Valeria Belli al telaio. Un mestiere antico diventa moderno

La visita al Laboratorio di Valeria Belli risale al 2016. L’articolo è stato pubblicato per la prima volta in Solstizio d’estate,  un prodotto cartaceo di cui rimangono solo alcune copie. Qualche tempo fa, durante la visita ad una mostra londinese dedicata ad Anni Albers, mi sono tornate in mente le parole con cui Valeria racconta il suo percorso formativo. Ho deciso così di pubblicare qui l’articolo perché chi segue questo spazio possa apprezzarle, in attesa di una prossima visita nella sede estiva di Valeria.

Il punto focale del laboratorio studio di Valeria Belli, a Brecciarola (Chieti), è un telaio antico abruzzese, imponente e stabile, proveniente dalla zona della Maiella e avuto, agli inizi della sua attività (1999), da un restauratore di Scafa in cambio della preparazione di un ordito.

Questo telaio rappresenta, in qualche modo, il cuore dell’Abruzzo e della tradizione familiare di Valeria. I licci infatti sono quelli che la nonna conservava nel grande armadio dove Valeria andava a curiosare da bambina, oggetti affascinanti e misteriosi sui quali, per una sorta di timore reverenziale, non aveva mai indagato direttamente, fino a quando un giorno la zia, che nel frattempo li aveva conservati, le svelò il segreto e glieli donò conoscendo la sua passione e il lavoro che si accingeva a fare.

Per il resto, i tessuti e i filati sono perfettamente organizzati per tipologie sugli scaffali, alternati a un incredibile numero di schedari dove Valeria conserva i suoi studi: interi campionari frutto di ricerca e di lavoro didattico da adattare, in base alla scelta dei filati, a tessuti per l’arredamento o per l’abbigliamento. 

E’ evidente che tutto quello che si trova nell’ambiente – antiche coperte abruzzesi, asciugamani, lenzuola e stole – è frutto di documentazione e studio ed è funzionale a proseguire queste linee di attività.

Per lo stesso motivo, ci sono numerosi altri telai nel laboratorio, inondato dalla luce del mattino: un grande telaio finlandese; un telaio a pettine liccio; piccoli telai a licci da campionatura e per i corsi; piccoli telai a cornice che Valeria utilizza per l’attività didattica con i bambini perché se non si trasmette la passione per i filati e la manualità non c’è futuro per la tradizione.

Ne emerge con forza la linea che Valeria ha dato al suo lavoro, muovendosi nella direzione dello studio, della ricerca e dell’insegnamento dal giorno in cui, durante una visita programmata dalla scuola media che frequentava per orientare gli alunni alla scelta della scuola superiore, rimase letteralmente incantata dalla grande sala piena di telai dell’Istituto d’Arte di Chieti, dove l’arte del tessuto aveva un rilievo notevole proprio per la grande tradizione abruzzese della tessitura.

Per Valeria la scelta è avvenuta quel giorno e da quel momento non ha mai smesso di approfondire il grande patrimonio che, con il passare degli anni, rischia di andare perduto o di rimanere sommerso: la tessitura è un’arte che richiede da sempre applicazione, pazienza, abilità manuale tutte cose che si vanno perdendo con la logica del tutto e subito, indipendentemente dalla qualità.

Dopo la preziosa formazione all’istituto d’Arte di Chieti che basava la propria programmazione sulla ‘cultura del progetto’ che muove i primi passi con il Bauhaus, guidando l’allievo dal progetto personale alla realizzazione del tessuto, Valeria ha proseguito, individualmente e con gli studi universitari, il suo percorso di ricerca, muovendosi tra design, artigianato artistico e recupero delle tradizioni. 

In tale percorso, alternando la formazione accademica a quella sul campo, si è dotata degli strumenti per una ricerca nel settore del tessile che arriva fino ad oggi. 

Parte integrante di tale ricerca è il tempo speso con le anziane tessitrici in giro per l’Abruzzo per apprendere le tecniche e i motivi decorativi della tradizione, fissati da secoli ma affidati esclusivamente alla tradizione orale o a vecchi schemi custoditi gelosamente dalle donne. Tutto quello che ha appreso in questi vagabondaggi abruzzesi (Caramanico, Pescocostanzo, Carpineto Nora, ecc.) è ora parte del suo patrimonio di conoscenze, perfettamente organizzato nei suoi schedari, e pronto a essere traghettato nel futuro.   

Il futuro di Valeria è un progetto importante che coniuga la tradizione e l’innovazione con l’ambiziosa idea di basare il lavoro esclusivamente su fibre naturali: lana, lino, cotone e, soprattutto, canapa di cui si stanno riscoprendo le infinite possibilità di uso, in tutti i campi, compreso quello tessile, per arrivare a una linea di produzione di tessuti completamente naturali, da utilizzare nel design di arredo e di abbigliamento. 

 

TESTO: Rosa Rossi

FOTO: Elia Palange


Sei un artista o un artigiano? Ti occupi di sostenibilità e di realtà sostenibili? Vuoi che No Serial Number Italia dedichi uno spazio alla tua attività? Vuoi sottoporre a No Serial Number Italia un articolo? Scrivi a noserialnumberitaly@gmail.com

Puoi contattarci via Facebook e Instagram