Una vecchia pentola, acqua, tante cipolle e una maestra esperta. Parte seconda (Itajime)

Cronaca di una giornata di sperimentazioni.

Quando Michela mi viene a trovare, in terra abruzzese, i motivi sono tanti: voglia di montagna (Campo Imperatore è ‘a portata di mano’), abbandonare per qualche giorno il laboratorio riminese (magari prima di un’immersione totale in un altro corso) o anche, conoscendola, andare a caccia di foglie, fiori, ecc.

Accomunate dalla passione per i colori naturali e le forme della natura in tutte le possibili sperimentazioni – anche se per motivi diversi, io per scriverne, Michela per scelta artistica e professionale –, troviamo naturalmente il modo di confrontare esperienze e scambiare informazioni e pareri.

Questa volta mi sorprende: ‘Hai una pentola da poter usare che non sia destinata alla cottura di alimenti?’

Mi guardo intorno: ‘Beh, sì! C’è la vecchia pentola di alluminio che uso per raccogliere la cenere quando pulisco il camino’.

La svuotiamo del contenuto – preziosa cenere che servirà per future sperimentazioni – verifichiamo che non sia bucata. E’ pronta per essere riempita con la materia tintoria.

Ed ecco la seconda domanda: ‘Cosa possiamo usare come bagno di colore?’. Ci pensiamo un attimo. Ci sono varie possibilità: antichi strumenti di ferro arrugginiti, le foglie delle roverelle che si trovano nelle vicinanze oppure le cipolle di Rosella, se la produzione è stata abbondante.

Optiamo per verificare la terza possibilità. Raggiungiamo Rosella e la sua dispensa dove bellissime cipolle rosse riempiono alcune cassette. Con un po’ di attenzione, per non rovinare nulla, le ripuliamo delle tuniche esterne che raccogliamo in un contenitore.

Ce ne torniamo a casa con il nostro bottino per procedere con il piano di Michela: sperimentare alcune tecniche shibori su tessuti diversi per preparare il corso programmato per il fine settimana.

So di cosa si tratta, naturalmente, ho avuto modo di vedere da vicino tessuti trattati con la tecnica shibori ma in realtà non ho mai provato.

E’ giunto il momento: ci sono gli ingredienti, il bagno di colore si prepara facilmente, la maestra – armata di tutto, forbici, filo, aghi, libri – mi coinvolge nei suoi esperimenti mostrandomi alcune tecniche e incoraggiandomi a provare.

Una ciliegia tira l’altra, dice il proverbio. Ma è un proverbio adattabile a molte altre cose, shibori compreso. Una volta iniziato a lavorare con ago e filo sulle stoffe per creare filze, nodi e nodini che, una volta finito il procedimento, lasceranno un disegno diverso sul tessuto secondo un progetto che realizziamo scegliendo i punti, i nodi, le legature, disponendoli in ordine simmetrico o asimmetrico a distanze diverse e stabilendo per ciascun esempio il tempo di immersione nel bagno, è molto difficile smettere.

Si comincia con un pezzetto e si finisce, come mi è capitato oggi, con una striscia di panno di lana (residuo di un altro lavoro) di dimensioni notevoli, piegata in modo preciso in tanti quadretti e racchiusa tra due mattonelle (anche queste residuo della ristrutturazione della casa).

Iniziamo a preparare i campioni, che uno per uno finiscono nel bagno colore dove li mescoliamo con cura, verificando di tanto in tanto l’effetto del bagno colore sui differenti tessuti.

Nelle foto, la testimonianza della giornata di lavoro, dalla preparazione dei materiali, del bagno di colore e dei disegni, delle cuciture e delle legature, fino all’immersione dei campioni nel bagno di colore e all’apertura (tagliando fili e scucendo) dopo il tempo adeguato per ciascuno.

(il mio tentativo più grande rimane a bagno fino al giorno successivo, quando colloco di nuovo la pentola sul fornello per verificare se il bagno abbia ancora fatto il suo effetto su un panno piuttosto pesante).

Itajime: è un classico, forse una delle tecniche più conosciute del vastissimo mondo dello shibori.

Si ottiene piegando il tessuto in svariati modi e poi comprimendolo tra due tavolette o bastoncini che nella tradizione erano di bambù.

Pieghe e tavolette – di molteplici forme – creeranno riserve dalle forme più o meno geometriche.

Sembra facile ma… più le piegature sono perfette migliore è il risultato!

Itajime più cuciture: è una libera interpretazione di due tecniche tradizionali per ottenere effetti sempre nuovi.

TESTO E FOTO: Rosa Rossi (No Serial Number)


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