Un pomeriggio a Decontra

Il corso di Valeria corrisponde all’inizio dell’autunno.

Il titolo – Tessitura antica a Decontra – è affascinante.

Decontra è una frazione di Caramanico, alle falde della Majella, tra parco, valli, riserve naturali ed eremi. Valeria ha trovato qui il rifugio ideale per sé e per il suo telaio. Anzi i suoi telai.

Nel suo rifugio l’abbiamo incontrata a giugno in vista di un articolo per No Serial Number Magazine.

In quell’occasione ci ha presentato Marisa, nonno Paolino (autore di I miei sogni sono stati tutti sulla Majella) e l’agriturismo Pietrantica che Marisa gestisce in questo luogo incantato.

Ci sembra un’occasione perfetta per un’altra fuga sulla Majella dal nostro rifugio ai piedi del Gran Sasso, a Navelli con il nostro giardino inevitabilmente disordinato (la pendenza ci costringe a seguire i ritmi della natura!) e le due case vacanze Il fienile  e La tana dei conigli, dedicate a chi desidera conoscere l’Abruzzo montano. 

Il mio interesse per la tessitura nasce sui libri (la tessitura è un’attività tanto antica che i classici ne sono pieni!) e prosegue con la passione per la lana e la maglia e ogni occasione che mi si presenta per incontrarla dal vivo è un’ottima opportunità per osservare, comprendere e documentare, con il fondamentale supporto di Elia e della sua macchina fotografica.

Così, decido di cimentarmi: il pettine liccio (che abbiamo già visto nel laboratorio di Valeria) è gestibile e, almeno in apparenza, maneggevole.

E così, eccoci qui nella grande sala di Pietrantica, in un gruppo nutrito dove, per l’incredibile alchimia che opera tra persone con le stesse passioni, sembra che tutti si conoscano da sempre e che stiano semplicemente riprendendo un discorso iniziato qualche minuto prima. 

Il lungo tavolo è perfettamente attrezzato con tutto l’occorrente: i nastri realizzati a pettine liccio, i gomitoli, i pettini (fatti realizzare da Valeria per l’occasione), matite colorate, penne e pennarelli, indispensabili per il progetto.

Il progetto è fondamentale per realizzare qualcosa, anche la più piccola, al telaio. L’ho ascoltato per la prima volta durante un corso al quale ho solo assistito e ne ho parlato tante volte con Valeria. La fantasia, l’improvvisazione e la trasgressione vengono in un secondo momento, quando – forti del progetto, delle regole e di tanta pratica – si può lasciare spazio all’anima artistica (sempre che si abbia un’anima artistica! Perché in realtà il lavoro al telaio è, ed è sempre stato, nei millenni, un lavoro funzionale a realizzare qualcosa di utile, tessuto per qualsiasi tipo di manufatto, nastro per passamaneria, tappeto, ecc.).

Quasi senza rendersene conto ci troviamo immersi nel mondo della tessitura, ossia nelle parole di Valeria che illustra il mondo della tessitura con la passione che la contraddistingue, rispondendo a domande di ogni tipo e soffermandosi, ogni volta che è possibile, sulla realtà della terra abruzzese. 

Gradualmente si entra nel vivo della tecnica con il pettine liccio: ci ritroviamo a studiare la dispensa che Valeria e Marisa hanno voluto predisporre per tutti i partecipanti, a osservare Valeria che ci illustra come creare il nostro progetto, a scegliere i colori del filato che vogliamo usare, a prendere diligentemente appunti. 

Il clou del pomeriggio è forse quello in cui Valeria ci dà in presa diretta la dimostrazione del lavoro: tutte osserviamo in silenzio i preparativi e il lavoro che procede tra le sue mani esperte.

Mentre Marisa, forte della sua esperienza di ospite, porta in tavola le tisane e le crostate, l’attenzione e la conversazione, si spostano su ingredienti e ricette.

È il momento dei ‘saperi’ e dei sapori a confronto. 

Quando Valeria richiama la nostra attenzione, lo scenario è cambiato: sui tavoli sono già pronti i morsetti – tanti quanti sono i partecipanti – e ci troviamo a preparare l’ordito. 

Valeria, instancabile, controlla il lavoro di tutti. Si è fatto silenzio. Solo qualche parola sottovoce corre tra vicine di postazione per commentare il procedere del lavoro, la difficoltà della tensione e, dunque del risultato. 

Anche la mia prova cresce un po’ ‘stortignaccola’ ai margini (ora troppo stretta, ora troppo lenta), dopo qualche centimetro si comincia a vedere il disegno progettato. La difficoltà sta nel ‘prendere la mano’ e, soprattutto, nel mantenerla. Sembra facile ma la pratica è fondamentale per riuscire a ottenere il risultato. 

Ci lasciamo con il desiderio di un nuovo incontro: è ora di scendere a valle (e, per noi, di risalire in quota!).

E’ settembre: le giornate si sono accorciate e quattro ore sono passate in un soffio!

TESTO: Rosa Rossi

FOTO: Elia Palange


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