Un fiore, una spezia, un colore

È quasi tempo di raccolto. Nei prossimi giorni il crocus sativus comincerà ad affacciarsi dal terreno, lungo le file ordinate che ogni agosto vengono preparate per mettere a dimora i bulbi in vista della nuova stagione vegetativa. 

Ad agosto nella piana di Navelli è facile vedere le persone al lavoro lungo i solchi per la sistemazione dei bulbi. In questo periodo, la mattina all’alba, le stesse persone si recano nei campi per scrutare la situazione e raccogliere i fiori.

Per quindici / venti giorni si ripete questo rito che si conclude in casa per la sfioratura.

Poi, nei pressi delle case, si vedono i mucchi – piccoli o grandi, secondo le giornate – con gli scarti (tutto il fiore tranne i tre stimmi rossi, ossia lo zafferano). Un tempo si separavano anche i tre stami gialli usati per il colore giallo in pittura e nella tintura dei tessuti . 

Oggi, con il diffondersi dell’idea di recupero e di economia circolare, si stanno riscoprendo le pratiche legate all’uso dei colori vegetali, basate sulla sperimentazione e la ripresa delle tradizioni. Le piante – radici, fiori, foglie, cortecce – sono di nuovo al centro dell’interesse di quanti scelgono di dedicarsi alla tintura naturale. 

Perché non sperimentare anche gli scarti di crocus sativus? 

La prima volta che ho visto alcune matasse di lana tinta con questi scarti sono rimasta incantata dalla particolare tonalità di verde.

Era il 2015 ed era una delle prime volte che visitavo il laboratorio di Michela (Rosso si Robbia) che, in un primo momento, non mi ha voluto rivelare di che scarti vegetali si trattasse. Era il primo esperimento e non aveva idea della stabilità del colore.

Ho voluto rischiare e ne ho ricavato un twin set (chi si ricorda il twin set? I maglioncini abbinati, sopra e sotto che, un tempo, erano la base del guardaroba per ogni signora, perfette per le ‘mezze stagioni’.  Sicuramente demodé ma, dal mio punto di vista, perfettamente in linea con la sperimentazione di Michela, con il colore ottenuto e con i miei anni).

Poi ne abbiamo riparlato e ho finalmente scoperto che quella particolare tonalità era il risultato di un bagno negli scarti dello zafferano. 

Da allora il mio twin set è ancora come nuovo e, come le signore di una volta, lo uso specialmente nelle le mezze stagioni (abitare o 850 slm e ai piedi del Gran Sasso rende indispensabile il maglioncino sulle spalle quasi ad ogni ora del giorno!)

C’è da dire che i dubbi sulla stabilità del colore che avevano consigliato a Michela il riserbo sul materiale vegetale utilizzato non erano infondate. 

Se siete curiosi, osservate le foto che vedete nell’articolo dedicato a suo tempo a questa sperimentazione e quelle che ho scattato ieri. Indubbiamente appare ‘scolorito’, un po’ virato verso il giallo. 

È questa la differenza tra il colore sintetico e quello naturale. Il primo è perfettamente solido e stabile. Il secondo si modifica impercettibilmente nel tempo, con i lavaggi o anche semplicemente alla luce. 

Quanti capi di produzione industriale sopravvivono a quattro anni di uso e di lavaggi e si trovano ancora nel guardaroba?

Il twin set ‘color scarti di zafferano’ è ancora in uso e ieri mattina partendo da Navelli alla scoperta del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (a Camaldoli, 815 slm!) ho pensato che sarebbe stato perfetto!

P.S. Quest’anno ho chiesto alle amiche di Navelli di conservare gli scarti della sfioratura. È arrivato il momento di provare a tingere almeno una matassa di lana e magari anche uno scampolo di tessuto. 

TESTO: Rosa Rossi 

FOTO: Rosa Rossi – Elia Palange


Sei un artista o un artigiano o semplicemente ti occupi di sostenibilità e di realtà sostenibili? Vuoi che No Serial Number Italia dedichi uno spazio alla tua attività? Vuoi sottoporre a No Serial Number Italia un articolo? Scrivi a noserialnumberitaly@gmail.com

Puoi contattarci via Facebook e Instagram

Un pensiero riguardo “Un fiore, una spezia, un colore

I commenti sono chiusi.