Questione di punti di vista

(in margine a Il rumore di una chiocciola che mangia di Elizabeth Tova Bailey)

‘Non fare rumore mentre mangi’ … si può dire a un bambino.

Immaginare il rumore che fa una chiocciola mentre mangia è molto più difficile, quasi impossibile.

Per quanto abbia visto chiocciole in movimento sulle foglie, lungo il muro, sulla porta che si apre verso il giardino, tra la verdura (quella che proviene dall’orto o dal mercato!) non ho mai captato alcun tipo di rumore.

Così, quando mi è capitato questo ‘libriccino’ tra le mani, ho dato una rapida scorsa al colophon e non ho resistito. Il desiderio di decodificare l’apparente antitesi del titolo e di comprenderne le motivazioni è stato immediato.

A lettura completata è difficile mettere insieme tutte le considerazioni che ne derivano.

A partire da una seconda antitesi: è un libro molto veloce da leggere (è un ‘libriccino’ come recita la presentazione) ma talmente ricco di osservazioni, di riferimenti, di ‘lentezza’ che richiede una o anche più riletture, un’occhiata rapida (o più) per recuperare un’informazione, una scorsa (o più) per rileggere le epigrafi apposte a ciascun capitolo.

È un libro che racchiude tanti altri libri perché è frutto di studio, di scoperte e di riflessioni.

Per questo c’è una bibliografia molto ricca (peraltro, quasi completamente in lingua inglese come spesso capita in questi casi. Anche il titolo della prima epigrafe – Edward O. Wilson, Biophilia – non è disponibile in italiano pur essendo stato tradotto e pubblicato da Mondadori nel lontano 1984).

E’ un libro difficilmente ascrivibile a un genere letterario. Definirlo ‘libriccino’ non esaurisce il  problema, anzi lo complica: è sicuramente appropriato quanto ad ampiezza ma non risponde affatto alla profondità del contenuto. Peraltro il contenuto è espresso in una forma agile, leggibile e godibile. La definizione più corretta è probabilmente quella di diario, anche se è un diario che nasce da osservazioni quotidiane, abbinate alle letture, anche molto specialistiche, che l’autrice è invogliata a fare proprio per comprendere il comportamento del suo occasionale coinquilino, un esemplare di Neohelix albolabris, ossia un mollusco (Phylum), gasteropoda (Classe).

In una parola, una comunissima chiocciola.

È la chiocciola che un’amica porta a Elisabeth costretta a letto dal terribile effetto di un virus contratto durante un viaggio in Europa, nascosta in un vaso di violette.

L’intruso diviene per Elisabeth occasione di curiosità, di interesse, di conoscenza e, soprattutto, di voglia di continuare a vivere, seppure in una condizione di quasi completa immobilità che ne riduce gravemente per anni la possibilità di vivere una vita ‘normale’.

L’osservazione della chiocciola porta Elisabeth a volerne sapere di più, a procurarsi i libri necessari, a documentare passo passo le sue osservazioni da una prospettiva completamente diversa da quella di un essere umano (Homo sapiens) che, in piedi e padrone di tutte le sue funzioni vitali, guarda con noncuranza a una chiocciola, un esserino apparentemente insignificante che, al massimo, si preoccupa di non calpestare se per caso se lo trova tra i piedi.

Per Elisabeth, la chiocciola diviene un motivo per recuperare la voglia di vivere, di studiare e di scrivere il diario della sua occasionale ma fondamentale compagnia.

Una compagna silenziosa e discreta che peraltro le dà l’opportunità di osservare da un punto di vista diverso il rapporto tra l’uomo e tutto il resto del mondo animale fino a percepire il rumore della chiocciola che mangia.

È un libro fondamentale per comprendere con evidenza come il rapporto tra uomini e il resto del mondo animale non sia necessariamente quello che abbiamo in mente e come la velocità non sia necessariamente la categoria giusta per osservare il mondo.

L’autrice, giardiniera abituata a vivere negli spazi aperti del Maine, ridotta da una doppia casualità – l’aver contratto un virus devastante per il suo organismo e l’aver ricevuto in regalo un vasetto di violette completo di chiocciola – a osservare la natura in un terrario di ridotte dimensioni, ne trae l’occasione per continuare a vivere e per regalare a chi vive con pienezza – spesso in modo distratto – la propria vita un’occasione per riflettere e ascoltare ‘il suono di una chiocciola che mangia’ una foglia (naturalmente anche ragionando sul tipo di foglia e sulle sue preferenze).

 

TESTO: Rosa Rossi


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