‘Tutti al mare’, la Parada par Tucc a Como: un mare di creatività e solidarietà

E’ iniziato tutto al tavolo di un bar comasco durante una serata invernale. “Secondo voi è fattibile?” avevo chiesto trepidante a I-Guana, alias l’Uomo delle forchette, grande artigiano/artista dalle mani d’oro, e a Francesca Miscioscia, scenografa, illustratrice e pupazzara. Temevo una risposta negativa …

Erano appena uscite le indicazioni per la nuova edizione della Parada par Tucc, una manifestazione che ormai da nove anni colora di creatività e volontariato le vie della città murata, ossia il centro di Como.

Parada par tucc in dialetto lariano vuol dire ‘parata per tutti’, una sfilata, dunque, aperta a chiunque abbia voglia di socializzare, aggregarsi e condividere arte e creatività. Per alcuni mesi esperti di alcune arti – danza (dal flamenco allo swing al ballo afro fino alla break dance), giocoleria, trampoleria, fotografia, sartoria e chi più ne ha più ne metta – tengono gratuitamente dei laboratori per insegnare la loro arte a chiunque abbia voglia di sfilare in Parada. Durante i laboratori, i partecipanti imparano passi di ballo, una musica da suonare, oppure realizzano costumi e tanto altro, il tutto da mostrare a cittadini, simpatizzanti, curiosi e amici in un pomeriggio di giugno.

Quest’anno la Parada era fissata il 17 giugno e il tema – scelto di anno in anno durante le plenarie dell’associazione Par Tucc – era “Tutti al mare”, un argomento simpatico e leggero ma anche molto importante dal punto di vista ambientale. Vale sempre la pena puntare l’attenzione sul mare e sulle terribili condizioni in cui si ritrova.

 

Con un tema del genere, non potevo non partecipare con un mio laboratorio di maglia creativa. La mia idea era far sfilare un urban knitting per le vie della città. Normalmente queste installazioni (un genere di arte di strada nato negli Stati Uniti, diffusosi negli ultimi anni anche in Italia) sono applicate a muri decadenti, panchine, oggetti di arredo urbano per dare risalto a una zona degradata ma anche per aggregare le persone. Non è stato il primo urban knitting che ho organizzato ma questa volta ho voluto qualcosa di diverso: doveva essere itinerante. Non solo, l’eroe indiscusso dell’edizione 2017 è stato il mare e per me, biologa marina specializzata in cetacei, questo è stato un segnale: ho pensato di creare una megattera di maglia, una specie di balenottera che ho avuto modo di studiare durante una crociera di ricerca in Antartide.

“Secondo voi è fattibile?” avevo chiesto ai miei due compagni di avventura e loro prontamente avevano buttato le basi per realizzare questa balena, usando un carrello della spesa abbandonato che I-Guana aveva trovato in giro. Si poteva fare, allora!

Così due mesi fa ho fatto partire il laboratorio “Baleniamo” e, insieme ad altre cinque donne di età variabile tra i 20 ai 50 anni, abbiamo realizzato pezze di varie dimensioni usando filati in tutte le tonalità di blu e azzurro.

Durante le serate di lavoro insieme, come sempre accade con la maglia, si è parlato di tutto e di più ma è stata anche la prima volta in cui ho fatto una conferenza sui cetacei sferruzzando: volevo che le mie compagne di maglia conoscessero qualcosa di più scientifico sulle balene e sulle condizioni disastrose del loro habitat naturale dato che avrebbero poi dovuto accompagnarne una per tutta la sfilata.

Non bastava però accompagnarla: dovevamo essere più interattive con il nostro urban knitting e così siamo diventate un banco di Krille, ossia quei piccoli crostacei di cui si nutre la balenottera. Ho quindi pensato a un costume che potesse in modo artistico renderci simili al plancton e poterci muovere compatte intorno alla nostra megattera. Il banco di Krille si è poi ampliato perché ho coinvolto un gruppo di amici con cui, durante l’anno, ho seguito un corso di teatro. La nostra insegnante ci ha fatto lavorare molto sul concetto teatrale delle “sardine”, ossia un gruppo di persone che si muovono vicine e in sincronia. Il banco di Krille è arrivato a 14 persone e ha visto anche la partecipazione di alcuni rifugiati politici residenti a Como e provenienti da alcuni paesi dell’Africa.

Un modo per confermare che l’arte e il teatro sono un modo per aggregare e superare le barriere. Non a caso, la Parada di quest’anno è partita dal parco della stazione San Giovanni, luogo dove l’estate scorsa 400 migranti, respinti dalla dogana svizzera, si sono accampati.

Anche Francesca e I-Guana si sono messi all’opera e hanno realizzato la sagoma di balena che il gruppo di Urban knitters ha poi ricoperto con 50 pezze lunghe, 40 quadratini e altrettante pezze corte e strette, alcune delle quali create anche da donne che non hanno potuto partecipare fisicamente al laboratorio ma hanno voluto comunque collaborare. Alcuni quadratini sono arrivati addirittura da L’Aquila. Un gran lavoro, anche molto stancante perché, come sempre, i tempi erano molto stretti ma vederla nascere dal nulla è stato davvero entusiasmante.

I-Guana, che mi stupisce sempre di più per la sua bravura di artista, si è preso molto a cuore questo nuovo progetto: ci ha messo l’anima per trasformare il carrello della spesa in un mezzo che potesse muoversi su strada e mi ha commosso quando ha preso ago e filo e ha passato otto ore di un’afosissima domenica pomeriggio a cucire con me le pezze sulla balena. Ancora oggi è molto orgoglioso della gola della megattera, la parte che ha cucito …

In giro per la città, sono stati tantissimi i complimenti ricevuti dal pubblico, molti sono rimasti affascinati dal nostro lavoro e dal fatto che fosse stato totalmente realizzato a mano. La maglia, quindi, è sempre più intesa come mezzo di aggregazione, arte, solidarietà e volontariato.

E ora si pensa già al prossimo urban knitting!

Un ringraziamento speciale a tutti i partecipanti alla realizzazione della megattera e a Turi, della carrozzeria che ci ha ospitato durante i lavori.

TESTO : Eletta Revelli

FOTO: Eletta Revelli e Carlo Ferradini


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