Per le giornate fredde: un vestito ‘campionario’ ai ferri

Oggi è la giornata giusta per presentare un lavoro facile e di pazienza, perfetto per chi ama lavorare a maglia senza complicazioni: l’aria di tramontana suggerisce un abbigliamento pesante!

La vera particolarità del lavoro è il campionario di lane tinte con colori vegetali che ho a disposizione.

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Una o due matasse per colore. Cosa farne?

La soluzione più semplice sarebbe stata quella di realizzare un plaid. Tanti quadratoni grandi da unire insieme, magari da completare con uno o due cuscini. Ma un plaid ‘campionario’ l’ho già realizzato in una altra occasione: anche in quel caso tanti colori diversi, con abbinamenti – anche improbabili – ma di effetto assicurato! (mi devo ricordare di cercare le foto per mostrarvelo!)

Le altre possibilità sono due: o tante cose piccole o un solo capo decisamente grande.

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In questi casi, vengo presa da un irresistibile desiderio di sfidare le mie capacità anche se il lavoro si prospetta decisamente lungo.

E se facessi un vestito? Ma avrò il coraggio di uscire con un capo così originale (anche se i colori sono quelli caldi della tintura naturale)? Non ha una grande importanza. Può semplicemente essere un vestito ‘da casa’. Abitando a ridosso delle montagne, indossare un capo caldo e comodo è piacevole, soprattutto quando il lavoro principale della giornata è quello di stare seduta al computer, tanti libri accanto (accatastati sulla scrivania  e, spesso, anche in terra).

Il modello lo ricavo da uno già sperimentato per un capo in lino con stampe vegetali che mi pare facilmente adattabile. Ampio, comodo e decisamente british.

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L’ho comprato tempo fa a Londra, se non ricordo male da Liberty http://www.libertylondon.com . Mi è congeniale proprio perché amo i capi comodi, da signora alle prese – come me – con la scrittura ma, perché no, anche da indossare per le passeggiate invernali in un parco, in un bosco …

In ogni caso, è un esperimento: se i risultati saranno particolarmente soddisfacenti, potrò usarlo in molte occasioni. In caso contrario, diventerà la mia ‘divisa’ invernale.

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Il punto di partenza, come già in altre occasioni, sono state alcune giornate dedicate alla tintura insieme a Michela Pasini, ossia Rosso di Robbia, in funzione di aiutante/curiosa e blogger.

Il risultato di queste giornate sono una bella quantità di matasse in sei colori diversi, ottenuti da robbia, more, galle di quercia, reseda, cipolla e, ancora, campeggio + reseda per un verde muschio incredibile.

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Opportunamente lavate, lasciate asciugare all’aria, ne ottengo tanti gomitoli. A quel punto, prese le misure, fatti i campioni e calcolate le maglie da avviare, il lavoro diventa un passatempo divertente: costruire tante strisce di misura decrescente, sempre seguendo il modello, alternando a piacere i colori.

Man mano che finisco le strisce – se in tutto, tre per il davanti e tre per il dietro , più naturalmente le maniche! – mi diverto a combinarle in vario modo per fotografarle.

Quando finalmente sono tutte pronte, le stiro delicatamente, proteggendole con un panno umido, e comincio il lavoro di assemblaggio.

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Volutamente, scelgo di non rifinire i bordi, tranne lo scollo, per evitare che possa allentarsi.

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Nelle foto, potete vedere i risultati di questo lungo sferruzzare (semplicissimo, per la verità: tutta maglia rasata che, come si dice, cresce da sola, anche senza guardare. Facendo attenzione alle diminuzioni, in questo caso!).


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