Raccolti di inizio novembre

Da quando vivo in paese, a ridosso di strade cantonali (non asfaltate), di prati, siepi e campi coltivati, ho ritrovato il gusto per la raccolta delle erbe spontanee. Da giovane il teatro di queste passeggiate finalizzate alla raccolta era in un’altra regione, il Lazio e, precisamente, la Tuscia, in compagnia della nonna. Qui, in Abruzzo, dopo anni e anni in città, ho dovuto recuperare le conoscenze del passato e imparare cose nuove.

Ora, le erbe possono anche essere le stesse, ma i nomi cambiano. Si potrebbe costruire una mappa delle presenze delle erbe spontanee commestibili in giro per l’Italia e sono convinta che, molto difficilmente, si riuscirebbe a definirne il quadro completo.

Una delle prime erbe che mi hanno ‘presentato’ in questa terra abruzzese è stata quella che chiamano ‘matroni’.

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Piuttosto amarognola (simile alla cicoria, per certi aspetti), buona ripassata in padella, sia da sola sia mescolata alle patate: ho imparato a raccoglierla – memorizzando il luogo dove il raccolto è più abbondante, naturalmente – e a consumarla.

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Senza mai approfondire la questione del nome.

Poi ho conosciuto Roberta Rossini e sono entrata a far parte del gruppo Facebook, Erbacce e Dintorni: un luogo virtuale in cui si possono inserire le foto delle piante e dove chi ne sa di più fornisce indicazioni preziose. Naturalmente, bisogna sapere selezionare le informazioni che si ricevono e sottoporle al vaglio di altri strumenti, ma in generale è un bel gruppo, interessante e molto attivo.

Nel caso dei ‘matroni’, ho ricevuto alcune indicazioni e, sulla base di queste indicazioni ho fatto alcune ricerche, in Acta Plantarum, tra l’altro, riuscendo nel mio intento di attribuirgli anche il nome scientifico.

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I ‘matroni’ sono il nome dialettale di una pianta appartenente alla famiglia delle Brassicacaee, la Bunias Erucago o Erucago campestris.

Dalle informazioni che trovo, è presente dal piano fino ai 2200 msl, quindi, con ogni probabilità, entrava anche nella ‘misticanza’, ossia in quell’insieme di erbe spontanee che raccoglievo un tempo. il-raccolto-1

Ai fini del suo consumo, il fatto di sapere o meno il nome scientifico non cambia nulla.

Mi piace, tuttavia, l’idea di poter condividere questa semplice esperienza oltre l’area dialettale dei ‘matroni’, in cui vivo.

E il nome scientifico, in tal senso, è garanzia di condivisione!

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A proposito: la legnaia che si vede in una delle foto, è frutto del lavoro di Candeloro e il cesto di un bravissimo artigiano, Nico Solimano.

Testo e Foto: Rosa Rossi – No Serial Number


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