Storie di libri, tra biblioteca e libreria (Victor Hugo, i lavoratori del mare)

Curiosando tra i libri di una biblioteca familiare, soprattutto se conserva volumi appartenuti a più di una generazione, si possono fare scoperte interessanti.

È quello che mi è capitato mentre sistemavo uno scaffale tra i meno raggiungibili per spolverare e riordinare: una copia in due tomi de I lavoratori del mare che Victor Hugo scrisse durante il suo esilio sull’isola di Guernesey e che fu pubblicato per le prima volta nel 1866.

Chissà per quale motivo, i libri che hanno il mare come soggetto, mi hanno sempre incuriosito, complice i miei studi e, soprattutto, l’Odissea.

Non sono un amante dell’acqua, mi piace la vista del mare e mi affascinano i luoghi di mare ma tra me e l’acqua deve esserci sempre una certa distanza. Sempre che non sia narrata. In questo caso, l’impulso a leggere prevale.

Così quando scopro questo titolo tra i libri di famiglia, mi ricordo di aver acquistato lo stesso romanzo, ormai anni fa, in una libreria antiquaria: altra edizione, altra traduzione.

Naturalmente non posso fare  a meno di verificare quale sia l’edizione più recente in commercio e di aggiungerla alla collezione (come giustifico l’acquisto? I motivi sono almeno tre: paura di rovinare la prima e la seconda già provate dal tempo, curiosità di verificare le differenze tra le edizioni e tra le traduzioni).

E così eccole qua le tre edizioni di I lavoratori del mare, in bell’ordine davanti a me: oltre cento anni di storia dell’editoria italiana attraverso un solo titolo.

La prima risale al 1910, in due volumi con illustrazioni diverse in copertina, senza apparati (ad eccezione della dedica e della prefazione dell’autore). E’ dovuta alla casa editrice Bietti che dal 1870 si era specializzata nella pubblicazione di classici. La traduzione è di M. Mazzini (non riesco a trovare il nome completo!).

Il valore aggiunto è rappresentato dalla firma di mia nonna, completata dal sigillo in ceralacca, sulla prima pagina di entrambi i volumi e dalle sottolineature a matita con cui la nonna ha posto in evidenza alcuni passaggi, soprattutto riflessioni profonde (e romantiche) sul senso della vita, dell’ignoto e sulla preghiera. Una piccola traccia tangibile tra le poche che sono rimaste di lei (di cui porto il nome).

La seconda risale al 1954: si tratta della prima edizione del romanzo nella Biblioteca Moderna Mondadori, la collana di narrativa che la casa editrice Mondadori ha avviato nel 1912, dalla caratteristica copertina cartonata di colore uniforme. Il romanzo è preceduto da un’introduzione dovuta al traduttore, Giacomo Zanga. La vera novità, rispetto all’edizione del 1910, è rappresentata dal fatto che il romanzo vero e proprio è preceduto dal saggio L’arcipelago della Manica, che l’autore aveva pensato come complementare al romanzo ma che fu pubblicato per la prima volta solo nel 1883 e che solo nel corso del Novecento è stato premesso alla narrazione com’era nelle intenzioni dell’autore.

La terza è la più recente: edita da Rusconi libri nella collana Grande Biblioteca Rusconi, la stampa risale solo a pochi mesi fa (settembre 2017). La novità è rappresentata dall’inserimento in apertura dell’indice: il romanzo è, infatti, suddiviso in tre parti, ciascuna suddivisa in libri, ripartiti a loro volta in capitoli. Parti, libri e capitoli hanno, tutti, un titolo e in questa edizione sono immediatamente rintracciabili proprio grazie all’indice.

Quest’ultima è l’unica che un appassionato di racconti di mare può trovare facilmente in libreria (nella Libreria Caffeina, naturalmente!), accanto a tanti altri autori che scrivono di avventure e viaggi per mare.

Una guida a questo tipo di letture? Sicuramente, Raccontare il mare di Bjön Larsson (Iperborea, 2015), in cui ho trovato la spiegazione del perché, anche in un romanzo come quello di Victor Hugo, dedicato all’arcipelago della Manica e ai suoi abitanti, sia tanto presente la terra da esservi incluso un capitolo dedicato ai suoi prati.

NOTA BENE: questo breve articolo non vuole essere esaustivo sull’argomento. E’ solo frutto delle considerazioni sui testi in mio possesso e su informazioni desunte dai testi stessi. L’argomento di per sé potrebbe essere oggetto di studio e ricerca (numerosissime case editrici hanno pubblicato lo stesso titolo dal 1882 in Italia: Treves, Barbini, Barion, Facchi, Casini, Salani, …).

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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