Piccole collezioni naturali

Dedico da sempre alcuni angoli di casa a piccole collezioni naturali. 

Si tratta di materiali vegetali che raccolgo durante le nostre passeggiate.

In generale, infatti, non riesco a camminare se non ho un obiettivo, per quanto semplice. Come, appunto, raccogliere quello che la natura offre, di stagione in stagione. 

Possono essere, rami (preferibilmente caduti), bacche, foglie, ghiande, galle, pigne, ma anche sassi e, con parsimonia, conchiglie, scegliendo tra quelle ormai da tempo lontane dall’acqua. 

Durante le passeggiate porto sempre una sporta di tessuto per raccogliere il bottino: poche cose, quelle che so come utilizzare per i miei angolini, sempre gli stessi che modifico secondo la stagione (senza eliminare, preferibilmente, con il risultato che tendo ad avere delle scorte e, quando sono in giro, a raccogliere il minimo indispensabile).

Gli angoli che arredo con questi materiali sono sempre gli stessi ma sempre diversi.

Nei vasi colloco di solito materiali che mantengono a lungo (lunaria annua, potature di ulivo, cardo dei lanaioli o spighe di romice, ad esempio). O anche fiori secchi (iperico, elicriso, achillea, tra gli altri). 

Nell’angolo del banco da scuola (un piccolo banco in legno, recuperato in un negozio dell’usato pensando ai nipotini che, ovviamente sono cresciuti troppo in fretta!) realizzo un’esposizione sempre mutevole, non solo perché sostituisco ma anche semplicemente perché cambio la disposizione di ciò che espongo. 

Utilizzando come base tre piatti rettangolari in legno (souvenir di una sagra in un paese di cui non ricordo più il nome!) dispongo quello che trovo e che ho a disposizione.

In questo periodo, ho sistemato nell’ordine:

  • rondelle di legni diversi: un segmento di ramo di albicocco (quello che abbiamo trovato in giardino, che ha resistito fino all’estate scorsa, per poi abbandonarci!), una rondella di legno di ciliegio e alcune rondelle di legno di noce provenienti dal frutteto dei nostri amici in Sabina, due segmenti di ramo di mandorlo recuperato nella bottega artigiana di Paolo. 
  • ghiande raccolte in giro (ogni volta che vedo una quercia, raccolgo qualche ghianda). Ora, le querce sono tante, ognuna ha la sua foglia, le sue ghiande e le sue galle, così non mi annoio mai di raccoglierne alcune. Ogni tanto, non sempre, riesco a identificarle. Quelle locali sono per lo più roverelle, ma mi capita di incontrare farnie e cerri. 
  • sassi di colore diverso e un frammento di mattone levigato dall’acqua di mare (ogni tanto facciamo una passeggiata sulla costa abruzzese, abbinata a impegni sulla costa, per sentire l’aria di mare!)

  • infine, pigne in un vecchio cestino. Sono pigne di cedro del Libano, gli stessi cedri del Libano che fanno parte del paesaggio della mia infanzia di cui mia cugina è custode attenta e appassionata ormai da anni. Quando vado a trovarla, immancabilmente, torno con qualche reperto naturale (o un cesto di mele cotogne, nella stagione giusta). E’ un po’ come tenere vicino a me un pezzettino della campagna dei nonni. In realtà, alcune appartengono al cedro del Libano che svetta sulla strada che arriva a casa, a Navelli, e che qualche tempo fa è stato colpito da un fulmine, costringendo Gianfranco a tagliare alcuni rami che potevano provocare danni. Da quei rami ho raccolto due o tre pigne prima che fossero rimossi).

Infine, alcune zucche, nate in giardino dai semi di quella acquistata nel locale mercato contadino.

L’esposizione di materiali vegetali e minerali è anche una preziosa rassegna di sfumature di colori naturali ( e i materiali vegetali, a volte, finiscono in pentola per sperimentare il colore che se ne può ottenere su qualche scampolo di tessuto!

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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