Sistema Titicaca, un nuovo progetto per le Donne di Montagna

Con Sistema Titicaca – Donne per la Casa Comune (abbiamo volutamente utilizzato la definizione utilizzata da Papa Francesco nell’enciclica del 24 maggio 2015 per indicare la terra), il Coordinamento Donne di Montagna si trova per il quarto anno consecutivo in Bolivia: la Chiesa Valdese con il suo otto per mille ci ha confermato la sua fiducia.  A settembre è partita un’avventura molto seria e ancora più impegnativa di quella intrapresa negli anni precedenti.

Sistema Titicaca si pone l’ambizioso obiettivo di ‘guarire, tramite azioni distinte ma interconnesse, il lago Titicaca e la sua popolazione, facendo rinascere unitamente alla vita un nuovo modo di vivere’. L’affermazione può sembrare paradossale, in realtà è un sogno che stiamo materialmente mettendo in pratica dallo scorso settembre, quando abbiamo iniziato con la prima delle azioni: l’informazione.

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Sistema Titicaca si propone inoltre di realizzare, azioni/attività molto semplici, sicuramente non risolutive, ma che possono diventare un grido, una richiesta di aiuto nel silenzio in cui vivono le comunità dell’altopiano.

  •  creare un centro di informazione, per rompere il silenzio;
  •  creare un centro analisi di acque e vegetali;
  • informare le popolazioni su cosa devono mangiare, su cosa non devono mangiare o far mangiare agli animali, per rafforzare il sistema immunitario;
  • re-inserire coltivi antichi per rinforzare il sistema immunitario e combattare la diffusione di semenze OGM;
  • introdurre le pratiche dell’aridocultura perché possano essere inseriti alimenti da consumare freschi e crudi, in particolare frutta per i bambini;
  • creare nuove economie artigianali sostenibili per le persone e l’ambiente.

Crediamo sia importante spiegare dall’inizio la realtà che viviamo, condividere con tutti gli animi sensibili a cui sta a cuore il pianeta Terra questo nostro sogno, e fare di ogni persona che leggerà queste parole un volontario all’interno di questo progetto, sia rimanendo tranquillamente a casa sia venendoci a trovare.

Il lago Titicaca fa parte di un sistema idrico, situato nella Piana del Collao e chiamato TDPS, dalle iniziali dei nomi dei corpi idrici che lo compongono (Titicaca, Rio Desaguadero, Lago Poopò e Salar de Coipasa). Si tratta di un sistema endoreico, cioè un sistema senza sbocco al mare. In altre parole: tutto quello che finisce dentro questo sistema idrico non ha modo di uscirne e lì resta.

Le notazioni geografiche sono indispensabili per comprendere il seguito di questa storia e il senso del nostro impegno.

La città di El Alto (in Bolivia, sede dell’aeroporto internazionale, a 4100 mslm), passata da poche centinaia di abitanti nel 1940 a oltre un milione di abitanti attuali e è caratterizzata da un’urbanizzazione pressoché assente, riversa nel lago Titicaca 3000 litri di liquami al secondo. A questi si aggiungono i 250 litri al secondo sul lato peruviano e gli scarichi di circa un altro milione di persone che compongono le comunità agricole che vivono intorno al lago. Inutile precisare che solo El Alto possiede un depuratore, tarato per 500 mila persone, mentre tutti gli altri insediamenti ne sono sprovvisti.

 

A questo cocktail, di per sé letale, si aggiunge l’inquinamento derivante dalle attività agricole (trattate esclusivamente con prodotti chimici e con sementi geneticamente modificate) e dall’allevamento ittico: il mangime, costituito da polvere di carni, per due terzi, non viene consumato e imputridisce nel fondo del lago trasformandosi in vera peste, in grado di uccidere tutte le forme di  vita.

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Al momento, tranne le parti chimiche dovute alla lavorazione della coca ad El Alto e alla piccola agricoltura di riviera, siamo ancora in ambito organico, molto gradito dalla lenticchia d’acqua che prolifera nelle aree antistanti a Puno (sottraendo tutto l’ossigeno all’acqua e impedendo il proliferare di ogni forma naturale di vita lacustre. Ma siamo ancora, per così dire, in un ambito relativamente dannoso).

Il vero problema insorge quando incominciamo a parlare di attività economiche, ad esempio quelle estrattive. Le Ande sono tra i più ricchi giacimenti minerari del mondo: vi si trovano oro, argento, rame, uranio, vanadio e wolfrang.

Tra Perù e Bolivia, nella corona andina che circonda il Titicaca e le cui acque di scioglimento finiscono nel lago, si contano oltre 4000 concessioni minerarie, di cui circa l’80% non sono controllabili in quanto ‘ufficialmente’ non esistono.

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L’impresa estrattiva, per definirsi tale, deve estrarre dalle rocce e dalla terra il minerale incluso e per fare ciò utilizza acqua con arsenico, antimonio, zinco, zolfo, cianuro, mercurio, sodio e ancora acido nítrico, acido clorídrico, olio di paraffina, liquidi tensioattivi. Alla fine dell’estrazione, lava tutto con altra acqua.

E dove va a finire, secondo voi, tutta l’acqua utlizzata per le estrazioni e il lavaggio del minerale estratto, ricca di tutti gli additivi appena elencati? Siete nel giusto se avete pensato ‘nel lago’. Sì, proprio nel lago Titicaca.

Le sostanze utilizzate per l’estrazione dei minerali hanno anche un altro nome, più noto: sono i metalli pesanti, conosciuti principalmente perché pericolosi per la salute pubblica e nemici del sistema immunitario umano. I metalli pesanti si trovano dunque nell’acqua in cui si abbeverano gli animali e nella totora (la canna palustre del Lago utilizzata anche in fitodepurazione, proprio perché assorbe i metalli pesanti trattenendoli nelle sue fibre), utilizzata come cibo per mucche e pecore allevate per consumarne la carne (ripiena di metalli pesanti).

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Esiste anche un’altra realtà: tutti i vegetali OGM, in particolare il mais con le 43   proteine (tra cui la   Gamma –Zeina) contenute nel mais MON 810 che e’, unitamente alle patate,  alimento base delle popolazioni andine,  provocano  gravi alterazioni del sistema immunitario (INRAN 2015 , G. Peccarisio 2015) e Monsanto (ora Monsanto-Bayer) in Bolivia regna sovrano.

A questo punto non siamo più nella fase che impedisce la vita, come nel caso della lenticchia d’acqua, siamo passati alla fase di togliere la vita.

La vita degli animali che vivono dentro e sull’acqua prima di tutto. A ciò si aggiunge la deficienza del sistema immunitario di chi è a contatto con questo ambiente che rende il corpo predisposto a contrarre  il papilloma virus e la tubercolosi. Non a caso il Dipartimento di La Paz ha la più alta incidenza di tumore al collo dell’utero (causato dal papilloma virus) e di mortalità ed è la seconda per incidenza di tubercolosi, seconda solo a Santa Cruz, il primo Dipartimento minerario della Bolivia.

La Bolivia detiene dunque due record: è il primo paese dell’America Latina sia per incidenza di tumore al collo dell’utero sia per la tubercolosi e i più colpiti sono  le donne e i bambini (soprattutto molto piccoli perché i veleni passano attraverso il il latte).

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Queste le ragioni di SISTEMA TITICACA. Per questo chiediamo aiuto a tutti: ci basta la segnalazione di un bando, un’informazione che potrebbe esserci utile, una busta di semi, un’idea, e, perché no, il desiderio di fare una vacanza per conoscere la situazione odierna di uno dei luoghi più belli del mondo e verificare cosa stiamo realizzando.

Mail: donne.montagna@gmail.com

Testo e Foto: Patrizia Palonta

Patrizia Palonta ha espresso il desiderio di  ringraziare Paris Galan (assembleista eletta nel Dipartimento di La Paz incaricata  nella  Direzione Turismo e Cultura) per l’amicizia e per il supporto tecnico. No Serial Number Italia si unisce ai ringraziamenti.

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