Un lavoro (quasi) dimenticato, sulle rive del lago!

Fine anno e inizio anno in libreria, quest’anno!

Ma c’è il tempo per una breve fuga: un paio di ore di relax per distogliere la mente dai libri e ritornare tra i libri.

Me le impongo, scegliendo di proposito luoghi noti dove non tornavo da anni (troppi, per confessare quanti!)

E’ toccato alla faggeta del monte Cimino (oggi Tenuta Sant’Egidio), a Villa Lante, alla spiaggia di Montalto in una giornata talmente ventosa da rendere necessario una nuova fuga!

Per la fine dell’anno, ho optato per il Lago di Bolsena, dalla prospettiva del Borgo dei Pescatori, a Marta.

L’immagine lontana, stampata in mente, è quella di una passeggiata nel borgo, di una sosta per scattare alcune foto lungo la spiaggia, per immortalare le isole (con in mente i versi del nonno Filippo – autore viterbese con molti titoli al suo attivo di cui recentemente sono stati pubblicati i ricordi di guerra, Ospedale da campo, per i tipi della Casa Editrice Rubbettino e la collaborazione di Caffeina) e di un’altra in un punto dove una fila di donne lavava i panni al fiume. Le foto le scattava Elia con la ‘nostra’ prima macchina fotografica (una per noi preziosissima Minolta usata).

Oggi, scattare le foto è un atto tanto naturale – basta un cellulare – che spesso diventano ‘usa e getta’. Capita tuttavia di riuscire a cogliere qualche immagine ‘d’altri tempi’  (Elia, naturalmente, le scatta con la sua attuale macchina fotografica, per il nostro archivio).

Mentre passeggiamo lungo la spiaggia, tra le barche in secco, incontriamo un pescatore intento al lavoro sulle reti appese tra un albero e un altro.

Mentre lavora, una paesana gli racconta qualcosa a proposito di fatti locali che evidentemente hanno turbato non poco la tranquillità del borgo.

Nonostante tutto, mi avvicino, attirata dalla pazienza con cui ascolta, rispondendo a monosillabi e continuando il suo lavoro.

Sono curiosa di osservare da vicino quello che sta facendo: sta riparando le reti, un punto dopo l’altro, con maestria. La ‘crocella’, ossia lo strumento su cui è avvolto il filo e con il quale lo fa passare nel punto preciso della rete da riprendere per formare il nuovo ‘anello’.  Non conosco i termini tecnici di questo lavoro, assimilabile per certi aspetti a un lavoro all’uncinetto, punto dopo punto, su una catenella lunga metri e metri, appesa tra un albero e l’altro per essere pronto nella stagione giusta per riprendere la pesca all’anguilla.

Siamo rimasti con il pescatore – al nostro arrivo la signora ha salutato e se ne è andata – ad osservare il procedere del lavoro mentre ci racconta di un  lavoro ormai di pochi, soprattutto anziani, dei cambiamenti in atto (i galleggianti non sono più di sughero come era una volta ma di una plastica particolare).

L’abilità con cui riprende una maglia dopo l’altra è incredibile e si percepisce nelle sue parole l’orgoglio di appartenere a una minoranza, destinata ad assottigliarsi in pochi anni.

Lo salutiamo, scusandoci per averlo distratto dalla precedente conversazione, e lui, prontamente: “Grazie a voi e buon anno! Non immaginate che favore mi avete fatto: dalle otto mi ripeteva le stesse cose!”. E’ mezzogiorno in punto quando ci allontaniamo per tornare in libreria: piccole storie di vita di paese!

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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