Tingere con le cortecce (Quercus cerris)

I miei esperimenti di tintura hanno tempi molto lunghi. 

Dall’idea alla sua concretizzazione possono passare mesi. 

Ho due bagni di mordenzatura – quello classico a base di allume di rocca e soda solvay e un bagno ferroso – sempre pronti (all’occorrenza li integro!), per non sprecare l’acqua. E anche tanti scampoli – più o meno grandi ma anche piccolissimi, destinati alle sperimentazioni. 

I materiali che uso di volta in volta per tingere provengono, solitamente, dal giardino o dalle passeggiate. 

Durante l’anno scorso ho sperimentato con foglie di frassino, mallo di noce, bucce di melagrane, boccioli di papavero, foglie di ulivo.

Sono soddisfatta dei risultati ma non della loro archiviazione. Quest’anno mi riprometto di essere più sistematica, sempre usando quello che ho a disposizione in giardino e nei luoghi delle nostre passeggiate. 

Solo in casi indispensabili, si tratta di materiale acquistato, in questo caso legna da ardere.  Sono 15 anni che usiamo il camino nelle giornate invernali (a 850 m, ai piedi del Gran Sasso, è indispensabile!).  Dopo il primo carico, quest’anno si è reso necessario il secondo. Abbiamo esaurito tutto quello che produciamo (potature stagionali e legno di alberi che si sono seccati naturalmente o che abbiamo trovato già secchi). 

Il carico – legno di cerro (Quercus cerris) proveniente dai boschi della Sabina – è arrivato il venerdì: abbiamo impiegato due giornate a trasferirlo e sistemarlo (un paese arroccato su un colle ha una caratteristica fondamentale: le scale, dovunque, dentro e fuori casa, e di qualsiasi tipo). Ci siamo aiutati con un grande cesto, ricordo della campagna dei nonni. Ha resistito fino alla fine. Ma abbiamo deciso di mandarlo in pensione  sostituendolo con due magnifici ed enormi cesti di Nico Solimano.

Mentre trasportavamo la legna, pensavo al cerro, la quercia tipica della zona dove sono nata, la Tuscia e alla piantina in vaso, un dono di mia cugina, che spero di riuscire a piantare in giardino.

Pensavo alle foglie (perfette per gli esperimenti eco print), alle ghiande e alle loro particolari cupole. E intanto osservavo i pezzi di corteccia che rimanevano a terra. Così, ho cominciato ad accantonarli. 

In quel momento è nata l’idea di sperimentare un bagno di tintura con le cortecce di cerro.

Durante il mesi di gennaio appena trascorso – decisamente mite, troppo!, e secco – ho preparato il bagno lasciando a mollo le cortecce per alcuni giorni e, infine, portandole a ebollizione per circa un’ora. Una volta raffreddato, ho immerso nel bagno alcuni campioni di tessuto precedentemente mordenzati (un ritaglio di tessuto a telaio in canapa e uno di leggero tessuto di cotone). 

Successivamente, nello stesso bagno, ho immerso una matassa di lana appenninica di Lana Viva. 

Infine, un ritaglio di sisal, un ritaglio proveniente da un vecchio sacco in juta e alcuni campioni realizzati con un filato di juta acquistato da Campolmi (storico negozio di Firenze). 

Ogni volta ho lasciato agire il bagno per un paio di giorni per poi mettere la pentola sul fuoco, portandola lentamente quasi ad ebollizione e lasciandola sul fuoco per circa un’ora, al minimo. 

Dopo questo periodo sul fuoco, ho fatto raffreddare e lasciato a mollo fino al giorno successivo. 

Infine, ho steso all’aria i campioni. 

Il colore ottenuto è una sfumatura di marrone chiara e molto calda. Il risultato migliore, prevedibilmente, è quello ottenuto sulla matassa di lana. 

Ma anche il sisal (un materiale naturale che usa Silvia Ronconi per i suoi cappelli estivi) si presta molto bene ad essere tinto. Lo avevo già sperimentato in un bagno di mallo di noce.

Ho conservato il bagno di cortecce di cerro. Riproverò con campioni di tessuti mordenzati in un bagno ferroso!

POST SCRIPTUM: a proposito dell’andamento stagionale. In realtà, durante questo mese di gennaio, il consumo per il riscaldamento è stato decisamente inferiore a quello di anni passati. Un segnale dei tempi e motivo di riflessione.

TESTO E FOTO: Rosa Rossi

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