Tra boschi, borghi e mare: un itinerario garganico

Questo articolo risale al 2016, all’indomani della visita al laboratorio bottega di Maria Voto. Avevamo concordato di incontrarci il 14 febbraio, festa del paese. Sono sicura di averlo pubblicato, a suo tempo. Qualche tempo fa me ne sono ricordata: l’ho cercato inutilmente nell’archivio del blog, con tutti i nomi possibili. Niente. Eppure mi ricordo chiaramente tutto di quella visita che dal laboratorio si è ampliata al paese e oltre, fino alla foresta umbra con Maria come guida preziosa. Ancora ho in mente l’orto / giardino dove è cresciuta con i nonni. E i ricordi dei nonni, si sa, sono ciò che accomuna le persone! Insomma alla fine, l’ho ritrovato nell’archivio del mio computer. Ed eccolo qui!

E’ metà febbraio, il tempo è incerto, anche se non freddo, e alcune mete, inconsuete, ci attirano: un albero, una foresta e alcuni telai. Mettendoci su queste tracce, arriviamo a Vico del Gargano. 

I telai di Maria Voto, la prima meta, ci accolgono nel laboratorio situato sul corso principale. E’ colmo di filati, tessuti, lavori finiti, lavori da finire, antichi capi di vestiario e tele recentissime che riproducono schemi tradizionali ottenuti per secoli sui telai presenti nelle case garganiche. Un mondo finito negli anni ’50 del secolo scorso di cui Maria Voto è divenuta testimone preziosa. Da soli meritano una visita. 

Dal cuore attuale del paese, Corso Umberto, definiamo il percorso, tenendo conto di un evento tradizionale che coincide con il nostro viaggio e che può diventare un momento di divertimento e di riflessione. La celebrazione di San Valentino, scelto come patrono di Vico del Gargano nel 1619, è una festività religiosa legata a questioni agricole e metereologiche: era necessario un santo capace di proteggere gli agrumeti – distese e distese di aranci e di limoni – che in questo periodo danno i loro frutti profumati e il cui raccolto è minacciato dalle gelate improvvise che caratterizzano il mese di febbraio. Oggi l’originario sostrato pagano – i riti propiziatori nella fase di passaggio tra inverno e primavera – è intriso di aspetti religiosi, folclorici e consumistici, caratteristico per gli addobbi a base di arance, limoni, alloro e mimosa, disposti lungo il percorso della processione. 

Per comprendere la realtà di questa manifestazione, ci addentriamo nel centro storico, molto ampio (e quasi disabitato) di Vico del Gargano, costituito da tre rioni: Terra, Civita e Casale.

Un dedalo di piccole strade dove sono ancora riconoscibili le caratteristiche architettoniche del borgo antico, simili e tuttavia peculiari dei borghi che costeggiano la penisola italiana ogni volta che sono arroccati su un colle: scale di pietra, porte di diverse fogge per le case e le stalle (con caratteristiche diverse per l’asino o la capra), archi, finestre di varie dimensioni, i camini delle cucine monacesche [cucina monacesca = piccolo vano aggettante rispetto all’edificio, separato dal resto dell’abitazione, costituito da un unico grande vano e caratterizzato da copertura a volta e piccole finestre ai lati del camino]. Il centro – la cui origine risale al XII sec. – è racchiuso da una cinta muraria, contraddistinta da un susseguirsi di torri, e da edifici importanti, civili e religiosi: il Palazzo e l’Orto del Conte, ancora visibili; la Chiesa Matrice, da cui il 14 febbraio parte la processione in onore del Santo protettore; il Castello Normanno-Svevo-Federiciano. Nei pressi del Castello si trova il Museo del Trappeto, ossia gli ambienti che ospitano un antico torchio in pietra per le olive, la cui origine risale al 1300.

Numerosissimi, secondo la consuetudine, gli edifici religiosi, tra i quali la Chiesa di Santa Maria Pura, il cui nome deriva dalla sorgente che nasce nei pressi. Da questo punto fino al momento di riprendere la strada di casa, Maria Voto si unisce a noi, indicandoci il percorso migliore. Arriviamo alla Chiesa da una strada panoramica affacciata su Vico e sul mare. Il caratteristico lavatoio, situato poco a valle della chiesa, dove in passato le donne venivano a lavare i panni, è circondato da magnifici platani, che invitano a tornare in stagioni diverse.

I platani di Santa Maria riportano al centro il nostro percorso naturalistico, sulle tracce di un albero maestoso: un leccio secolare (quercus ilex) situato davanti al Convento dei Cappuccini. Quando si arriva sul posto, l’effetto è assicurato: si tratta di un albero maestoso, in una posizione dominante, con una chioma di dimensioni spettacolari che ha raggiunto in passato anche i 50 m di diametro. Anche il lecceto nei pressi, affacciato verso il mare con, in lontananza, oltre la distesa grigioverde degli ulivi, la sagoma di Peschici, è uno spettacolo indimenticabile. 

La prossima tappa non può che essere la Foresta Umbra.

A pochi chilometri di distanza dal paese, mentre ci lasciamo alle spalle gli ulivi, ci addentriamo nella faggeta (a proposito sono reduce dalla lettura di La saggezza del bosco di Peter Wohlleben: il libro giusto per leggere di boschi, foreste e faggi, tanti tantissimi faggi1!): gli alberi spogli, molti tronchi ricoperti di tenacissima edera, qua e là alcune grandi piante di agrifoglio, il sottobosco coperto da un tappeto di foglie dal caratteristico marrone bruciato dove si affacciano i bucaneve, le foglie dei ciclamini (ancora presto per i fiori), i primi crochi.

Non c’è dubbio, la primavera sta arrivando. Osservando la densità degli alberi fitti, ai cui piedi pascolano i daini, si comprende il senso del nome (umbra = ombrosa). Immaginiamo come doveva essere nei tempi antichi quando ricopriva fittamente tutto il promontorio. Ancora oggi ha un’estensione vastissima, nel territorio di cinque comuni: Vico del Gargano, Monte Sant’Angelo, Carpino, Vieste, Peschici.

Il Gargano è caratterizzato dalla facilità nel passare dal livello del mare ai circa 770, nei punti più alti, e dall’abbinamento che solo la natura sa fare di blu (le infinite gamme di colore del mare, passando dall’azzurro al verde al blu) e verde (le infinite gamme del verde degli alberi che caratterizzano la zona, fino ai faggi, nella parte più elevata della Foresta). Verdi e blu che, scendendo verso Peschici, verso Rodi Garganico e il Lago di Varano, sono punteggiati in questo periodo dell’anno dall’arancio e dal giallo di arance, limoni e mimose.

Si va via con la voglia di tornare e con l’impressione, nonostante la presenza dell’operare umano sia a volte ingombrante, che la natura da queste parti sia ancora protagonista.

TESTO: Rosa Rossi

FOTO: Elia Palange


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