Un olmo, un laghetto, un mulino. La ricetta per uno stile di vita e di lavoro

Questa non è propriamente una storia. È solo la cronaca da un angolo di mondo – catturato in modo inaspettato – che anticipa un articolo previsto nell’uscita invernale di No Serial Number Magazine.

Ecco come è andata. L’appuntamento per la visita al laboratorio di Elvis&Kresse è fissato intorno alle 10, 00. Arriviamo puntuali dopo un breve tragitto in taxi dalla stazione di Sittingbourne (Kent), circa 45 minuti da Stratford International, alla località dove è situato il laboratorio, attraverso strade sempre più strette fiancheggiate solo da pareti verdi di alberi e arbusti.

Kresse ci accoglie nel cortile esterno con una grande siepe di more che annunciano tante buonissime marmellate, ci introduce nel laboratorio dove entriamo nel vivo della loro attività.

Interamente dedicato a creazioni ottenute da materiali riciclati (non ne parlo adesso, se volete potete vedere gli oggetti sul loro sito o avere un’anticipazione sulla pagina Facebook), il laboratorio è un susseguirsi di scoperte. Kresse ne parla con competenza e passione. Dal racconto dell’attività e di tutti gli aspetti legati alla realizzazione del progetto, emerge un quadro di grande consapevolezza ‘sostenibile’ e una fucina di idee che vanno ben oltre il lavoro.
A un certo punto alle nostre spalle si apre la porta che si affaccia sul retro. E’ un attimo, ma si apre un mondo e, improvvisamente, tutto diventa chiaro. Lavoro e vita sono perfettamente coniugati.

È inevitabile fare qualche domanda: sul luogo, sulla scelta di portare il lavoro e la vita in questo luogo e sul come conciliare la necessità di produrre e vendere con quella di una vita a contatto diretto con la natura.

La porta che si è aperta si affaccia infatti su un piccolo lago.

Usciamo all’aperto nella striscia di terreno tra la casa e la sponda del laghetto (Mill Pond) e Kresse inizia un racconto nel racconto: come hanno realizzato la ristrutturazione di questo antico mulino, rimasto abbandonato per decine di anni, scegliendo accorgimenti sostenibili, recuperando tutto il recuperabile della struttura antica e attrezzando l’area dove ci troviamo con semplicità rustica ed elegante al tempo stesso, nel rispetto della vegetazione che fa da bordura alle rive del lago dove, in un piccolo slargo, è attraccata una minuscola barca.

Il bordo del lago è stato rinforzato da segmenti di tronchi di grandi dimensioni. Inguaribilmente curiosa di tutto ciò che ha a che fare con piante, chiedo se sa dirmi di che albero si trattasse.

Per rispondermi, mi indica un albero ad una certa distanza: un olmo di dimensioni veramente notevoli, l’ultimo di una serie che si sono seccati negli ultimi anni. Per non sprecarlo, hanno tagliato il grande tronco tagliato a segmenti, li hanno trasportati fino alla sezione di lungolago che costeggia la loro proprietà e gli hanno dato una nuova funzione. Una grande fatica ma ne è valsa la pena perché lo hanno fatto nell’ottica di non buttare niente ma riusare tutto ciò che può essere riutilizzato, anche in una funzione diversa.

Come le pompe dei Vigili del fuoco.

Ma questa è la storia che vi racconteremo nell’uscita di dicembre del Magazine.

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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