Spazio ai libri!

I libri rappresentano un problema. In tutti i sensi.

Innanzitutto, nel momento in cui scatta la molla della lettura, questa molla non si ferma più.

Può orientarsi in direzioni diverse ma, sicuramente, non si ferma.

I lettori sono simili ma anche molto diversi. Li accomuna la passione, li distinguono le scelte. Ognuno sceglie in base ai propri interessi e alle proprie preferenze di genere.

La gamma delle proposte è talmente ampia che esiste solo l’imbarazzo della scelta.

Un altro problema è dato proprio dalla durata nel tempo della passione per la lettura, spesso coniugata con il modificarsi degli interessi nel corso degli anni.

Se poi la passione per la lettura è abbinata all’attività professionale, la questione si complica ancora.

In definitiva, il problema principale è, molto banalmente, una questione di spazio.

Andiamo per ordine.

Da questo momento la storia che racconto è, necessariamente, personale. E sicuramente, date le premesse, ognuno può raccontare la sua storia. E si tratterà di una storia interessante, quanto e più di quella che sto per iniziare.

Il mio primo ricordo dei libri è legato a una fotografia ormai sbiadita (di quelle anni cinquanta, in bianco e nero, scattate con improbabili macchinette fotografiche, oggi ridotte a oggetto da negozio di antiquariato). Nella foto si vede una bimbetta – io – che cerca di afferrare un libro da uno scaffale, prendendolo in modo maldestro dal dorso.

Quella foto è diventata un leit motiv dei ricordi (e dei rimproveri) familiari.

Poi ci sono alcuni ricordi nitidi: Pinocchio letto di un fiato la sera stessa del giorno in cui l’ho ricevuto (dalla Befana, naturalmente!); un libro illustrato dedicato ai fiori (che consulto ancora e tengo sempre in bella mostra), alcuni romanzi di George Sand (sicuramente La piccola Fadette), sfuggiti chissà come al controllo familiare esercitato sulle scelte di lettura e che peraltro sono andati definitivamente perduti.

La fase successiva è rappresentata dall’incontro con i classici e dalla scelta di dedicare ai classici (latini ma soprattutto greci) gli studi universitari.

A quel punto, inevitabilmente, il destino è segnato, da punto di vista personale, accademico e professionale.

La prima fase di questo incontro è contraddistinta, peraltro, da intere giornate in biblioteca: libri se ne compravano pochi, oltre ai testi scolastici e a quelli basilari per gli esami (giusto qualche nome a titolo di esempio: per la letteratura greca Albin Lesky, per la storia romana di Santo Mazzarino e per quella greca Gaetano De Sanctis, per l’archeologia classica Giovanni Becatti). Per le edizioni critiche dei testi classici, c’era, appunto, la biblioteca.

Finiti gli studi, messa su famiglia e casa, superati i concorsi (sempre con lunghe attese perché in questo campo la situazione nazionale è sempre stata e continua ad essere tragicamente difettosa) e lavorando con una materia prima fondamentale – i libri – e al servizio di un materiale umano altrettanto fondamentale –gli studenti -, l’accumulo di libri è divenuto seriale.

Ai miei interessi – piuttosto variegati – si univano quelli scientifici (e non solo!)  di Elia e, gradualmente, quelli delle bambine.

Insomma, è stato un crescendo inarrestabile anche perché ho mantenuto la tendenza ad acquistare anche i libri che prima avevo studiato in biblioteca.

Un esempio, per capire la mia follia libraria? In una occasione, molti anni fa, abbiamo trascorso qualche giorno in Bretagna. In un paesino affacciato sul canale della Manica, mi fermo incantata davanti a un bookshop itinerante, un furgone attrezzato con scaffali ricolmi di testi che riconosco a distanza: intere file di classici nelle edizioni Les Belles Lettres! Potevo non scegliere gli autori più significativi per me? Impossibile!

Il risultato? Libri dovunque, librerie stracolme, scaffali aggiunti in ogni angolo, con un ordine che dovrebbe essere logico ma in realtà è terribilmente confuso. Perché li usiamo in continuazione e, inevitabilmente, la posizione cambia.

Ed ecco spiegato il problema dello spazio!

La storia è tutta qui. Fondamentalmente si riduce a due questioni: l’impossibilità di rinunciare ai libri e la necessità di inventarsi sempre nuovi spazi.

Fino a quando un giorno ti senti rivolgere una domanda: ‘te la sentiresti di occuparti della Libreria Caffeina?’.

Eravamo a pranzo, nella sede del Circolo Cittadino di Viterbo. I direttori della Fondazione Caffeina, Filippo Rossi e Giuseppe Berardino, e alcuni collaboratori.

Una domanda del genere, fatta a bruciapelo, ti lascia senza parole. Prendi tempo. Neanche poi troppo. Perché, nella frazione di secondo che intercorre tra la domanda e la risposta, diplomatica quel tanto che basta per ripensarci a mente fredda, ti si è aperto un mondo fatto di libri in bella vista, di scaffali da sistemare e modificare, di libri da cercare, selezionare, scegliere, ordinare, di tante persone con cui collaborare.

Sono passati alcuni mesi da quel giorno. La risposta non poteva che essere positiva. La Libreria Caffeina sta per diventare una realtà. E non sarà solo Libreria. Sarà anche Teatro. O viceversa, Teatro e Libreria (e altro ancora, ve lo assicuro!). Per ora la stiamo riempiendo in modo virtuale. Ma un paio di mesi passano in fretta e i file salvati in Google Drive si materializzeranno in scatoloni pieni di libri da sistemare in un magnifico spazio restaurato e riportato a nuova vita. Da Teatro San Leonardo a Teatro Caffeina!

E i libri continueranno a segnare il trascorrere dei miei anni.

P.S. Sapete qual è un altro problema ora? Mentre leggo recensioni, newsletter, mentre passo dal sito di un editore a un altro, mi sorprendo a prendere appunti e ad allungare la lista dei libri da leggere!

Ma c’è anche una soluzione all’ultimo problema: aprirà anche una Biblioteca Caffeina. Dunque so dove portare e dove trovare quelli che a casa non entrano proprio più!

TESTO E FOTO: Rosa Rossi – No Serial Number


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