Tessitura, filatura, tintura … antiche di millenni eppure attuali!

Quello che segue è solo un promemoria per un articolo in fieri.

Lo pubblico così, dedicandolo alle tessitrici che ho già incontrato, a quelle che conosco solo virtualmente e a quelle che spero di incontrare nel percorso di ricerca di storie e realtà No Serial Number.

Lo pubblico così per alcuni motivi:

  • perché il mondo della tessitura oggi è una forma di resistenza – coraggiosa, controcorrente, ramificata (in Italia e nel mondo), soprattutto femminile ma non solo – al prodotto industriale, ai tessuti sintetici, al lavoro delocalizzato con tutte le problematiche che ne conseguono;
  • perché occuparmi di testi classici è stato il mio lavoro per tutta la vita lavorativa e l’ho sempre fatto cercando e trovando motivazione per leggerli a studenti tutti incentrati sul presente e sul futuro, con convinzione e con passione, riuscendoci in alcuni casi, fallendo miseramente in tanti altri;
  • perché i poemi omerici – e l’Odissea in particolare – sono anche una sorta di enciclopedia dell’artigianato e, in quanto tale, è valida ancora oggi!
  • perché da Omero in poi, fino ad oggi, i testi letterari, sono anche lo specchio della vita quotidiana, della cultura materiale e non vanno dimenticati.

Chi sono le protagoniste dei versi che seguono?

Nell’ordine: Elena, Calipso, le ancelle dei Feaci (e di Nausicaa!), Circe, Penelope.

Un campionario di figure femminili di tutto rispetto del quale si è parlato, si parla e si continuerà a parlare in futuro: cambiano le mode, i costumi … ma i modelli di comportamento si ripetono, in tutte le loro multiformi sfaccettature.

le donò una conocchia d’oro e il cesto d’argento

fornito di ruote e sopra gli orli erano intarsiati d’oro.

Questo, pieno zeppo di filato ben ritorto le portò

l’ancella Filò e le mise accanto; e su di esso

la conocchia stava distesa con la lana di un viola cupo.

Odissea, IV, 131-135

Il fuoco ardeva sul focolare, un grande fuoco, e lontano

per l’isola arrivava il profumo di fissile cedro

e di tuia, che bruciavano: Dentro cantava con la sua voce bella

e con l’aurea spola percorrendo il telaio, ella tesseva …

Odissea, V, 59-62

… alcune alle mole macinano biondo frumento,

altre tessono tele e fanno girare i fusi …

Odissea, VII, 104-105

 

Si fermarono alle porte della dea dai riccioli belli:

Udivano Circe che con bella voce all’interno cantava,

impegnata in una tela grande immortale, come sono

i lavori delle dèe, delicati e belli e splendidi.

Odissea, X, 220-223

Per prima cosa, un dio mi ha ispirato nell’animo

di impiantare nella mia casa un grande telaio e di tessere,

un tessuto sottile e smisurato.

Odissea, XIX 138-140

 

E allora, durante il giorno tessevo la grande tela

Ma la notte, sistemate accanto le torce, la disfacevo.

Odissea XIX 149-150

Nel titolo ho inserito anche la tintura, volutamente. Perché, dove si parla di un filato colorato, il colore è una tonalità scura di viola. In greco antico ἰοδνεφής ‘viola scuro’.

E’ un aggettivo composto da due sostantivi (ϝ)ἴον ‘viola’ (il fiore) e δνόφος ‘oscurità’, ossia uno di quegli innumerevoli termini del greco antico che mi hanno permesso di parlare di legami, derivazioni, trasformazioni ed eredità tra le lingue, incuriosendo tanti e, con ogni probabilità, annoiando tanti altri.

Oggi con questa notazione coloristica chiamo in causa anche chi si occupa di tintura vegetale e che lo fa in modo consapevole, contrastando la chimica di sintesi a vantaggio di una chimica naturale …

Da quello che so, il viola si ottiene dal legno campeggio (Haematoxylum campechianum, originario dell’America centrale). Impossibile dunque, ai tempi di Omero!

Chi sa da cosa ottenessero il viola scuro dei filati offerti in regalo a Elena?

TESTO E FOTO: ROSA ROSSI – ELETTA REVELLI – CASA LUSSU


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7 pensieri riguardo “Tessitura, filatura, tintura … antiche di millenni eppure attuali!

  1. Il viola, colore dai molteplici significati, nel corso dei secoli è stato considerato alla stregua di una variante del blu o addirittura assimilato al nero.
    Per gli antichi egizi Il nero rappresenta l’indistinto primordiale, ordinato in seguito in un sistema coerente, rappresentato dal nostro universo. Un “colore” che contiene una potenzialità generatrice come descrivono i Sumeri che identificano con il nero o viola le profondità abissali.
    Le acque originarie ‘fons et origo’, primordiale supporto ad ogni atto creativo, simboleggiano con le loro plumbee tonalità la fecondità (Iliade nei miti e nelle cosmogonie).
    Nel capitolo LXIV del LIBRO DEI MORTI. Osiride, una delle principali figure teologiche della civiltà egiziana, veniva rappresentata con la pelle nera, sia per le sue relazioni con la morte che come portatrice di fecondità. La morte intesa quindi non come fine, ma come continuo cambiamento, trasformazione, strettamente legata con l’atto riproduttivo. Ma con il viola e il nero veniva identificata la fine di tutto, il nero che chiude un ciclo esistenziale e che non promette niente altro dopo di se. Concetti sempre presenti ma amplificati da un epica esaltazione di onnipotenza (vedi mito di Achille Iliade).
    Nei modelli culturali più moderni, le tonalità cromatiche più scure contrassegnano i momenti più spiacevoli di un’esistenza, dovuti ad un’incontrollabile quotidiano incedere. Le diverse varianti dei blu, viola o neri sono infatti generalmente legati all’ignoto, il mistero, la mancanza di consapevolezza che ottenebra la mente e frena l’azione. L’angoscia del distacco dalla vita o per la perdita irreversibile di una persona cara, quasi sempre mediati dalla certezza che la fine terrena rappresenta soltanto un un momentaneo mutamento, viene espressa a livello sociale dal lutto. Condizione adottata da diversi popoli, che viene manifestata dal colore scuro dell’abbigliamento.
    Il colore viola oltre che con il legno di campeggio può essere ottenuto attraverso l’utilizzo delle bacche di mirto o del sambuco. Il procedimento tintorio prevede per entrambe le specie vegetali l’assenza del processo di mordenzatura. Il colore del sambuco mostra tuttavia una non particolare stabilità alla azione della luce.
    Con il fungo di malta è possibile conferire a filati e tessuti particolari varianti molto calde e stabili.
    Essendo un colore secondario il viola può essere ottenuto mediante un’accurata miscela dei due colori primari (rosso e blu).
    Purtroppo non sempre queste mescolanze, logiche dal punto di vista teorico, trovano una loro corrispondenza a livello applicativo. L’impiego della Robbia (rosso) e l’Indaco da guado (blu) sullo stesso filato, tramite due bagni successivi e sequenziali, non permette di ottenere alcuna tonalità violacea. La risultante dei due bagni è un banale grigio più o meno intenso.
    La Robbia selvatica, simultaneamente apportatrice anche di pigmenti luteinici (gialli), condiziona drasticamente il risultato finale, determinando la sommatoria dei tre colori primari (giallo, blu e rosso)
    L’utilizzo della Cocciniglia (rosso) da risultati più in linea con i basilari principi della fisica. Il suo utilizzo su un filato tinto con l’Indaco da guado (blu) permette di raggiungere l’obiettivo prefissato (viola).

  2. Grazie !!!! Ho appena condiviso nella mia Pagina ,sono di Formia ( Latina ) e tesso a casa,vi contatterò sicuramente….. cordialmente ….Mariagrazia Marciano

  3. Grazie, davvero interessante. Vi seguirò sicuramente. Spesso dimentichiamo quanta storia e quanta civiltà sono racchiuse nei nostri gesti di tessitrici.

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