La spiaggia, un ambiente di frontiera tra mare e terra

Le spiagge, in estate, sono l’oggetto di desiderio di migliaia di persone e un luogo affollato anzi, spesso, sovraffollato. I turisti si si stendono su asciugamani o lettini, i più volonterosi piantano un ombrellone nella sabbia. Il resto del tempo lo passano tra sole, bagni e divertimenti vari. Pochi, anzi, pochissimi si rendono davvero conto della magia di questi luoghi, veri e propri ambienti di frontiera tra il mondo marino e quello terrestre.

In Sardegna, Sandro Nonnoi organizza, in collaborazione con il campeggio Capo Ferrato (Costa Rei, Cagliari), camminate sulla sabbia per svelare i retroscena di questo affascinante habitat e scoprire l’universo vegetale che ha fatto dell’ambiente costiero sabbioso il proprio mondo.

I partecipanti si incontrano, prima, davanti allo schermo di un computer dove Sandro mostra immagini e fornisce le prime spiegazioni su quelli che, in gergo tecnico, si chiamano i “complessi dunali costieri”. Poi si tolgono le scarpe per lasciare le proprie impronte sulle dune esplorando ed apprezzando con la vista, il tatto e l’olfatto un ambiente spesso considerato banale, privo di interesse. Grazie a queste passeggiate, si scopre così che si tratta di preconcetti tanto errati che “il paesaggio, durante la passeggiata, assume una fisionomia precisa mentre per anni era passato totalmente inosservato. Quello che sino a quel momento era considerata un’informe distesa renosa si trasforma in un’oasi florida” come racconta Sandro.

Le parole di Sandro per definire l’ambiente che si va precisando agli occhi dei partecipanti sono perfettamente centrate: una vera e propria oasi dove spiccano alcune forme vegetali fondamentali per la creazione e il mantenimento di quelle dinamiche paesaggistiche.

Immaginiamo ora di camminare mano nella mano di Sandro, durante una delle sue uscite naturalistiche, e di guardare le piante che incontriamo nel nostro viaggio. Partendo dal bagnasciuga, troveremo subito la santolina della spiaggia (Otanthus maritimus), in dialetto erba de bremis, con foglie ricoperte di peli setolosi e con un apparato radicale molto sviluppato che la àncora saldamente al substrato sabbioso consolidandone, al tempo stesso, la struttura.

C’è poi l’ammophila (Amophilla arenaria) con i suoi cespugli rigogliosi e alti che contribuiscono a rinsaldare ed elevare la duna grazie alle sue lunghe radici.

Segue la crucianella (Crucianella maritima), un vegetale colonizzatore degli spazi retrostanti le dune che condivide il territorio con i ginepri dai tronchi nodosi e contorti.

La camminata prosegue a caccia di altri vegetali di frontiera il cui primato spetta alla posidonia (Poseidonia oceanica), una vera e propria pianta, endemica del Mediterraneo. E’ proprio una pianta, non un’alga come viene sempre erroneamente considerata dai più solo perché si trova in mare; endemica, per giunta, quindi tipica e unica del Mare Nostrum. Si tratta di una pianta con foglie lunghe e piatte, rizomi così potenti da contrastare i continui moti ondosi, fiori e frutti (detti le olive di mare). Ha un ruolo fondamentale nell’ambiente costiero: le praterie di posidonia, ecosistemi fantastici, ospitano decine e decine di specie animali diverse e si sviluppano parallele alla linea di costa con la funzione di smorzare la forza dei marosi e ridistribuire la sabbia. Onde e correnti muovono le foglie a un ritmo continuo e ne strappano pezzi e filamenti che si aggregano a formare le egagropili, ossia quelle ‘palle’ marroni, un po’ pelose che si trovano in inverno sulle spiagge diventando materiale organico in decomposizione, nutrimento per numerosi detritivori, ossia gli organismi che basano il loro sostentamento sui detriti.

Oltre a queste palline, sulle spiagge si trovano anche masse di foglie morte e sminuzzate dal mare, un altro habitat molto importante, noto con il nome di banquette, spesso considerato fastidioso da chi frequenta le spiagge in inverno e ignora l’importanza di questa pianta che ha un piede a terra e un altro in mare. Chi ha pensato bene di eliminare – a fini ‘turistici’ – queste comunità di Posidonia, colpevoli di “sporcare” la spiaggia antistante con la banquette e le egagropili, si è visto mangiare dalle onde le spiagge stesse, letteralmente …

La camminata termina in una piccola baia sulle cui rocce alcuni vegetali coraggiosi sono riusciti a creare la loro dimora: piccoli bonsai come il Limonium, il finocchio di mare (Crithmum maritimum) e il celebre elicriso, in Sardegna conosciuto come l’erba di Santa Maria. Dice infatti la leggenda che il forte profumo di questo fiore venga dalle vesti della Madonna che le aveva appoggiate un giorno sopra a queste piante.

Tutte queste specie vegetali “fra formazioni rocciose, un susseguirsi di orizzonti ben definiti, mettono a nudo un ultramillenario processo di sedimentazione” che descrive la lentezza e la ciclicità della vita delle spiagge.

TESTO: Eletta Revelli da una testimonianza di Sandro Nonnoi

FOTO: Sandro Nonnoi


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Un pensiero riguardo “La spiaggia, un ambiente di frontiera tra mare e terra

  1. La santolina delle spiagge non rappresenta la specie vegetale guida della prima fascia vegetazionale.
    Il primo popolamento elementare è caratterizzato dal ravastrello Cakile marittima L.

    Il termine egagropili non il termine più appropriato in quanto semanticamente presuppone un ammasso peloso adeso da sostanze vischiose o mucillaginose. Nelle see ballen sono presenti nella porzione più interna dei veri e propri rimasugli di rizomi che facilitano la formazione delle palle di mare. Il crucianeletto è inoltre ben distinto dal ginepreto. Ha bisogno di una forte insolazione; necessità che il ginepro limiterebbe.
    Inoltre non possiamo considerarla un endemismo in quanto il suo areale è esteso a tutta l’area mediterranea e atlantica occidentale. Se dovessimo ragionare su tali estensioni . la maggior parte delle piante mediterranea risulterebbero endemiche; e ciò rischierebbe di creare una certa confusione. Il nome sardo è erba bianca.

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