Silenzio, solitudine, storia

In modo del tutto casuale, mi è capitato di usare tre termini consecutivi che iniziano tutti con la stessa consonante in un post – silenzio, solitudine, storia –  per presentare uno dei miei percorsi solitari, nei pressi di casa. 

La loro successione rappresenta una sorta di climax ascendente che merita qualche riflessione. 

Il punto di partenza, fisicamente e idealmente, è rappresentato da due strutture per le vacanze – La tana dei conigli  e Il fienile – completamente autonome. Il loro nome, nell’insieme, è Al borgo antico – Navelli.

Il nome – Al borgo antico – è nato quando la struttura era una soltanto. Lo abbiamo scelto per sottolineare la sua posizione a poche decine di metri di distanza da Porta Santa Maria, una delle quattro porte del borgo medievale di Navelli ed è rimasto invariato, anche quando sono diventate due. Le singole strutture hanno un nome che richiama la loro funzione originaria, legata all’attività prevalente in paese, l’agricoltura. 

L’idea delle due strutture è il risultato di una scelta di vita controcorrente: scegliere un borgo situato su un colle dell’Appennino abruzzese come residenza. Un borgo da cui le persone se ne sono andate e, tendenzialmente, se ne vanno. Salvo, poi, tornare in modo episodico, alla spicciolata, in corrispondenza con occasioni particolari (le festività religiose, la sagra, ad esempio) se abitano nella capitale o in altre città, oppure per le vacanze estive, quando il rientro riguarda anche chi si è trasferito molto lontano (Canada, Australia, ecc.), magari da più di una generazione. Il ritorno dei cittadini residenti all’estero è forse il dato più significativo. Testimonia un legame affettivo e culturale che va oltre le distanze.

Dopo la prima fase di adattamento, si cominciano a scoprire i pro e i contro di una scelta così particolare. Abitare in un paese, sicuramente comodo (ci sono tutti i servizi essenziali) rende indispensabile programmare gli spostamenti per tutto ciò che travalica l’essenziale. Non ha senso prendere la macchina se manca una sola cosa. Ha senso prenderla se l’elenco è lungo e si possono abbinare più impegni. 

Affidarsi al trasporto pubblico, non garantisce. Spesso non garantisce neppure in città. Nei piccoli borghi, la presenza è spesso risibile. A meno che non venga vissuto come un’avventura. In questo caso può diventare un’esperienza interessante. Anzi, può essere considerato una forma di viaggio alternativo. adatto a quanti amano visitare i luoghi con lentezza, affidandosi ai propri piedi, abbinati al servizio pubblico disponibile.

La scelta, a lungo andare, si è rivelata vincente. In realtà basta ovviare alla distanza tenendo sempre aggiornato l’elenco di ciò che è necessario procurarsi e di impegni di vario tipo, per concentrarli opportunamente in alcune giornate di immersione ‘cittadina’.

I vantaggi si racchiudono nella triade ‘silenzio, solitudine, storia’.

Il silenzio è la dimensione del vivere quotidiano. Naturalmente solo se consideriamo il silenzio con il ‘metro’ degli umani. Perché in realtà quando tacciono i rumori prodotti dall’uomo si riscoprono i rumori della natura, diversi nelle diverse ore della giornata, dall’alba fino a notte fonda. L’unico ‘estraneo’ nel sottofondo dei suoni prodotti dalla natura è quello delle campane che segnano le ore (alle sette di mattina, a mezzogiorno e alle sette di sera.

La solitudine si apprezza nelle passeggiate nel borgo e nei suoi dintorni lungo le stradine che portano attraverso i campi, nelle varie direzioni. Naturalmente, capita di incontrare qualcuno. Un saluto e una chiacchiera fanno sempre piacere, e tengono sempre aggiornati sugli ultimi avvenimenti. In realtà, c’è anche la consuetudine di incontrare gli amici che abitano nelle vicinanze. E naturalmente i punti di incontro (posta, piazza, farmacia, studio medico).

Fino a qualche decennio fa, il borgo medievale era ancora abitato. A dare le notizie locali, c’era il banditore, in punti stabiliti, indicati ancora oggi dalla scritta “bando”. 

La storia emerge con prepotenza da innumerevoli segnali. Per scoprirla è necessario armarsi di pazienza, di spirito di osservazione, di curiosità. Con queste armi, addentrarsi nel reticolo di strade di paese diventa un’esperienza di ricostruzione di mille anni di storia, con la possibilità di andare ancora più indietro nel tempo, quando gli abitanti della zona erano i Vestini (conquistati /inglobati dai Romani) e la vita si svolgeva ancora a valle.

La fine dell’Impero romano ha portato una modificazione profonda nel territorio. I paesi si sono arroccati sui colli, sono nati gli eremi e le abbazie.

I luoghi di culto si sono moltiplicati: chiesa parrocchiale, cappelle dei palazzi signorili, chiese lungo il percorso della transumanza, chiese dedicate al culto dei morti. Si tratta di scoprirle. 

Così come si può dare la caccia a tutti i particolari architettonici che segnalano gli ambienti di lavoro: fienili, ripostigli, pollai, anelli per legare gli asini al ritorno dei campi, ricoveri per gli animali, forni, ‘mangiatoie’ in pietra.

Vagabondare all’interno del borgo e nelle sue immediate vicinanze porta alla scoperta della stratificazione architettonica: il palazzo rinascimentale ha sostituito il castello (di cui rimangono pochi segni delle mura inglobate in un muro), le abitazioni sono alternate ai palazzi signorili, le case-mura segnano il perimetro del paese, Nell’interno le costruzioni originarie sono alternate a interventi successivi, fino alle zone messe in sicurezza con molta cura dei particolari a seguito del terremoto del 2009. Gradualmente si scoprono gli adeguamenti intervenuti all’inizio del 1900 (si incontrano, ad esempio, le fontane pubbliche, datate 1901). In basso, nella piana, il paese è adeguato a criteri abitativi moderni. E’ qui che si trovano i servizi. È difficile individuare caratteristiche di tipo estetico nelle costruzioni più recenti, frutto di edilizia ‘popolare’, funzionale ai parametri della vita moderna, peraltro alternati a edifici in pietra, più o meno importanti.

In questa primavera segnata dall’emergenza, ho ripercorso gli itinerari nel borgo. 

In silenzio e in solitudine, come di consueto.

In questo periodo la consuetudine è diventata la regola. È cambiato il punto di vista.

L’emergenza ha messo in discussione la bontà del vivere cittadino, accentuandone le problematiche. E le problematiche – l’affollamento, i consumi, i rifiuti, i ‘non luoghi’ della vita moderna (centri commerciali, supermercati, ecc.) –, venute alla ribalta, hanno permesso di riesaminare soluzioni alternative, adatte per il periodo della pandemia e per attuare il distanziamento fisico. 

La ripresa della vita sociale, per essere efficace, andrebbe vissuta in vista del recupero di modalità di vita a misura dell’uomo e, soprattutto, di un uomo che viva in armonia con l’ambiente. L’attuazione di questo percorso non è facile. Ma è indispensabile. L’emergenza ha posto in evidenza problematiche attuali indipendentemente dall’emergenza stessa.

Con la riapertura dei confini tra le regioni, sarà presto possibile effettuare spostamenti anche verso località dove soggiornare alcuni giorni (soprattutto se si è reduci da un periodo di isolamento nel ridotto spazio di un appartamento cittadino).

L’idea di scegliere come località per questo soggiorno un borgo potrebbe essere un buon esperimento per ripensare il mondo da un punto di vista diverso, affacciato sulle montagne, con decine di tranquille passeggiate nel medioevo e nei suoi dintorni, senza privarsi di tutte le comodità presenti nelle strutture ospitali (impensabili in una casa, fino a non più di cento anni fa). 

Potrebbe essere un buon modo per esercitarsi a vivere un mondo che deve confrontarsi, necessariamente e in tempi rapidi, con il ridimensionamento delle nostre pretese di padroni della natura.

Potrebbe essere un buon modo per scoprire che l’assembramento negli spazi cittadini non rappresenta, necessariamente, la modalità migliore da vivere e che esistono luoghi dove il distanziamento fisico è la norma, senza per questo eliminare la socialità.

Perché una cosa è essere ‘sociali’, un’altra la tendenza ad affollarsi in spazi ristretti, insalubri, rumorosi che ci distraggono dal mondo naturale dall’ambiente, inducendo comportamenti che danneggiano l’ambiente in modo permanente e irreversibile.


TESTO E FOTO: Rosa Rossi

Sei un artista o un artigiano? Ti occupi di sostenibilità e di realtà sostenibili? Vuoi che No Serial Number Italia dedichi uno spazio alla tua attività? Vuoi sottoporre a No Serial Number Italia un articolo? Scrivi a noserialnumberitaly@gmail.com

Puoi contattarci via Facebook e Instagram

Un pensiero riguardo “Silenzio, solitudine, storia

I commenti sono chiusi.