Scampagnata d’inverno

Viaggiare con consapevolezza

Ormai, ogni volta che programmiamo un viaggio, breve o lungo, prendiamo in considerazione l’opzione dei mezzi pubblici, pur sapendo che, nella maggior parte dei casi, si tratta di utopia o esercizio retorico. 

Sul nostro territorio, è un’ipotesi che può essere considerata solo se il percorso va da capoluogo a capoluogo e, anche in questo caso, se si abita nei pressi del punto di partenza e se si deve raggiungere una destinazione ragionevolmente vicina al punto di arrivo (ad esempio, L’Aquila – Roma sono collegate dal trasporto pubblico ma, se ho un appuntamento lontano dalla Stazione Tiburtina e devo prevedere di tornare in serata, diventa quasi impossibile!).

La situazione si fa disperata quando l’arrivo e la partenza sono paesi distanti dal capoluogo.

La scampagnata invernale che racconto parte da Navelli (AQ) dove abitiamo per arrivare a casa di amici di lunga data, nel pressi di Osteria Nuova (Rieti). 

Provo a ipotizzare il viaggio con il trasporto pubblico: Navelli e L’Aquila sono collegate dal treno (circa 40 minuti, alcune corse al giorno): sono due tratte, L’Aquila – Antrodoco e Antrodoco – Rieti, complessivamente 2 h circa). Non trovo collegamenti di alcun tipo tra Rieti e Osteria Nuova ma probabilmente sto cercando male. Dovrei verificare le coincidenze. Diventa un terno al lotto!

In ogni caso, è un’opzione impossibile, se non altro perché abbiamo più di qualche decennio al nostro attivo e non siamo in grado di prendere in considerazione viaggi rocamboleschi!

Tuttavia vale la pena esaminarla per verificare lo stato di dipendenza che la società ha sviluppato dal trasporto privato, in macchina. Soprattutto perché, anche tra i giovani, viaggiare con i mezzi pubblici è quasi impensabile. Così, quei pochi che viaggiano, sono semideserti!

Bisogna dunque rinunciare? Sicuramente no, a patto che le motivazioni siano sufficientemente forti da giustificare il viaggio.

Così, provo a raccontarlo motivazione per motivazione, partendo dalla considerazione che è bene ottimizzare gli spostamenti, l’unico modo per alleviare il costo ambientale di un viaggio in macchina di circa 120 km per un tempo di percorrenza di 2 h, lungo due strade statali, la SS 17 e la Salaria, tra sabato e domenica. 

C’è anche da domandarsi se è la stagione giusta per una scampagnata.

Ha senso una scampagnata in pieno mese di gennaio? Partendo dalla considerazione che è un gennaio molto poco ‘invernale’ (le temperature a 850 slm andrebbero bene se fosse marzo!) e che le motivazioni sono più di una, direi di sì. Peraltro partiamo con un accenno di pioggia e arriviamo che continua a piovere, in modo sommesso, ma piove. La accogliamo con sollievo: è decisamente troppo tempo che non piove e sia il nostro giardino, sia il frutteto dei nostri amici hanno bisogno di acqua. 

Sperimentazioni scriteriate

Chiara sa delle mie sperimentazioni scriteriate. Ha scoperto così l’eco print proprio da alcune mie prove su cotone e canapa. Così mi chiede di realizzare insieme una tenda per un angolo della loro casa in terra sabina (il vecchio casale dei nonni ristrutturato nel tempo con criteri di sostenibilità energetica).

Così parto con un tessuto della misura giusta e altri scampoli, già mordenzati, una pentola adeguata, spaghi e legacci di vario genere, alcuni supporti per i fagotti e una scatola piena di foglie secche (pur confidando di trovare qualcosa da raccogliere!). Ho messo a disposizione la mia esperienza di sperimentazioni fatte solo per capire con i materiali che raccolgo in giardino e durante le passeggiate. Appena arrivati, mi rendo conto che ci sono almeno due tipi di foglie da utilizzare: quelle delle querce, secche ma ancora attaccate ai rami, e quelle di alcuni grandi arbusti di rose! Nel pomeriggio prepariamo tutto, disponiamo le foglie sul tessuto, prepariamo i fagotti e li mettiamo a cuocere. In serata, portiamo la pentola all’aperto e lasciamo riposare il tutto. La mattina seguente mettiamo i fagotti a sgocciolare, senza aprirli. Abbiamo deciso di aspettare, ci scambieremo le foto con i risultati tra qualche giorno! 

Raccolta di materiali naturali

Pur abitando a distanza di soli 120 km, il paesaggio e la natura sono diversi. Gli scambi di visite sono un modo per guardarsi in torno, tra colli abruzzesi e colline della Sabina. Una volta lasciata la macchina, ci aspettano passeggiate nella natura e, anche d’inverno, c’è sempre qualcosa di interessante da osservare e, magari, raccogliere. Ad esempio le ultime bacche di rosa canina!

Con che cosa sono tornata?

Un bel quantitativo di ghiande, compresi i loro involucri legnosi (le cupole) da utilizzare come semplice decoro in casa. In realtà, ho sempre in mente di sperimentarne l’utilizzo alimentare. Lo so sembra una cosa ‘primitiva’ ma le ghiande sono commestibili. Provo a cercare una documentazione e trovo il titolo giusto: Ghiande e uso alimentare umano. Storia e tecniche, edito recentemente dalla Compagnia delle foreste  che gestisce anche una libreria online. Già so che non saprò resistere.

Un magnifico mazzo di rami di Salix viminalis che ho in mente come utilizzare. In generale, mi piacciono molto le composizioni durevoli. Così ne ho sempre alcune negli angoli giusti. E spesso durano anni! 

Un pezzo di corteccia raccolta da terra di un magnifico esemplare di ciliegio antico, ormai provato dagli anni (ma Walter non lo vuole perdere e  ha provveduto a fare un innesto su un albero di prugno poco distante). A cosa serve una corteccia? Di per sé, a nulla. Ma non si può mai sapere (a breve avrò modo di raccontare i miei esperimenti di tintura con le cortecce di cerro!) e io mi fermo sempre a osservare le cortecce.

Scambio di prodotti locali

Impossibile partire da Navelli senza un barattolino del nostro zafferano (quando abbiamo ristrutturato la casa, abbiamo scoperto in giardino un angolo pieno di fiori di crocus sativus (ce ne siamo accorti solo al tempo della fioritura!). Li abbiamo segnalati e durante il successivo mese di agosto abbiamo preparato tre file per mettere i bulbi a dimora! Così ogni anno abbiamo la nostra piccola produzione di zafferano).

Impossibile anche partire senza un sacchetto di farro. L’ho scoperto da poco anche io, lo abbiamo già sperimentato e trovato veramente ottimo. Conoscerne la provenienza, i terreni dove viene coltivato e addirittura la persona che lo coltiva, ossia Gianfranco (lo stesso dell’orto condiviso!) è un grande privilegio! Non ho pensato a portare anche la farina di farro, ma ci sarà un’altra occasione.

Noi siamo ripartiti con una manciata di tuberi di topinambur (Helianthus tuberosus) da piantare nel nostro giardino disordinato di montagna (uno di quei fazzoletti di terra annessi alle case poste ai margini del borgo medievale che, in paese, chiamano orti, proprio perché erano utilizzati per coltivare piante edibili e alberi da frutto). Li abbiamo prontamente messi a dimora: spero che attecchiscano. Adoro la  loro fioritura e mi piacciono molto i tuberi! E con un bottiglione di olio. Come resistere all’olio della Sabina? Impossibile!

Imparare dalla natura

Oltre a preparare i fagotti abbiamo fatto una magnifica passeggiata per ripercorrere i luoghi della memoria (era questo il rifugio dove venivamo da ragazzi, inizio degli anni Settanta con gli studi universitari, i lavori per sostenere gli studi, tante idee in mente …). Vicino alla fonte raccogliamo una bella manciata di valeriana (discutendo sui nomi locali e dialettali, W., infatti, ricorda che la mamma la chiamava ‘cannella’. Sarà la stessa? Non sappiamo decidere). A casa la puliamo e laviamo per mangiarla in insalata, accanto alle altre verdure! 

È tempo di noccioli fioriti. Gli amenti maschili diffondono nuvole di polline. E riusciamo a vedere anche i fiori femminili, tanto piccoli da essere difficilmente individuabili. 

 

E c’è tanto gigaro (arum italicum), quello da cui ci raccomandavano di stare alla larga durante le scorribande di ragazzini. È velenoso, per questo si chiama ‘pan di serpe’. 

Mentre passeggiamo, guardandoci intorno e raccogliendo, un cavallo bianco ci osserva dal suo grande recinto!

La parole d’ordine: piantare alberi

Nel nostro giardino di montagna c’è ancora spazio per alberi e arbusti. Dei tre viscioli che avevamo preso a luglio, solo uno, apparentemente, è rimasto. È l’occasione giusta per provare di nuovo. La stagione dovrebbe essere favorevole. Così torniamo con due viscioli in vaso. E, come se non bastasse, anche una bella piantina di alloro, raccolta accanto a un alloro molto grande e ormai storico. 

Amicizie senza tempo

Ultima solo nell’ordine ma non certo per importanza, la motivazione è incontrare amici di sempre. 

Sono gli amici degli anni universitari, frequentati per anni e anni con grande regolarità, fino all’arrivo dei figli, , dei problemi quotidiani (famiglia, lavoro, salute, complice la difficoltà di vivere la capitale). Le occasioni si diradano, l’amicizia resta, gli ideali comuni resistono ai tempi. Noi abbiamo abbandonato la città, loro hanno recuperato i luoghi di famiglia. E così, ogni tanto, ci incontriamo tra Sabina e Abruzzo montano. Con il vantaggio di ricominciare a parlare sempre da un qualche argomento interrotto,  non importa se tre mesi, tre o trenta anni fa!

POST SCRIPTUM La premessa è un po’ lunga ma necessaria. Non modifica in modo significativo la situazione in cui ci troviamo. Ma se tutti ragionassimo in termini di risparmio energetico, forse potremmo dare il nostro contributo a una situazione divenuta insostenibile. Avete visto questo documentario, L’era dello stupido?

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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