Seguendo i reticoli delle strade di paese …

Ieri, l’amica R. mi ha invitato a visitare il nuovo allestimento del ‘grottino’. 

Voi direte, che c’entra questo con gli itinerari per In viaggio con Al borgo antico – Navelli?

E, ancora, cos’è il grottino?

Vi spiego. Dopo aver ammirato e fotografato il nuovo allestimento, sono tornata a casa, rimuginando tra me e me: la collezione di Rosella è un vero e proprio Museo delle tradizioni popolari oppure Museo della civiltà contadina.

Piccola, certamente, ma talmente ricca di cose diverse provenienti da un tempo superato  dalla ‘fretta’, imposta dalla modernità, da meritare una visita.

Non solo, è allestita con cura, attenzione ai dettagli e gusto per la ricostruzione dei lavori di casa e di campagna in un ambiente che di per sé merita di essere visto – il grottino -, ossia una delle numerose grotte che caratterizzano la geologia di questi colli dell’Abruzzo montano e che fanno (o facevano) parte integrante della vita quotidiana. 

Utilizzate come cantine, ripostigli, ricoveri per gli attrezzi o gli animali domestici, erano e, in molti casi, sono ancora, parte integrante della vita quotidiana. 

In casa, naturalmente, l’adeguamento ai tempi è avvenuto spontaneamente, anche se molte delle tradizioni rimangono inalterate (le ricette, ad esempio, con gli strumenti adatti).

Con l’adeguamento, la tendenza generale è quella di buttare ciò che non serve più ed è sostituito da prodotti di fabbricazione recente, più facili da pulire, spesso in materiali che solo sessanta anni fa non esistevano o, comunque, non avevano preso il sopravvento (come la plastica che ormai è diventata un problema di dimensioni enormi). 

Nel caso di R., prevale la tendenza contraria, ossia adeguarsi (se indispensabile) ma conservare accuratamente tutti gli oggetti che sono testimonianza del passato, delle tradizioni ricevute dai genitori e dai nonni. 

Nel ‘museo’ si trovano, in bell’ordine, tutta una serie di attrezzi da cucina (pentole di alluminio di formati e forme diverse, stoviglie, pentole di rame, vecchi macinini, contenitori per le misure di liquidi – olio, in particolare – o cereali). 

Si trovano anche oggetti che si riferiscono ai filati e alla tessitura, attività indispensabili per l’economia domestica, e una vasta scelta di sacchi di juta, tipici contenitori per i prodotti agricoli. 

Poi, ancora, gli oggetti per lavare e lavarsi (bacinelle, bacili, tinozze e bagnarole), la tavola di legno utilizzata per insaponare e strofinare i panni (che oggi non si saprebbe dove poggiare: i lavandini non prevedono più questa attività – sostituita dalla lavatrice – che, peraltro, è utilissima per lavare i capi tinti con colori vegetali e stampati con la tecnica dell’ecoprint. Se siete ospiti de Il fienile ne potete vedere alcuni esempi!). 

Ci sono anche tanti attrezzi per il lavoro nei campi, vecchie chiavi di vecchi portoni, campanacci e secchi, la forbice – probabilmente ha un nome, che non conosco – utilizzata per tosare le pecore, oggi sostituita da tosatrici elettriche, sicuramente più funzionali e più sicure in un’epoca in cui, peraltro, è difficile fare capire che tornare ai filati naturali, animali e vegetali, ha un impatto molto meno devastante dell’acquisto di filati e dei tessuti sintetici. 

Ed ecco così, che il ‘grottino’ è diventato il personale museo di R., che rinnova sapientemente, ogni anno, a primavera avanzata (d’inverno, gli oggetti vengono disposti in modo da fare posto alle piante, l’altra passione di R., con una netta prevalenza delle succulente).

La sistemazione tiene conto del desiderio di vedere tutto organizzato e perfettamente visibile e, al contempo, della funzionalità dello spazio: nelle giornate estive il grottino diventa infatti rifugio nelle ore più calde, grazie al refrigerio naturale dell’ambiente.

Insomma, è un museo vivo, dove si può sedere a sferruzzare, cucire, chiacchierare mentre i nipotini giocano, tra dentro e fuori. 

Se i turisti passano, spesso si incuriosiscono, si fermano (complice l’insegna di recupero: un dipinto dell’artista navellese Franco Troiani) e chiedono.

R. li fa entrare, gli racconta degli attrezzi (spesso chi arriva dalla città non li ha mai visti), dei prodotti tipici (lo zafferano, i ceci, le mandorle), della vita di una volta, quando a poca distanza, dentro Porta Santa Maria, nel cuore del paese medievale, era tutto un formicolio di vita non facile, certo, ma quante persone, ‘quante chiacchiere, quante risate, tra un lavoro e un altro, da mattina a sera’, ricorda non senza nostalgia.

E dunque, eccomi qui, a proporvi una passeggiata per un pomeriggio rilassante, perfetta se durante la mattinata avete scelto uno dei percorsi nella piana   e volete approfittare per una breve camminata tra le vie del paese, prima di cena.

Dalla casa dove siete ospiti (La tana dei conigli e o Il fienile), scendendo a destra e piegando ancora a destra vi trovate a Piazza Piccioli. Da qui, potete imboccate Via Roma e proseguire. Vi lasciate sulla destra la prima via (una scalinata in pietra, che sale verso Via del Riscatto), e la seconda (Via del Popolo).

Quando arrivate alla terza via che si apre sulla destra (sempre via del Popolo: misteri della toponomastica di paese!), potete imboccarla. 

Se vedete e sentite bambini che giocano e persone che chiacchierano, siete nei pressi del ‘grottino’.

Siete arrivati nel momento giusto: fermatevi e chiedete di curiosare. Il ‘museo’ di R. non avrà più segreti per voi. 

Poi continuate in salita, seguendo l’andamento della strada. Avete due possibilità: percorrere Via del Popolo fino a Via del Riscatto, per arrivare alla casa che vi ospita, oppure seguire la diramazione – un sentiero – che vi porta in cima, fino a raggiungere Via del Risorgimento nel punto più alto, da dove proseguendo per circa 300 metri vi trovate a Piazzale San Sebastiano, di fronte a Palazzo Santucci: praticamente, a casa.

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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