Prima di comprare … swappa!

Personalmente, trovo che le cose nuove siano noiose. Non hanno storia, non vibrano. Mi sento più a mio agio con le cianfrusaglie, la roba di seconda mano. La parola stessa è rivelatrice: altre mani hanno toccato quell’oggetto. Pensate a tutte le cose che tocchiamo ogni giorno, ai milioni di piccoli legami che tengono insieme le nostre vite (…). E se davvero tutte quelle cose assorbissero una minuscola scintilla di voi, come se il grasso delle vostre dita contenesse l’essenza della vostra anima?”

Scriveva così Michael Zadoorian  qualche anno fa nel suo Second Hand . E in effetti per chi partecipa agli swap party funziona proprio così.

Ci si ritrova, ognuno con il proprio carico di vestiti non più in uso, e li si scambia con quelli portati dagli altri. Senza per forza portare a casa un numero di capi pari a quelli donati. Senza per forza barattare giacche con giacche e sciarpe con sciarpe. E senza mai dare un valore economico a quello che si sta proponendo.

Perché la moneta che regola questi scambi è un’altra: si chiama voglia di essere più leggeri, si chiama condivisione, si chiama ricerca del capo che serve e con cui evitare acquisti inutili.

E poi il bello è che adottando un capo usato, come ben diceva Michael, si adotta anche il suo passato. Si adottano i suoi percorsi, le sue peripezie, i suoi momenti di uso intenso e di solitudine.

Negli abiti e nelle scarpe usate trovo da sempre una vibrazione più intensa, forse perché queste cose sono già passate in altre mani prima di diventare mie” spiega Silvia, appassionata di swap e di second hand.

Mi hanno sempre affascinato gli swap party e ho iniziato a frequentarli qualche mese fa” aggiunge Erica. “Mi regalo un’ora divertente insieme ad altre donne spiritose. Fino ad ora ho scambiato cose in buono stato, anche nuove, con altre principalmente per mia figlia, che così si trova dei vestiti carini da mettere a mano a mano che cresce”.

Perché di comunità on line dove scambiare vestiti e non solo ne esistono tante (pensiamo per esempio a Zerorelativo, la prima community italiana di baratto on line), ma negli swap c’è una dimensione sociale che aggiunge valore e sapore all’esperienza dello scambio, come sottolinea Anna: “ho aderito qualche mese fa al mio primo swap soprattutto per curiosità.. e poi, partecipando agli incontri, ho scoperto anche la dimensione dell’incontro con persone che, pur della mia stessa città, non conoscevo, ed è stato piacevole!”.


“Il primo swap non si scorda mai” racconta infine Selvaggia. “No, non è solo una citazione rielaborata, per quella che è stata la mia esperienza, questa è la pura verità. Ancora non avevo la benché minima idea di come funzionasse e di cosa avrei trovato. A dire il vero ero anche un po’ titubante, ma forse questo fa parte del mio carattere. Fatto sta che decisi di cogliere l’occasione per dare una seconda opportunità ad alcuni jeans in perfetto stato e indossati solo due o tre volte massimo. ‘Sicuramente troverò qualcuno che li indosserà, a casa mia occupano solo spazio!’. Arrivai nel piccolo negozio dove si svolgeva la serata. Non conoscevo nessuno. C’era un tavolo bianco sul quale erano impilati i vestiti. Presi il mio mucchio di jeans e feci altrettanto. Iniziammo così a presentare i nostri capi: maglioni, felpe, pantaloni, sciarpe e guanti abbinati e…. lui. Il mio grande amore. Un vero trench coat Burberry, in questo caso il Tielocken, disegnato da Thomas Burberry e brevettato nel 1912. Per mia fortuna, ero l’unica partecipante sufficientemente alta per riuscire ad indossarlo e me lo sono aggiudicata”.

Dunque, donne ma anche uomini, fatevi coraggio: aprite le ante dei vostri armadi, analizzatene criticamente il contenuto, mettete da parte quello in cui non entrate più o che non vi piace più, poi chiamate amici e conoscenti, scegliete una data per lo swap e fate girare la voce. La serata brulicherà di parole, tessuti e consistenze. Di racconti e di nuove conoscenze.

E non potrete che esserne soddisfatti perché vi libererete di quello che non vi serve, e magari troverete qualcosa di utile senza intaccare le vostre finanze né appesantire l’ambiente.

Che non fa mai male!

TESTO: Maddalena Cassuoli

FOTO: Maria Barbara De Marco


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