Passeggiata di un agosto senza pioggia (dedicato ai nipotini)

Difficile intrattenere tre bambini quando per buona parte della giornata non si riesce a stare all’aperto! Il sole, il caldo, la siccità e, a intervalli più o meno regolari, il vento di scirocco stanno rendendo questo periodo veramente difficile.

I bambini si ricorderanno ugualmente della loro vacanza italiana ma gli adulti – genitori e nonni – cominciano ad accusare la situazione.

La scelta della stagione, ormai, è obbligata: le vacanze scolastiche inglesi si concentrano tra ultima settimana di luglio e prima di settembre.

Quindi, bisogna adattarsi.

Allora, ieri sul far della sera, ci siamo incamminati per una stradina ai margini del paese, già quasi campagna, per camminare un po’ con la speranza di qualche scoperta interessante.

Dalla natura, si sa, c’è sempre qualcosa da imparare …

E, per fortuna, nonostante la siccità ormai pervicace, e preoccupante, la natura trova anche la capacità di adattarsi.

Il vero problema di queste passeggiate è che i bambini pensano che i nonni sappiano tutto. Guai a non sapere il nome di quello che scopriamo e fotografiamo.

Invece noi, pur conoscendo, almeno per averlo visto, quello che vediamo (insetti, fiori, bacche …) non sempre ne conosciamo il nome esatto, a volte solo quello dialettale (che nulla ha a che vedere con quello di questa parte di Abruzzo montano).

Comunque, le cose da vedere sono tante e quello che non sappiamo cercheremo di integrarle.

Già all’andata incuriosisce la gattaiola, ossia l’apertura ad arco ottenuta nella parte inferiore delle porte di legno per i piccoli animali (il gatto o, chissà, le galline) che condividevano la vita domestica. Si trova alla base della porta di una vecchia casa abbandonata da decenni, come numerosissime altre in paese.

Poco più in là, sulla parete, un anello di ferro scurito dal tempo: sicuramente per legare gli animali al ritorno dalla campagna (asino o cavallo? Chissà!)

Mentre procediamo, attrae l’attenzione una piccola colonia di insetti arancio/rosso con un disegno geometrico a strisce nere. Somigliano a cimici, per la forma, ma non so assolutamente il loro nome. Una rapida ricerca online ed eccoli identificati: si tratta di Graphosoma italicum.

Armati di alcuni bastoni, ottenuti da rami caduti ai margini della stradina, che i bambini usano a modo loro (la più piccola come un improvvisato cavallo) proseguiamo il cammino, fermando l’attenzione su varie bacche:

il tamaro

le bacche di rose selvatiche (che io chiamo da sempre caccavelle, come ho imparato a casa, nel viterbese, e che hanno un nome difficilissimo: cinorrodi!)

e le prime more (ancora molto indietro come maturazione, a causa della stagione: se facesse una bella pioggia ristoratrice sicuramente faremmo in tempo ad assaggiarle).

Per finire ci avventuriamo in un campo di stoppie dove, a una certa distanza dalla strada, ci sono alcune balle di fieno, o meglio, come ormai si dice, rotoballe. Mentre i bambini si divertono a misurarsi vicino a questo grande rotolo, scopro dei fiorellini azzurri che, in effetti, ho già visto ma di cui non conosco il nome.

In questi casi il luogo giusto in cui chiedere è sicuramente Erbacce e dintorni.  La risposta arriva rapidamente: si tratta di consolida regalis, una ranuncolacea (nota anche come speronella o erba cornetta) tipica di questo ambiente, ossia dei campi dopo il taglio del fieno e delle messi.

Ce ne torniamo verso casa – ormai è ora di cena (una via di mezzo tra orario italiano e orario inglese) -, ripetendo alcuni nomi a gran voce.  Tra questi nomi figura, con mia grande soddisfazione, ‘caccavelle’, urlato a squarciagola con perfetto accento italiano!

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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