che ha un bottoncino nella parte bassa e lascia intravedere il reggiseno in cotone prezioso lavorato allo stesso modo ma senza spalline e completamente chiuso.

Tutto il corredo è stato ricamato tra il 1846 e il 1874 e le venti parures sono state disegnate e lavorate da due suore di clausura imparentate con la famiglia. La caratteristica che lo rende unico è il ricamo bifronte e quindi non ha rovescio, non esistono né interruzioni né nodini, questo è sicuramente stato possibile con l’ausilio di un telaio particolare. Tutti i pezzi sono originali e lavati e stirati diventano freschi e attuali.

 

TESTO: Beatrice Valiserra Pazzaglia

FOTO: Beatrice Valiserra Pazzaglia – Rosa Rossi


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