Un libro, una storia, tanti colori

Non ricordo di preciso quando il libro è entrato in casa. La pubblicazione italiana risale al luglio 1979 (Tascabili Bompiani). Potrei averlo comprato subito o, forse, qualche anno dopo. La seconda ipotesi è più probabile perché le bambine avevano già qualche anno. Comunque sicuramente l’ho comprato con in mente le estati in campagna, i giochi fatti di niente con quello che si trovava a disposizione (rami per rudimentali archi e frecce, ghiande, spighe, ecc.) e la casetta di ginestre. Anzi le casette: una, interamente ricoperta di ginestre, appoggiata alla parete posteriore del canile (impossibile dimenticare la Lea e la sua cucciolata!). L’altra, più ambiziosa, era nata sugli rami più bassi di uno dei cedri del Libano che, insieme ai tigli, conferivano alla grande casa lo statuto di ‘villa’.

Il titolo? Due piccoli selvaggi (Two Little Savages). L’autore? Ernest Thomas Seton, naturalista inglese trapiantato nel Manitoba. Il ‘nonno’ degli scoutismo di cui con questo libro anticipa la fondazione voluta dal contemporaneo Robert Baden-Powell (2007).

E’ uno di quei libri che fanno bella mostra di sé in una delle nostre librerie. Ogni tanto cambiano posto, a seconda dei interessi prevalenti in un determinato momento.

Questa volta incappo nel titolo mentre sto catalogando i classici per la prossima apertura del nuovo spazio multifunzionale (teatro, libreria, bistrot) di Caffeina, il Teatro Caffeina, sulla base della loro reperibilità.

Proprio in questo modo scopro di avere tra le mani l’unica edizione italiana del testo che inaugura lo scoutismo, pubblicato per la prima volta nel 1903, introvabile in commercio come tutti gli altri – moltissimi – libri del naturalista (ma basta andare su sito inglese di Amazon o su quello dell’editrice londinese Forgotten Books per trovarne moltissimi).

Dal momento che mi piace ragionare sulla storia a partire dalle piccole cose, il pensiero corre al nonno che nel 1903 aveva 17 anni e che trascorreva il tempo nello stesso luogo e con le stesse cose con cui ho giocato io con fratelli e cugini, mentre l’autore di anni ne aveva 43, dalla natia Scozia si era trasferito in Canada e poi negli USA e racconta in Two little savages la cronistoria di una lunga avventura in campagna e nei boschi, dedicata a sperimentare il modello di vita dei nativi americani.

Insomma, devo necessariamente rileggerlo e, rileggendolo, vi trovo numerosissimi riferimenti alle piante e, in particolare, alle piante tintorie.

E’ a questo punto che scatta la seconda molla: quella della curiosità e dell’attenzione di No Serial Number Italia per i colori naturali!

Mentre mi appunto si un foglietto i passi più interessanti, esamino alcuni degli articoli dedicati ai colori. Sono tantissimi, ma tra i tanti mi piace ricordare quello di Sandro Nonnoi dedicato al colore viola, quello dedicato ai colori naturali e vegetali di Marco Fantuzzi o ancora quello dedicato ai colori naturali nella gastronomia di Nausicaa Frusi, pasticcera (e non solo).

Il caso vuole che, proprio, mentre sto facendo questa ricognizione il vasto mondo dei media mi metta in contatto con un piccolo manuale dedicato alla tintura realizzato da una textile artist portoghese, Guida Fonseca, alla quale chiedo prontamente l’amicizia sperando di dedicarle presto uno spazio.

Apparentemente, sarà pubblicato e messo in vendita: già so che non potrò resistergli.

Perché i libri sono come le ciliegie: uno tira l’altro! Anzi, peggio: uno ne tira molti altri, inevitabilmente. Basta cominciare e non si smette più!

Per concludere vi propongo un passaggio di Due piccoli selvaggi, tutto dedicato alle piante tintorie, chissà che non vi venga voglia di cercarne una copia e leggerlo o rileggerlo. E’ un dialogo tra uno dei due ragazzi protagonisti del racconto e una vecchia signora (‘nonna’) che sa tutto di piante:

“Che cosa (gli indiani, ndr.) usano per tingere di giallo gli aculei di porcospino con i quali facevano le perline? Voglio dire prima che cominciassero a comprare i colori nei negozi?”

“Certo, c’è un bel fiore giallo che cresce d’autunno nei campi e lungo le staccionate. Io lo chiamo erba gialla, ma certa gente lo chiama solidago. Fanno bollire le spighe nell’acqua con questo fiore. Guarda, quella lana è tinta a quel modo!”

“E il rosso?” chiese Yan.

“Bene, un bel rosso non ce l’hanno. Fanno una specie di rosso col succo della bacche bollito, e una volta ho visto un rosso molto bello fatto da una vecchia squaw bollendo gli aculei prima un po’ nel giallo e poi un po’ nel rosso”.

“Quali sono le bacche migliori, nonna?”

Be’, non quelle rosse come potresti pensare. Si può fare con i lamponi, le sorbe e un sacco di altre frutta, e il ribes nero è più rosso di quello rosso, ma le bacche della squaw sono le meglio”.

 

“Come sono?”

“Adesso ti faccio vedere”, e cominciarono a girare attorno alla baracca in vana ricerca. “E’ troppo presto,” disse la nonna, “ma ce n’è quante se ne vuole in agosto e fanno il più bel rosso che c’è. E poi ci sono le bacche dell’inchiostro (Lithospermum) che in autunno fanno delle frutta così rosse da sembrare quasi nere e con quelle si può fare il rosso più bello”.

 

TESTO: Rosa Rossi – No Serial Number

FOTO: gli autori degli articoli citati.


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3 pensieri riguardo “Un libro, una storia, tanti colori

  1. Qualora fosse possibile potrei avere una copia di Saber Fazer; um pequeno manual de Tinturaria? Ditemi quanto costa.

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