Tecniche miste di stampa su tessuto (itajime shibori ed eco print)

(Consiglio di lettura: leggere e, successivamente, ripercorrere il testo per osservare le foto in sequenza!)

Il primo incontro con alcune varianti dello shibori è avvenuto nella nostra casa di Navelli. Divenuti ormai consueti gli scambi di visite tra Romagna e Abruzzo  tra noi di No Serial Number Italia e Rosso di Robbia , capita che durante queste visite, tanto per non perdere l’abitudine, si faccia qualche esperimento. In queste occasioni, Elia scatta le foto, mentre noi (io e Michela) ci divertiamo a improvvisare con i materiali a disposizione.

L’esperimento dello shibori fu innescato da un fatto puramente casuale: passeggiando tra i viottoli di paese abbiamo incontrato l’amica R. intenta a ripulire dall’eccesso di tuniche un raccolto di cipolle rosse particolarmente abbondante.

Ci siamo fermate, l’abbiamo aiutata e abbiamo fatto bottino di tuniche .

Il risultato è stato una lezione improvvisata su alcune tecniche di piegatura che abbiamo immerso in un ricco bagno di colore.

Quella volta sono rimasta impressionata dall’itajime, dalle possibilità e dalle varianti che ne possono risultare.

Inutile dire che Michela ha continuato a sperimentare, ottenendo risultati veramente notevoli (come nel caso della seta a riquadri con foglie di acero).

Io ho continuato a pensarci, accantonando tessuti e vecchie mattonelle di recupero, fino alla prossima occasione di partire per la Romagna.

Avevamo in programma una giornata di eco print e shibori per un progetto, in via di definizione per NSN Magazine, e ne abbiamo approfittato per stampare con la stessa tecnica alcuni tessuti, oltre a quello specificatamente dedicato al progetto.

Ne ho approfittato per documentare dall’inizio alla fine la stampa di una striscia di tessuto, dalla raccolta di fiori nel giardino di Michela fino all’apertura del tessuto: la scelta del tessuto, la disposizione dei fiori, la piegatura, la chiusura del riquadro ottenuto tra le mattonelle di recupero e i morsetti, l’inserimento del ‘fagotto’ così ottenuto nel bagno di colore (anche questo già utilizzato per altri tessuti, perché nel laboratorio di Michela viene sempre tutto conservato e tutto riutilizzato. Le sue parole d’ordine sono: niente plastica e niente sprechi!).

Il momento dell’apertura, in questi casi, è sempre emozionante, anche perché sempre preceduta da una fase di attesa, indispensabile perché l’effetto del bagno e della stampa faccia il suo effetto e perduri nel tempo.

Quando apro i miei esperimenti, il timore che il risultato sia poco soddisfacente è abbastanza alto (o meglio il risultato c’è ma ognuno simile all’altro perché sperimento solo con la mordenzatura tradizionale e quello che trovo nel giardino e negli immediati dintorni e, fino ad oggi, non mi sono mai lanciata nello sperimentare la stampa dei fiori).

Quando invece sono con Michela i risultati sono sempre molto soddisfacenti. La sua ormai lunga esperienza, la sua passione e la sua professionalità pagano sempre in termini di risultati.

La striscia di tessuto stampata in quell’occasione, fotografata in tutte le fasi, non ha bisogno di commenti!

TESTO: Rosa Rossi

FOTO: Elia Palange


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