“Non esistono clandestini tra quanti lottano per la vita. Clandestino è … chi smarrisce la propria storia”

Siamo a Viterbo, la Città dei Papi, in una giornata di marzo fredda e ventosa, per uno spettacolo che ci sembra perfettamente in linea con la ricerca che No Serial Number sta portando avanti: sostenibilità in tutti i campi e, dunque, prima di tutto e sopra ogni altra cosa, nel rispetto per la persona.

Nella splendida cornice della Sala del Conclave (Palazzo dei Papi), sta per avere inizio Anime migranti (#animemigranti), una produzione Caffeina, con i testi di Mariangela Vacanti e la musica di Mario Incudine. La produzione, nata un anno fa a Viterbo, torna questa sera in città dopo una lunga tournée in giro per l’Italia, nel quadro degli eventi organizzati per l’edizione speciale di Caffeina, Jubilate.

In scena Mario Incudine con la sua band, Annalisa Canfora e Moni Ovadia, a interpretare in parole e musica il dramma delle migrazioni, le sue trasformazioni, il mutare dei suoi soggetti con al centro la Sicilia, isola mediterranea da sempre meta di arrivi e di partenze.

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Nello spettacolo, musica e parole si fondono, a volte si confondono, percorrendo le innumerevoli storie di chi è partito e non è più tornato; di chi è rimasto, ieri, e rimane, oggi, ad aspettare, troppo spesso inutilmente: prima fra tutte la figura archetipica della donna che rimane sola, Penelope, seduta al suo telaio.

Nelle parole – italiano, francese, dialetto – si riconoscono, si intuiscono o semplicemente si percepiscono le storie drammatiche dei siciliani partiti per l’America o per il Belgio, si rivivono le morti drammatiche nel fondo di una miniera o in giro per il mondo e quelle, innumerevoli e recenti, dei naufraghi in balia del mare, e il dolore di chi scopre la scomparsa dei propri congiunti, magari soltanto per caso.

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E, tra un monologo e l’altro, voce maschile e voce femminile si alternano, interpretando gli uomini e le donne – le anime migranti – che hanno fatto e fanno ogni giorno la storia del Mediterraneo.

Mare interno, il Mediterraneo è stato luogo di scontri, di viaggi di conoscenza (da quello di Odisseo raccontato dall’epica greca) e di viaggi per la sopravvivenza.

E’ stato ed è ancora oggi luogo di raccordo tra continenti e paesi che troppo spesso non riescono a trovare la chiave per un dialogo fertile di idee, di scambi culturali ed economici, nel rispetto reciproco.

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Eppure, basterebbe poco per accogliere in nome della comprensione piuttosto che rigettare in nome della difesa della propria identità e del proprio territorio. Un ‘poco’ che diviene perfettamente chiaro a chi stasera sta assistendo a questo incredibile lavoro corale, di parole e musica: la world music di Mario Incudine, intrisa di musica popolare siciliana, e le parole, perfettamente comprensibili, quando si fanno dialetto, anche a chi di dialetto siciliano non sa nulla, vanno oltre. Quando esprimono disperazione, pianto, lamento o urlo, acquistano un valore universale che va al di là di qualsiasi confine: si fanno, appunto, comprensione e accoglienza. Ogni anima migrante ha – e deve mantenere – la propria lingua, ma quando arriva a terra, ancora con il suo corpo, viva, qualsiasi sia la lingua o il dialetto che parla, può farsi comprendere da chi la accoglie. E l’accoglienza può essere soltanto nel nome della memoria storica perché: “Non esistono clandestini tra quanti lottano per la vita. Clandestino è … chi smarrisce la propria storia”.

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Jubilate – Edizione speciale di Caffeina

3 – 27 marzo 2016

A Viterbo, in concomitanza con il Giubileo della Misericordia, voluto da Papa Francesco e a pochi mesi dal decimo appuntamento con Caffeina Festival, fissato, come di consuetudine a fine giugno, si sta svolgendo una Caffeina speciale. Numerosi eventi – spettacoli, concerti, installazioni, reading, dialoghi – sono realizzati nella prestigiosa sede del Palazzo dei Papi (Sala del Conclave, Sala Alessandro IV), nella Cattedrale San Lorenzo o nell’antistante piazza omonima e in alcune altre sedi, all’aperto o in edifici religiosi, e costellano il mese di marzo all’insegna della multidisciplinarità (teatro e musica, libri e arte) e del dibattito su questioni centrali per la fede oggi e per il dialogo interreligioso.

 

http://caffeinacultura.eu/event/jubilate-edizione-speciale-di-caffeina-festival/

 

Un tuffo nel Duecento? Viterbo!

Nell’Alto Lazio, a poca distanza da Roma ma nel cuore della Tuscia, terra etrusca per eccellenza, il cuore medievale di Viterbo risale al 1200.

L’imponente cinta muraria, le caratteristiche torri, il quartiere di San Pellegrino rappresentano un mirabile esempio di architettura medievale e passeggiare per le strade e i vicoli del quartiere significa fare un salto indietro nella storia di quasi 900 anni. Da Piazza San Carluccio, cuore di San Pellegrino, si arriva a Piazza della Morte, da dove si può ammirare il campanile della cattedrale, San Lorenzo, che ci guida fino all’omonima Piazza e al Palazzo dei Papi, il vero cuore storico della città. Risultato di un ampliamento della curia vescovile voluto da Papa Alessandro IV, che nel 1254 abbandonò Roma, ospitò i papi che gli succedettero fino al 1281 e una serie di conclavi, a volte burrascosi. Circa 30 anni che hanno lasciato il loro segno indelebile nella definizione di Viterbo, come Città dei Papi.

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Testo: No Serial Number

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