Vacanzieri nel borgo (a proposito di educazione)

Nei borghi medievali, si sa, le case sono vicine le une alle altre, le strade piccole, gli spazi aperti scarsi o assenti del tutto. La vita che vi si svolgeva un tempo era, necessariamente, improntata alla promiscuità: rumori, bambini, animali, adulti condividevano gli stessi spazi, per tutta la vita, con scarse possibilità di conoscere altri spazi, a meno di essere costretti ad emigrare, vicino o lontano (anche molto lontano).

Oggi, gli stessi borghi sono abitati da un residuo sparuto di popolazione originaria, formata nella maggior parte dei casi, da anziani (e, quindi, inevitabilmente destinata ad assottigliarsi) e da pochi giovani, pochissimi bambini. Oppure, da ‘oriundi’ (volendo ‘immigrati’, o anche estranei – secondo una definizione utilizzata dai primi -, che in ogni caso sono ‘residenti’, concreti e reali di un luogo abbandonato,), cioè persone che hanno lasciato la città, consapevolmente, per motivi diversi (qualità della vita, lavoro, silenzio, desiderio di vivere nella natura, ecc.).

Poi, in agosto, improvvisamente, la presenza umana si infoltisce di ‘emigrati di ritorno’. Ossia di persone originarie del paese che vivono stabilmente nella grande città e che, immancabilmente, ad agosto tornano.

Ecco, l’emigrazione vicina è protagonista di questa cronaca agostana con qualche riflessione a margine del cosiddetto maschilismo. La città è, ahimè, Roma, o meglio, per non essere troppo ingenerosi con una città che ho abbandonato da ormai molti anni senza troppi rimpianti, l’hinterland romano.

Ed ecco i protagonisti:

A. Io, ossia la scrivente, con tanti anni da poter rappresentare l’anziana della vicenda.

B. Un cane di piccola taglia, di quelli che – se non educati a dovere – si fanno incontro ringhiando e abbaiando a chiunque passi, a meno che non siano in braccio ai padroni /genitori (da dove comunque abbaiano e ringhiano ad un tempo, in ogni caso).

C. Il ‘genitore’ di suddetto cane.

D. Una villeggiante anziana, dalla stessa provenienza.

Infine, la cronaca:

La signora anziana A si avvia in direzione del borgo. Dalla porta  della villeggiante D esce di corsa il cane B avventandosi contro di lei abbaiando e ringhiando, come il solito. Arriva a ridosso dei piedi di A. Nel mentre esce il ‘genitore’ C, al a quale A si rivolge dicendo: ‘Per favore, scusi, ma non mi piace trovarmi tra i piedi questi cani’.

(qui servono alcuni chiarimenti:1.  A ha avuto un incidente decenni fa che non ne rende agile il movimento e cerca di camminare sempre facendo molta attenzione per non rischiare capitomboli che potrebbero aggravare la sua condizione. 2. A non ha nulla contro i cani, ha sempre vissuto in mezzo ai cani, ne ha avuto due di proprietà – un incrocio maremmano /abruzzese e un pastore tedesco – e da quando non ci sono più, ha deciso di non volerne altri: comunque vada la probabilità di vederli morire è altissima ed è troppo doloroso per ripetere l’esperienza)

A questo punto C comincia a rivolgersi ad A con frasi del tipo: “non fa niente, in fondo è solo un animale”. A ribadisce: “Sì, è solo un animale. Se riusciste a trattarlo come tale, forse non si comporterebbe così”. Un ragionamento troppo complicato, evidentemente, vista la reazione: parolacce urlate all’indirizzo di A da parte di C.

A, senza una parola, riprende la sua strada.

Appendice: alcune ore più tardi, A esce di casa con i nipotini per andare al parco. Passa in mezzo allo stuolo dei ‘vacanzieri’ appollaiati sulle sedie ai due lati della strada pubblica di fronte alla porta di casa. Saluta in tono normale. Al suo passaggio, interviene D (ospite di C durante l’incidente della mattina). Che ribadisce in tono di voce sostenuto: “BUONASERA”. A ribadisce: “Buonasera, signora”.

A questo punto alle spalle di A si levano da parte di D e di tutti gli altri evidenti risate denigratorie.

A sale in macchina con i nipotini.

Ne approfitta per spiegare ai nipotini, il confine tra educazione e maleducazione.

Riflessione ai margini:

Un uomo C che prende a parolacce una donna A, anziana più di lui o quanto lui, urlando non fa bella prova di sé. Genericamente, si comporta da maschilista, da persona rozza e ignorante.

Una donna D, più anziana di A, che provoca deliberatamente il riso di tutti gli astanti al passaggio di A, si pone a un livello talmente infimo dell’educazione, che riesce difficile trovare parole per definirla.

Sicuramente, fa parte di quelle donne che con i loro atteggiamenti, con le loro giustificazioni, con le loro parole, giustificano il maschilismo peggiore.

E questo fa male, molto male. Ed è difficile da accettare. Ed è il motivo per cui è mi è molto difficile parlare di maschilismo senza pensare al variegato mondo femminile che lo provoca, lo tollera, lo esalta.

Continuerò a passare in mezzo allo stuolo di vacanzieri romani, ostentando indifferenza. Solo perché è la strada di casa, ed è pubblica, seppure ridotta, impropriamente, a salotto.

 

TESTO: Rosa Rossi – No Serial Number Italia

 

 

 

 

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