Una ricetta, lucciole per lanterne, molti segreti … e tanti cappelli!

Che strano titolo! Che c’entra mai con quello che vi vogliamo raccontare?

Andiamo per ordine. La Fabbrica dei Giocattoli. Ecco l’argomento.

Di cosa si tratta? E’ stata una delle numerose attrazioni della prima edizione del Caffeina Christmas Village 2016 (2 dicembre 2016 – 8 gennaio 2017, Quartiere San Pellegrino, Viterbo), affidata a No Serial Number Italia.

Il Village, nel suo complesso, è stato una bella sfida per promuovere e valorizzare una città che merita di essere una meta turistica anche nei mesi invernali, come ha pienamente dimostrato, con grande soddisfazione per Caffeina Cultura che lo ha ideato e realizzato.

La Fabbrica dei Giocattoli è stata una sfida nella sfida, in un mondo abituato a giocattoli industriali, preconfenzionati, in materiali anch’essi industriali, primo fra tutti la plastica.

 

Le idee che hanno guidato alla realizzazione della Fabbrica sono state dunque controcorrente:

  •  usare materiali naturali o di recupero,
  • fare dimostrazioni, laboratori e performance per mostrare ai bambini (e ai genitori) cosa si può ottenere con la manualità e un po’ di esperienza,
  •  accendere la fantasia, spesso intorpidita dal giocattolo comprato e dalle immagini dello schermo,
  •  creare spazi con gli oggetti realizzati dove i bambini potessero giocare liberamente,
  •  guidare alla riscoperta della tradizione di giochi e mestieri con cui si confrontavano e crescevano i bambini di un’epoca neppure poi troppo lontana, quando la crescita industriale era ancora agli inizi,
  •  realizzare alcuni spettacolini con gli stessi materiali protagonisti della fabbrica (tessuti, carta, feltro, ecc.).

L’affluenza, la partecipazione, i tempi di permanenza ci hanno confermato, da una parte, l’importanza dell’iniziativa e, dall’altra, la necessità di sfruttare meglio gli spazi per adeguarli alle necessità di chi nella fabbrica lavora e a quelle del pubblico (che una volta entrato, vuole rimanere più tempo possibile per vivere questa esperienza unica!).

L’ultimo degli spettacoli non è stato realmente uno spettacolo.

Lo possiamo piuttosto definire una performance / dimostrazione sulla realizzazione di un cappello, interpretata da una ‘cappellaia’ (una modista, propriamente, ossia una persona che per mestiere realizza cappelli, un accessorio fondamentale fino a qualche decennio fa) d’eccezione.

Silvia Ronconi, infatti, oltre ad essere ‘modista’ autodidatta con, all’attivo, un curriculum di tutto rispetto per le sue collaborazioni con importanti aziende del settore, ha una grande passione per il teatro (il Teatro di Figura, in particolare).

Dalle sue passioni – i cappelli e il teatro – è nata l’idea della performance documentata dalle foto e introdotta da tre filastrocche, desunte dal patrimonio popolare e da quello familiare e interpretate in modo spiritoso per mostrare le difficoltà e le caratteristiche del cappello.

Apparentemente, nessuna delle filastrocche ha un legame diretto con i cappelli.

Silvia, con la sua interpretazione e con la realizzazione in diretta (semplificata, naturalmente) di un cappello secondo la tradizione (su una forma di legno e con tutti gli strumenti del mestiere ben in vista), ne ha chiarito immediatamente il significato, incantando mamme, papà e bambini che rimangono ad osservare in silenzio le sue manovre sulla base in feltro modellata velocemente attorno alla forma prescelta.

Cosa serve, dunque, per fare un cappello? Presto detto, una ricetta! Perché, proprio come quando si prepara un piatto in cucina, bisogna conoscere, gli ingredienti, gli utensili, i tempi di cottura:

LE TARTINE MANDORLATE

Sbatti l’uovo fino a quando non diventi zabaione

e procedi poi versando una dose di limone

Trita mischia mandorline latte e zucchero nella spuma

ed il tutto monta infine perché giunga a chiara schiuma.

Cola quindi a poco a poco il ripieno in frolla pasta 

ed il tutto metti al fuoco perché cuocia quanto basta.

Quando son belle dorate

le tartine puoi sfornare

ma un poco ancora aspetta

per lasciarle raffreddare.

Un buon vino di cantina

una buona compagnia

croccantelle e profumate 

son tartine mandorlate!

E se, preparando un piatto, scambiamo gli ingredienti, cosa succede? Il risultato sarà sicuramente un disastro, o quasi!

La stessa cosa avviene per i cappelli! E’ fondamentale scegliere il materiale per non compromettere il risultato finale, soprattutto perché i materiali hanno costi di partenza molto diversi! Guai a scambiare il feltro ottenuto dalla lana da quello in pelo di coniglio o di lepre! Ossia, guai a scambiare lucciole per lanterne!

LUCCIOLE PER LANTERNE

Un giorno un calabrone che andava in bicicletta 

pregò la luccioletta di farle da lampione

Ma il vigile maiale che era di fazione

gli fé contravvenzione

scrivendo sul verbale: 

“La legge non ammette 

per sue ragioni interne

su carri e biciclette

lucciole per lanterne”

Poi si sono i segreti! Quale cuoco non ha i suoi? Quale nonna non ha la sua ricetta segreta per la torta delle occasioni speciali? E, secondo voi, svelano facilmente i loro segreti? Sicuramente no! Bisogna carpirli, assaggiando quello che cucinano, aiutandoli mentre cucinano, segnandosi mentalmente le proporzioni e le procedure, insomma bisogna pedinare chi è già esperto e sperimentare, sperimentare, sperimentare! Perché un mestiere, qualsiasi mestiere, si impara (meglio, si imparava) a bottega. Così Silvia ha imparato il suo mestiere, con la curiosità, la perseveranza, chiedendo consigli e carpendo segreti, cercando la chiave giusta per arrivare a impadronirsi della tecnica!

LO SCRIGNO

C’era una volta un ragazzino che se ne andava per una strada

Cammina, cammina, cammina trovò uno scrigno.

“Cosa ci sarà dentro questo scrigno?” pensò.

Ma per quanto lo girasse e lo rigirasse

non trovò la maniera di aprirlo.

Dopo aver fatto un altro po’ di strada trovò una chiavina

“Vuoi vedere che questa chiavina apre questo scrigno?”.

Infilò la chiave nel buco della serratura e,

tricchete e tracchete, lo scrigno si aprì!

Sapete cosa c’era dentro lo scrigno?

C’era …

una codina di vitello piccola piccola piccola …

E sapete perché la codina di vitello è piccola, piccola, piccola?

Perché se fosse stata più lunga…

anche questa storia sarebbe stata più lunga!

E con le foto scattate durante la performance di Silvia e le filastrocche che ha interpretato per noi, ci lasciamo alle spalle questa esperienza, entusiasmante e faticosa, e vi diamo appuntamento all’anno prossimo con grandi novità nell’organizzazione e negli spazi!

TESTO E FOTO: No Serial Number


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