Un filo per dipingere. I mille colori di Van Gogh

Riprodurre un quadro di Van Gogh usando delle stoffe.

Può sembrare un’idea assurda e irrealizzabile ed è esattamente ciò che alcune signore di Rivalta (TO) hanno pensato subito quando la loro maestra, Ornella Marelli Gallo, glielo ha proposto.

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Tutti conosciamo fin troppo bene il destino triste e squattrinato del pittore fiammingo, la cui sorte gli ha voluto giocare un brutto tiro relegandolo in vita tra i più sconosciuti ed emarginati pittori dell’Ottocento e costringendolo ad anni di sofferenze e frustrazioni personali e professionali che lo hanno poi condotto al suicidio, ed osannandolo invece da morto. I suoi quadri sono oggi talmente apprezzati da valere milioni e milioni di euro ed essere, come successo proprio qualche giorno fa, addirittura ritrovati tra la refurtiva sequestrata ai camorristi.

Perché Vincent è sempre Vincent e riesce ad affascinare tutti! Le riproduzioni dei suoi quadri, carichi di pennellate colorate, di curve e di linee ondulate non si contano più, le trovi dal dentista, al bar, sulle pubblicità, un po’ ovunque. Ma non mi era mai capitato di vederne di così belle e di restare per lungo tempo ad ammirarle nei loro spettacolari dettagli.

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E’ successo il 24 settembre, nel contesto della manifestazione Filo lungo filo, un nodo si farà a Collegno (Torino) dove erano esposte quattro differenti mostre nella vecchia scuola del Villaggio Leumann, organizzate nell’ambito della manifestazione organizzata dall’Associazione Amici della Scuola Leumann.

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In quella sala erano appesi quindici riproduzioni dei più celebri quadri di Van Gogh, dal celebre Autoritratto alla Notte stellata, dalla Natura morta con girasoli fino alla Terrazza del caffè la sera, tutte elaborate però senza l’uso del pennello né di matite né di pennarelli, bensì utilizzando il patchwork. Come spiega chiaramente l’etimologia della parola inglese, (patch = toppa, work = lavoro), si tratta di una tecnica che realizza un lavoro con ritagli di tessuti cuciti insieme.

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Nel caso dei quindici arazzi della mostra, la maestra Ornella, che da anni tiene un corso di arte tessile a Rivalta Riva, ha voluto far cimentare le sue allieve, all’inizio preoccupatissime, nel patchwork creativo. Titubanti, hanno cominciato a realizzare gli arazzi, appassionandosi di giorno in giorno a questa tecnica affascinante e riuscendo a creare delle vere e proprie opere d’arte.

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Ornella, entusiasta dei risultati ottenuti, ci ha spiegato i vari passaggi del lavoro. “Si parte ricalcando a matita su un foglio i tratti principali di una fotocopia del quadro prescelto. Poi si tagliano migliaia di piccoli rettangoli di stoffe di tutti i colori presenti nel quadro, con tante sfumature diverse. Uno ad uno, si incollano i pezzi e, una volta attaccati tutti, si passa sotto la macchina da cucire che garantisce l’effetto pennellata.”

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Effetto pennellata che noi confermiamo in pieno: quelle linee create dal filo della macchina da cucire, effettivamente, garantiscono all’arazzo questo sconvolgente effetto di pittura.

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Complimenti a tutte le allieve del corso e, ovviamente, alla loro maestra Ornella!

Testo e Foto: Eletta Revelli


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