Un itinerario architettonico

Una delle caratteristiche del territorio abruzzese è la presenza di numerosi e diversi luoghi di fede, molti dei quali espressione della regola e del monachesimo benedettino.

Chiese, abbazie, eremi, monasteri e conventi si susseguono da un paese all’altro, testimoniando vicende storiche, religiose, architettoniche e artistiche, locali o di interesse per l’intera penisola. 

Molte di queste presenze sono espressione di un legame profondo tra fede e territorio (gli eremi, ad esempio, nati in luoghi quasi inaccessibili tra le montagne, raggiungibili anche oggi, in molti casi, soltanto a piedi). 

Alcune strutture, come le chiese tratturali, sono espressione di un legame profondo tra l’attività prevalente nel territorio – la pastorizia – e l’annuale transumanza, di cui abbiamo avuto modo di parlare, descrivendo una delle piacevoli passeggiate nella piana. 

La maggior parte delle strutture religiose che risalgono ai tempi più antichi (dall’VIII secolo in poi, a volte evoluzione di precedenti strutture di epoca romana) testimoniano l’adeguamento dell’originaria architettura romanica al successivo gusto gotico e, con esso, delle trasformazioni che interessano il territorio in campo religioso e politico.

In molti casi, l’adeguamento più rilevante è stato quello di epoca barocca, intervenuto a modificare con decorazioni di gusto ricercato, l’originaria semplicità. Ciò in molti casi è avvenuto a seguito dei terremoti che si sono susseguiti a distanza di alcuni secoli l’uno dall’altro in una zona sismica (come gran parte del territorio italiano), e specialmente durante la ricostruzione successiva al terremoto del 1703.

Dietro ad ogni struttura ci sono storie interessanti, spesso intricate, non sempre di facile ricostruzione, storie di potere, storie di abbandono, a volte definitivo, ma anche storie di recupero nel rispetto della forma originaria.

 A pochissima distanza da Al borgo antico – Navelli, in due paesi limitrofi, esistono pregevoli esempi di strutture legate alle tradizioni benedettine, di cui avremo modo di parlare: Santa Maria Assunta e l’oratorio di San Pellegrino a Bominaco, e l’Abbazia di San Benedetto, unica struttura superstite del Monastero, a San Benedetto in Perillis.

Di un’altra, nel territorio di Capestrano – San Pietro ad oratorium -, abbiamo parlato nell’itinerario dedicato alla Valle del Tirino.

Questa settimana abbiamo voluto sperimentare il percorso Navelli – San Clemente a Casauria, la contrada di Castiglione in Casauria sede dell’omonima Abbazia benedettina: mezz’ora di macchina, percorrendo la SS 153 fino all’imbocco della SS5 Tiburtina sulla quale si procede fino a raggiungere San Clemente il cui sito è aperto tutti i giorni fino alle 13,30. 

Il parcheggio è proprio di fronte all’entrata che si apre sul muto di cinta, introducendo in un mondo distantissimo dalla circostante attualità, complice il silenzio e un giardino molto curato – quasi parco – con grandi alberi e tanti fiori: tigli, un magnifico glicine, abeti e un grande albero di Giuda (Cercis siliquastrum, che, ormai sfiorito, abbiamo fatto fatica a riconoscere) e tante rose.

Già dall’esterno l’abbazia si segnala per la facciata con il portico e il magnifico portale istoriato. Una volta all’interno, a tre navate, colpisce l’ambiente completamente libero di arredi che mette in assoluto rilievo tutti gli elementi architettonici – ambone, ciborio, cero pasquale – in cui i più esperti possono riconoscere gli elementi gotici e cistercensi sull’impianto romanico. 

Assolutamente da non perdere, la visita alla cripta, dove sostare un po’ per abituare la vista all’oscurità!

Completamente abbandonata nel 1865 a seguito della legge che aboliva gli ordini monastici, l’abbazia è dichiarata ‘monumento’ nel 1894, soprattutto per interesse di Pier Luigi Calore e, sulla sua scorta, di Gabriele D’Annunzio. Del lavoro di Calore si ha una preziosa testimonianza nell’Antiquarium adiacente l’Abbazia, dove si trovano esposti reperti di epoca romana provenienti dai dintorni. Oggi l’Abbazia fa parte del Polo Museale d’Abruzzo.

Alla fine della visita, abbiamo voluto fare una deviazione: l’amica Valeria Belli ci ha infatti invitato nel suo rifugio estivo, lontano dal caldo, tra le contrade, il verde, la tranquillità dei colli che si affacciano sulla Majella. Un luogo speciale che accoglie per la stagione estiva uno dei suoi telai per lavorare al fresco di un ambiente dai muri di pietra, dove anche nelle giornate più calde è opportuno avere qualcosa sulle spalle. 

La raggiungiamo in mezz’ora, imboccando la SP 66, attraversando Bolognano e San Tommaso, imboccando la via che porta alla Contrada Riga che, costeggiando la Riserva Statale Piana Grande della Majelletta, arriva a Decontra, frazione di Caramanico Terme. 

Considerate questa deviazione un’anticipazione su un prossimo itinerario: luoghi e cose da vedere in questi paraggi, dalla Chiesa romanica intitolata a San Tommaso Becket – nel paese all’omonimo di San Tommaso – agli straordinari scorci paesaggistici, non mancano. 

Noi ne abbiamo approfittato per una ricognizione delle novità a cui Valeria – tessitrice esperta, sempre in bilico tra la sua formazione innovativa e la riscoperta e la rielaborazione delle tradizioni locali (ne parleremo presto in altro luogo!) – sta lavorando.

E proprio su proposta di Valeria, siamo andati a conoscere Marisa, che gestisce con un entusiasmo senza pari l’Agriturismo Pietrantica. 

Ne siamo tornati con una provvista di pasta di grano solina, uno dei grani antichi tipici della zona, e con il libro al quale Paolo Sanelli – nonno ‘Paolino’ – ha affidato la sua sapienza e i suoi ricordi di pastore contadino della Majella, I miei sogni sono stati tutti sulla Maiella (Ed. Menabò, in collaborazione con Marco Manilla). 

Una lettura da cui si esce arricchiti!

 

TESTO: Rosa Rossi

FOTO: Elia Palange – Rosa Rossi


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