Quando rammendare diventa un’arte 

Documentare un’attività artigianale –come facciamo noi di NSN – può essere un’esperienza unica e multiforme. Si ricevono articoli, esperienze, campioni, libri.

Una messe di materiale che diviene occasione per scoperte, idee, sperimentazioni.

Quando poi arriva un libro con un titolo originale che racchiude un termine desueto – rammendo – scatta immediatamente la voglia di sfogliarlo, meditare sui contenuti, esaminare le foto.

Mending Matters di Katrina Rodabaugh è uno di questi libri.

La veste grafica è stimolante, anche grazie alle foto che, per così dire, parlano da sole.

La verità è che ‘rammendo’, per chi – come chi scrive – ha superato un buon numero di decadi, riporta alla mente i tempi in cui rammendare era un’attività consueta: si rammendavano calzini e calzettoni, strappi occasionali nei pantaloni e nei giubbotti dei bambini, si rattoppavano gli strofinacci (dai quali si ricavano presine o stracci, quando proprio non era più possibile utilizzarli per la loro funzione originaria).

Si rammendavano le calze di nylon: ancora ricordo il negozio dove portarle per un lavoro rifinito (a volte, accompagnavo la nonna!).

Si rammendavano i vestiti, da uomo e da donna. La rammendatrice era un lavoro di tutto rispetto.

Si rammendavano i maglioni – rigorosamente lavorati ai ferri – a ‘punto maglia’ (lo saprei ancora fare!).

Insomma l’ago, il ditale, il filo e le forbici erano parte integrante della casa e della vita quotidiana.

La scatola da lavoro, con tutta l’attrezzatura a portata di mano, e la macchina da cucire, non mancavano mai.

Poi, il mondo è cambiato. Si è cominciato a produrre su vasta scala, a prezzi competitivi, con fibre artificiali. Si è cominciato a comprare di più e a gettare con leggerezza per adeguarsi alla moda della nuova stagione.

In qualche decennio, la situazione è divenuta esplosiva e, di fatto, non più sostenibile.

Da questa realtà, è nata una nuova consapevolezza che sta portando al moltiplicarsi di progetti di ‘recupero’ delle attività di cucito in chiave moderna e sicuramente attraente. Progetti che possono diventare formule vincenti per ritornare a una qualità di vita e lavoro sostenibile e gratificante, in grado di riavvicinare anche le nuove generazioni ad attività solo apparentemente desuete ma, nella realtà, ricche di potenzialità.

Il libro di Katrina, in questo senso, è ricchissimo di spunti e suggerimenti, dalla descrizione del suo primo progetto – Make Thrift Mend  (‘Risparmia riparando’) – fino alle singole realizzazioni illustrate nel corpo del libro.

Organizzato in otto capitoli che contengono, complessivamente, ventidue progetti di lavoro, è disseminato di alcune pagine dedicate alle riflessioni di persone che operano nella stessa direzione percorsa da Katrina e che costituiscono, per così dire, il filo conduttore del testo.

Non solo, all’interno dei capitoli, accanto alla spiegazione e alle foto che illustrano i singoli progetti, ricorrono alcune schede specifiche su questioni fondanti (The beauty of hand Stitches, Insights on Mendfulness, The Creative opportunity in repair, Why mending Matters, Slow fashion is a revolution) che costituiscono il secondo livello di lettura del testo, quello dedicato alla teoria delle questioni che supportano i progetti operativi.

Perché se, un tempo, il rammendo era un fatto insito nella conduzione economica di una casa, oggi è un’attività da recuperare e rivalutare, di cui riappropriarsi in chiave di lotta alla cultura dello spreco, al lavoro disumanizzante, all’idea pervasiva dell’ ‘usa e getta’.

 

E, naturalmente, con il ricorso a nuove chiavi interpretative e nuovi effetti artistici, per la moda sostenibile del domani.

TESTO: Rosa Rossi – le foto riproducono alcune pagine del libro


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