Percorsi cittadini a misura di bambino, tra giardini urbani e workshops

Due nonni, una mamma e quattro bambini.

Una settimana di vacanza, quella di febbraio.

Intorno, una grande città. 

Ecco la situazione di partenza. 

Le giornate sono incerte ma l’idea di rimanere in casa è riduttiva. Una o due uscite sono essenziali: diventano un’occasione per far conoscere ai bambini la città dove abitano, da prospettive a loro dimensione. 

Trovare queste prospettive non è sempre semplice: deve essere un luogo con spazi a disposizione per sostare senza problemi, dove si possa mangiare al sacco, dove ci sia un bagno e, naturalmente, raggiungibili con i mezzi pubblici.

Lo scorso febbraio ne abbiamo sperimentati due (in giorni diversi, naturalmente): la sede della Compagnia del Sale (The Salter’s Campany)  in posizione centralissima (una passeggiata da Bank) e lo Sky Garden, raggiungibile a piedi da Tower Gateway.

 Andiamo per ordine.

Forniti di pranzo al sacco, siamo arrivati a The Salter’s Company un po’ prima dell’orario previsto per il workshop che avevamo prenotato per tempo.

The Company Salter’s ha alle spalle una storia lunga e complessa, iniziata nel XIV sec. e proseguita fino al XIX, ossia fino a quando il sale è stato un elemento fondamentale in svariati campi (la conservazione di carne e pesce, la pulizia, la tintura dei tessuti, lo sbiancamento, lo sgrassaggio, la preparazione di unguenti e medicinali). Per procurarselo si era disposti a tutto, con ogni mezzo. Con le buone e con le cattive, si potrebbe dire.

Insomma, si tratta di una storia complicata (fatta di potere politico ed economico), non sempre esemplare, se non altro dal punto di vista etico. Poi, è intervenuta la chimica sintetica e il sale – sempre fondamentale – è comunque passato in secondo piano. Oggi The Salter’s Company si dedica ad attività di conoscenza storica e chimica (tramite il The salter’s Institute), nella sede londinese, degna del ‘glorioso’ passato (quello che vedete nella foto è solo l’antibagno!)

In questo quadro, organizza giornate di workshop dedicate ai bambini, particolarmente affollate.

Proprio l’affluenza ci ha dato la possibilità di usufruire dell’annesso Salter’s Garden (opera del designer  David Hicks) non solo per consumare tranquillamente il nostro pranzo al sacco ma anche per lasciar scorrazzare liberamente i bambini nel giardino e per ammirare le soluzioni di architettura del paesaggio coniugate all’antico muro di epoca romana incluso nel progetto. 

Le strutture lignee sono perfette per le rose rampicanti e per osservare da vicino la fioritura degli ellebori. 

Scoprire questi abbinamenti tra piante e architettura nel centro di una città fa sempre piacere, anche se si tratta di natura piegata a esigenze di pianificazione paesaggistica urbana, soprattutto quando integrano, come in questo caso, reperti archeologici e strutture di nuovissima generazione. 

Secondo appuntamento.

C’è un giardino nel cielo di Londra. Si chiama Sky Garden. 

Si prenota online la visita, gratuita. Si fa comunque un po’ di fila perché è una meta ambita dai turisti. L’ascensore arriva in un attimo al 35 piano (forse, non ricordo con esattezza!).

La giornata, grigia e ventosa, non è delle migliori ma non è un motivo sufficiente per rinunciare: il panorama è solo un pochino offuscato e il nipotino lamenta di non riuscire a vedere lo stadio. Il continuo andirivieni delle persone che escono per osservare il panorama in tutte le direzioni crea effettivamente molta corrente d’aria. Con il consueto pranzo al sacco, ci sediamo a un tavolino e ordiniamo qualcosa di caldo e un dessert per i bambini.

Il gioco è fatto. 

Il progetto – realizzato dal collettivo di architettura del paesaggio Gillespies con la consulenza specialistica di Growth Industry – segue una logica precisa adatta al microclima creato all’interno della particolare volta di vetro dell’edificio, realizzando una sorta di narrazione botanica suddivisa in tre zone (Shade Tolerant Forest, Transition Zone, Flowering Plants).

Si tratta di un ambiente che non ha nulla di spontaneo, come del resto tutti i giardini urbani: le piante sono scelte in funzione dello spazio, del microclima, dell’effetto desiderato dai progettisti. È una sorta di esposizione di piante prevalentemente esotiche, quasi un libro da sfogliare, da osservare attentamente e da memorizzare. 

Tutta la sezione superiore, dedicata alle felci, è straordinaria: l’idea di riunire in un unico spazio a distanza ravvicinata qualche decina di varietà di felci, di dimensioni diverse (ce ne sono molte arboree) offre un’occasione preziosa per scoprire il mondo, sterminato delle Pteridophida (ossia delle felci: quattro classi, una delle quali, quella della Polypodiaceae comprende 10 000 specie in 7 ordini e 33 famiglie), nel quale non è facile orientarsi neppure per gli studiosi.

Io rimango incantata. Cerco di immortalare le geometrie delle fronde, la particolare forma a ricciolo delle nuove, la dimensione. 

Cerco di documentarmi.

Consulto un volume piuttosto datato (Ferns to know and grow, 1984), ricco di informazioni e disegni, e un agile opuscolo (Key to common ferns) ma mi rendo conto che è un intero mondo da studiare! Mi accontento delle due varietà che conosco direttamente – il Polypodium vulgare e la cedracca o erba ruggine (Ceterach officinarum ), quest’ultima per averla scoperta sulla fessura di un muro, nel paese dove abito – ripromettendomi di fare molta attenzione per il futuro. 

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


Sei un artista o un artigiano? Ti occupi di sostenibilità e di realtà sostenibili? Vuoi che No Serial Number Italia dedichi uno spazio alla tua attività? Vuoi sottoporre a No Serial Number Italia un articolo? Scrivi a noserialnumberitaly@gmail.com

Puoi contattarci via Facebook e Instagram