Una storia nella storia (maglia, colori naturali e tanti libri)

La storia in realtà c’è già. L’ho raccontata in un articolo che ho pubblicato il 28 novembre 2016 con il titolo “Un vestito campionario ai ferri”, dove racconto la storia dall’inizio, ossia da un campionario di lane tinte con colori vegetali. Riscriverlo sarebbe una rielaborazione. In realtà, rileggendolo, mi sono divertita a ricordarla. Quando scrivo, tendo ad archiviare per fare spazio ad altro. Così, quando rileggo, sono molto critica: se non mi soddisfa, elimino o modifico; se invece mi diverto a rileggere e riscopro magari particolari dimenticati, lo ripresento: in questo caso, copio e incollo, con poche varianti, perché non saprei raccontarlo in modo diverso. Una raccomandazione a chi lo avesse letto: non smettete di leggere. La conclusione è nuova.

Un vestito ‘campionario’ ai ferri 

Un campionario di lane tinte naturalmente a disposizione.  Una o due matasse per colore.

Che cosa farne?

La soluzione più semplice sarebbe stata quella di realizzare un plaid: tanti quadratoni grandi da unire insieme, magari da completare con uno o due cuscini. Ho già realizzato un plaid ‘campionario’ in una altra occasione: anche in quel caso tanti colori diversi, con abbinamenti – anche improbabili – ma di effetto assicurato!

Le altre possibilità sono due: o tante cose piccole o un solo capo importante. In questi casi, sono presa da un irresistibile desiderio di sfidare le mie capacità e, soprattutto, il tempo.

E se realizzassi un vestito? Avrò il coraggio di uscire con un capo così originale? Non ha una grande importanza. Può semplicemente essere un vestito ‘da casa’. Abitando in (quasi) montagna, indossare un capo caldo e comodo è piacevole, soprattutto quando il lavoro principale della giornata è stare seduta al computer, tanti libri accanto (accatastati sulla scrivania  e, spesso, anche in terra).

Il modello lo ricavo da quello già sperimentato per un capo in lino con stampe vegetali che mi pare facilmente adattabile. Ampio, comodo e molto british.

L’ho comprato tempo fa a Londra, se non ricordo male da Liberty. Mi è congeniale proprio perché amo i capi comodi, da signora alle prese con la scrittura. Ma è adatto anche per passeggiate invernali. In ogni caso, è un esperimento: se i risultati saranno particolarmente soddisfacenti, potrò usarlo in molte occasioni. In caso contrario, diventerà la mia ‘divisa’ invernale.

Il punto di partenza è stato un corso dedicato alla tintura con Michela Pasini, ossia Rosso di Robbia, durante il quale ho avuto la funzione di aiutante/curiosa e blogger. Il risultato di queste giornate è una bella quantità di matasse in sei colori diversi, ottenuti da robbia, more, galle di quercia, reseda, cipolla e un abbinamento campeggio + reseda che ha dato un magnifico verde muschio.

Opportunamente lavate, lasciate asciugare all’aria, le trasformo in tanti gomitoli. A questo punto, prese le misure, fatti i campioni e calcolate le maglie da avviare, il lavoro diventa un passatempo divertente: costruire tante strisce di misura decrescente, sempre seguendo il modello, alternando a piacere i colori.

Quando le strisce sono pronte – sei in tutto, tre per il davanti e tre per il dietro, più le maniche, naturalmente! –, mi diverto a combinarle in vario modo e a fotografarle.

E’ un lavoro nato senza fretta, tra una striscia e l’altra è passato molto tempo ma alla fine è giunto il momento del montaggio: le stiro delicatamente, proteggendole con un panno umido, e comincio il lavoro di assemblaggio.

Volutamente, scelgo di non rifinire i bordi, tranne lo scollo (con un giro di punto gambero all’uncinetto), per evitare che possa allentarsi.

Nelle foto, potete vedere i risultati di questo lungo sferruzzare (semplicissimo, per la verità: tutta maglia rasata che, come si dice, cresce da sola, anche senza guardare. Facendo attenzione alle diminuzioni, in questo caso!).

Il risultato è unico. Mentre sono seduta alla scrivania o sul divano (magari sferruzzando), davanti alla finestra affacciata sulla piana di Navelli, è l’abbigliamento perfetto.

L’occasione speciale

Tra lavoro e maglia, lavoro di redazione e lavoro editoriale ormai decennale (la passione per la scrittura e per i libri è una sorta di malattia che non ti abbandona mai!), il tempo passa e può portare a cambiamenti repentini.

E’ quel che è accaduto quando ho accettato di collaborare alla fase di costruzione e di avvio di una nuova realtà, la libreria Caffeina , a Viterbo. In realtà non è solo una libreria. E’ un tris – Teatro Libreria Bistrot – che la Fondazione Caffeina ha realizzato in una struttura chiusa da anni nel centro di Viterbo, il Teatro San Leonardo, di proprietà della Curia vescovile.

Impossibile rifiutare per tanti motivi. E’ una sfida culturale importante. Non è solo una libreria ma uno spazio polifunzionale, dove poter realizzare tante attività diverse (presentazioni di libri, spettacoli, musica …). Si trova nella mia città natale ed è l’occasione di tornare a viverla come quando ero giovane e accompagnavo la nonna durante le sue commissioni tra Piazza San Faustino (per il mercato), il Corso (varie tappe, tra cui immancabile, la modista perché erano tempi in cui non si usciva senza qualcosa sui capelli), e via San Lorenzo (per il pane e la ciambella all’anice).

Aprire una libreria è, per tanti aspetti, una follia. In questo caso, una sana follia culturale che vuole spaziare dai libri agli spettacoli, dall’arte all’artigianato, ospitando incontri, esposizioni, conversazioni. Il ventaglio delle possibilità è ampio. Per questo, quando Michela Pasini  mi ha comunicato che sarebbe venuta a trascorrere un weekend a Viterbo, l’ho invitata a tenere un breve incontro dedicato alla stampa vegetale (ecoprint), “alchimie naturali”!

Voi direte, cosa c’entra il vestito campionario? Presto detto: ho colto l’occasione per indossare il vestito, abbinandolo a una sciarpa tessuta a telaio da Alessandra Salino  e completata con stampe vegetali da Michela. Abbiamo ‘ripassato’ insieme i materiali vegetali utilizzati per tingere la lana durante una passeggiata nel giardino all’italiana di Villa Lante (Bagnaia), raccogliendo le foglie dei platani centenari.

Mentre passeggiamo tra le siepi, scopriamo un ramo di robbia (rubia tinctorum) che sembra stare lì per essere fotografato accanto alla lana tinta con le sue radici!

Un’occasione speciale per condividere le nostre passioni: tessuti e filati, foglie e fiori, libri, libri e libri …

L’epilogo

Delle lane utilizzate per il vestito e per altri capi, tutte tinte con colori vegetali, sono rimasti alcuni gomitoli di varie dimensioni, conservati gelosamente. Ho deciso di utilizzarli per una ‘veloce’ sciarpa multicolore. Tra un libro e l’altro, tra una presentazione e un evento, riuscirò a sferruzzarla.

Anzi, potrei lanciare un gruppo di appassionati della maglia, in libreria.  Un Caffeina knitting group. Chissà … vi tengo informati!

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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