Tempo di marmellate …

Ci sono sapori e profumi che rimangono indelebili nella memoria. Primi fra tutti quelli sperimentati da bambina. Un’infanzia trascorsa nella campagna dei nonni porta con sé un mondo di sapori, profumi e almeno un pregiudizio. Il mio pregiudizio, a distanza di decenni, rimane quello nei confronti della frutta. O, meglio, della frutta acquistata nella grande distribuzione. 

Si riduce nei confronti della frutta acquistata nei mercati rionali, dove ci sono i banchi dei piccoli produttori locali. 

Si annulla, nel caso dei mercati contadini, come il Mercato Contadino dell’Aquila, dove, quando è possibile, ci serviamo. 

Il passaggio successivo, inevitabile conseguenza del primo, è la stagionalità. 

Ossia, la frutta c’è solo in un periodo circoscritto dell’anno. 

Se la si trova tutto l’anno, ‘gatta ci cova’. Sicuramente non è locale. Sicuramente viene da un altrove, più o meno, distante, altrettanto sicuramente si è fatta ore e ore di aereo.

A questo punto posso dire che i profumi e i sapori di quando ero bambina, sono stati decisivi nella scelta di vivere in una casa con un ‘orto’ / giardino disordinato / frutteto. La prima definizione è quella tradizionale. Le altre sono quelle con cui ci piace definirlo. 

Trovarsi un giardino con un albicocco, alcuni mandorli e meli, un ciliegio, un noce, un fico (e lo spazio per piantarne altri) è una tale felicità, che passa in secondo piano tutto.

Non importa che sia arroccato in cime a colle, sul quale è arroccato il paese medievale –Navelli – che abbiamo eletto nostro paese, che tutto sia in pendenza (o in salita) e che quindi ci siano scale, scalette, scalini sia fuori sia dentro casa (compresi quelli per andare nella grotta. Potete immaginare una casa senza una grotta?), che dia le spalle al Gran Sasso e che guardi al Velino, e che quindi, quando tira vento, sia un ‘corridoio’ perfetto che spazza via tutto! 

Dunque, la frutta è stagionale. Può esserci o non esserci (dipende dalla stagione!). Può essercene poca o tantissima. Non c’è modo di intervenire. Ossia, non c’è modo di intervenire, se si lascia fare alla natura!

In ogni caso, nel rispetto della stagione, se l’abbondanza riguarda le mele, non c’è problema: si mantengono! Se riguarda albicocche e ciliegie, si passa alla fase successiva: si preparano marmellate!

Esattamente come faceva la nonna!

E qui, il cerchio si chiude: adoro preparare le marmellate (pur dovendo limitare all’osso il mio consumo delle stesse!). E adoro i libri con le ricette di marmellate. Contro ogni logica, perché la ricetta, alla fin fine, è una sola, sempre la stessa!

La marmellata delle marmellate, naturalmente, è quella di mele cotogne. A questo proposito, il melo cotogno che abbiamo introdotto nel giardino, ha dato una bella produzione (di mele e di marmellata!). Poi, quest’anno, si è seccato. Una tragedia. Al momento opportuno, sarà sostituito da una nuova pianta, nata e cresciuta ai piedi di quella di R., un paesano con le stesse passioni nostre per piante e fiori!

La produzione di marmellate non si è interrotta. La quantità di ciliegie è, infatti, notevolmente superiore al nostro consumo. Anzi, per la verità, rimane per la maggior parte a disposizione di uccelli e insetti (il ciliegio sembra un condominio, i cui abitanti si alternano: solo nell’ora delle cornacchie tutti gli altri si dileguano, lasciando il campo libero!).

Non ne ho fatta molta, anche per questioni di tempo: eliminare, uno a uno, gambi e noccioli delle ciliegie, richiede un tempo infinito! (e per la serie, non buttare mai ciò che può essere usato, faccio seccare i noccioli al sole: diventeranno un cuscino antistress!)

Non contenta, ho fatto anche un po’ di quella di fragole. 

Le fragole, in questo caso, provengono da uno dei banchi contadini del Mercato Val Melaina a Roma, uno storico mercato rionale (oggi in un luogo diverso rispetto alla postazione originaria, con un’aria parecchio trasandata, come un po’ tutto a Roma). 

Certo, non andiamo a Roma per comprare le fragole al mercato! Se capita di dover andare per altri motivi, più seri, ahimè, ci fa piacere, nonostante tutto, fermarci e far provviste di stagione! 

Ieri, se non avessi avuto Elia a frenarmi, mi sarei fermata a raccogliere un fascio di iperico lungo i margini delle strade, completamente abbandonati alle ‘erbacce’, ma anche ai rifiuti, purtroppo! 

Perché le manie non viaggiano mai da sole e quella mia per le piante cammina di pari passo con quella per i colori, vegetali, of course!

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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