Storia di un giardino ‘piccino picciò’

Definirlo giardino è forse inappropriato. Più propriamente è un ‘fazzoletto di terra’, uno di quei fazzoletti di terra posti sul lato anteriore delle case inglesi. Possono essere minuscoli, ma per quanto piccoli si lasciano ammirare per le piante e i fiori che riescono a ospitare.

Riescono a essere anche molto disordinati (i tempi e gli impegni della vita quotidiana non sempre consentono di occuparsene in modo adeguato) e in questo caso le ‘erbacce’ prendono il sopravvento.

In ogni caso, sono lo specchio della passione tutta inglese per le piante, come testimoniano i parchi, i giardini, le city farm, ecc., disseminati dovunque, anche nelle grandi città.

Può anche capitare che in uno di questi fazzoletti di terra si abbinino in modo del tutto originale due piante tanto distanti tra loro da destare meraviglia per l’associazione che riescono a creare.

Così accade che, nello sporadico tentativo di ottenere un risultato da questo fazzoletto di terra invaso dalle ortiche (Urtica dioica), tipica ‘erbaccia’ nativa dell’Europa, si compri una bustina di semi di nasturzio (Tropaeolum majus), tipica erbaccia nativa del sudamerica, divenuta ornamentale con il suo trasferimento in Europa (nel 1600), spargendoli sul fazzoletto di terra in questione.  Inizialmente i semi danno risultati molto deludenti: le piantine sono piccole, quasi insignificanti (nonostante l’ortica sia stata sfoltita).

Passano un paio di mesi e accade qualcosa di speciale: nasturzi e ortiche hanno raggiunto un perfetto equilibrio e si fanno compagnia, integrandosi nel fazzoletto di terra che ha assunto la veste di un giardino in miniatura, disordinato, ma pur sempre un giardino.

Un piccolo giardino edibile, per di più: tutte le parti del nasturzio sono commestibili così com’è commestibile l’ortica, che ha solo bisogno di un’attenzione particolare nel momento della raccolta.

Chissà se un amante di esperimenti culinari riuscirebbe a trasferire l’abbinamento botanico in un abbinamento gastronomico?

P. S. Dedicato a Roberta, che di piante se ne intende veramente, e al suo magnifico gruppo!

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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