Un vivaio di nuovi alberi per il (nostro) futuro

Qualche giorno fa un post di Roberta Rossini, amministratore di Erbacce e dintorni, ha attirato la mia attenzione.

Il punto di partenza del suo post è un numero: quello delle persone che fanno parte del gruppo (circa sessantamila!).

E siccome non è sufficiente porsi come obiettivo il riconoscimento delle erbacce, l’obiettivo deve essere: piantare alberi!

Se, dunque, ognuno dei partecipanti al gruppo, in occasione del prossimo evento  (previsto per settembre a Cerveteri), piantasse un albero (nel proprio giardino, nel proprio appezzamento di terreno o anche in uno spazio abbandonato: luoghi dove piantare alberi non mancano), avremmo sessantamila alberi in più su cui contare per il nostro futuro.

Attenzione, quando diciamo ‘nostro futuro’ non pensiamo al nostro (il mio, il tuo, il suo …) ma quello dell’umanità in genere, delle generazioni future e di tutto il mondo animale (VEDI NOTA).

E quando parliamo di generazioni future non parliamo di quelle che vivranno tra duecento/trecento anni. No, parliamo dei figli, dei nipoti, dei pronipoti. Quando parliamo del mondo animale, parliamo di tutti gli animali, da quelli minuscoli fino a quelli di dimensioni più grandi.

L’ordine di grandezza al quale dobbiamo pensare è di un centinaio di anni.

Per questo raccogliere l’invito di Roberta è fondamentale.

Perché è indispensabile ribaltare la convinzione, generalmente diffusa, che l’uomo è padrone e signore della terra. L’uomo, in realtà, sta distruggendo l’ambiente, il mondo vegetale e il mondo animale.

Gli studi su cui si basa questa affermazione ci sono, anzi, sono anche datati.

Ma non si è voluto ascoltarli in nome della produzione e del progresso. E tutto questo, senza tener conto che, di fatto, la produzione, la disponibilità (di alimenti, di acqua, di energia, di lusso, ecc.), il progresso sono rimasti appannaggio di una parte dell’umanità (all’altra rimangono solo gli svantaggi. E, per la verità, la prima, non se ne preoccupa!)

Il progresso, la disponibilità, la facilità di accesso alle risorse hanno posto in secondo piano i rischi connessi a questa crescita che, in pochi decenni, si è rivelata insostenibile.

Non si è voluto capire che non ascoltare chi, con lungimiranza, ha cercato e cerca di richiamare l’attenzione, significa mettere a rischio l’ambiente in cui viviamo e, dunque, l’esistenza dell’essere umano.

Una cosa deve essere chiara: l’essere umano non può fare a meno delle piante. Le piante senza l’essere umano possono vivere tranquillamente. Anzi, meglio.

Tornando al post di Roberta. Mentre lo leggevo, ho pensato al mio vivaio di alberelli.

Sono scesa in giardino e li ho immortalati. Non tutti: alcuni già sono a dimora nella parte più in pendenza (un melo e un mandorlo, forse di mandorle amare, ma non importa. L’importante è che cresca!).

Come e perché ho iniziato questo vivaio?

Per vari motivi, diversi per ogni albero.

Il melo e il prugno sono nati spontaneamente in luoghi ‘sbagliati’ (dal nostro punto di vista, naturalmente). Quindi li abbiamo trapiantati e messi in vaso, in attesa di trovare una collocazione.

Un noce, nato da una noce, è rimasto in vaso per alcuni anni e ora ha già trovato sistemazione in un terreno vicino (un altro noce nel nostro terreno, non entrerebbe in nessun caso!).

Ci sono poi alcuni cerri: il più grande proviene dal terreno che era dei miei nonni http://it.noserialnumber.org/giardino-di-aprile-tra-presenze-vecchie-e-nuove/ , nella campagna viterbese, i più piccoli li ho recuperati delicatamente sui monti che circondano il Lago di Vico, in un punto dove le macchine possono parcheggiare e dove – purtroppo – si accumula immondezza. Non so se sia un’operazione corretta al 100% ma ho pensato che hanno più probabilità di vivere nel mio giardino disordinato e nei terreni circostanti (originariamente pieni di querce, poi sottoposti a una ‘riforestazione’ con pinaceae che, ovviamente, non hanno superato l’incendio del 2007 e ora ripopolati spontaneamente di querce che hanno resistito al fuoco e stanno crescendo a vista d’occhio di anno in anno).

In ogni caso, stanno benissimo, sono floridi e continuano a gettare nuove foglie!

C’è anche un acero montano che ha la stessa provenienza dei piccoli cerri. Un giorno, infatti, passando per la strada che da San Martino al Cimino arriva al Lago di Vico ci siamo resi conto che gradualmente, nella zona limite tra castagni e faggi, si insinuavano altri alberi. Siamo scesi abbiamo riconosciuto cerri e aceri montani.

Ci sono poi alcuni aceri minori. Questi provengono da un viottolo periferico del borgo medievale di Navelli: ce ne sono a decine, fitti fitti, ai piedi di quelli ormai grandi. Ne ho invasati tre che al momento opportuno trapianteremo nella parte più scoscesa e difficile del nostro giardino (anche nella speranza di contrastare l’ailanto che piace tanto al nostro vicino. Evidentemente non sa quanto pervasivo sia questo migrante ormai consolidato in ogni parte del mondo dall’originaria Cina. Effetti collaterali del colonialismo).

Ci sono, ancora, tre viscioli, ultimi arrivati ma non meno importanti. Provengono dall’arboreto di frutti antichi realizzato da un amico di vecchia data nella campagna sabina (nei pressi di Rieti). Li abbiamo ricevuti come dono graditissimo in occasione di una recente visita, proprio nel tempo del raccolto delle visciole!

Un bel numero di meli cotogni sono il regalo, ormai insperato, dell’alberello che piantammo una quindicina di anni fa, quando siamo riusciti a districare dalle erbacce, divenute ‘foresta’, il terreno di fronte alla casa dove abbiamo scelto di vivere, lasciando la capitale. Ora sono una colonia di piccoli alberelli che, opportunamente sfoltiti, rimarranno in loco fino al momento di decidere quale spazio occuperanno. Per ora la pianta madre, seccatasi probabilmente a seguito di una tempesta di vento più forte di altre (il vento che proviene dal Gran Sasso è sempre piuttosto violento), sta ancora al suo posto: è secca ma non abbiamo trovato il coraggio di tagliarla. L’abbiamo lasciata a guardia della sua figliolanza!

NOTA: su suggerimento di un persona che fa parte del gruppo Erbacce e dintorni e che ci ha contattato in privato, ho apportato l’aggiunta ‘mondo animale’. Un’occasione per ribadire che l’intervento scriteriato dell’uomo sull’ambiente in nome del progresso e del consumo, è deleterio su tutti gli esseri viventi, indistintamente.

POST SCRIPTUM

Sono ormai tanti gli articoli che ho dedicato agli alberi, alle piante e ai libri dedicati alle piante. Ne elenco qualcuno di seguito. Magari qualcuno di voi potrebbe trovare quello che cerca e scoprire che è importante leggere.

Perché il riconoscimento delle piante è importante ma, a volte, come spesso capita, accanirsi nel riconoscimento fa perdere di vista l’obiettivo generale.

Mi sento quindi di condividere e sostenere gli obiettivi che Roberta, insieme a Elena, si propone ogni giorno con il suo lavoro e che si è posta nel momento in cui ha avuto l’idea di aprire il gruppo .

Scrivere di piante e libri che ne parlano è il mio modo per raggiungere gli stessi obiettivi di Roberta ed Elena.

Tra i libri ci sono saggi, testi divulgativi ma anche narrazioni.

Le opere narrative possono avere l’efficacia di un saggio, non vanno sottovalutate.

Buona lettura a tutti!

http://it.noserialnumber.org/lezioni-di-attualita-politica-direttamente-dalle-piante/

http://it.noserialnumber.org/cortecce-leggendo-la-saggezza-degli-alberi-di-peter-wohlleben/

http://it.noserialnumber.org/passeggiando-nel-parco/

http://it.noserialnumber.org/decrescita-serge-latouche/

http://it.noserialnumber.org/alberi-altri-alberi-e-poi-ancora-alberi-parte-quarta/

http://it.noserialnumber.org/in-sottofondo-il-brusio-delle-api/

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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