Neve in giardino … (con qualche riflessione)

Oggi l’articolo è dedicato alla natura e agli alberi da una prospettiva obbligata: quella delle finestre della sede di No Serial Number Italia.

E’ obbligata perché ha nevicato ininterrottamente per quasi due giorni, a una temperatura costante. Una situazione ideale perché la neve ricoprisse tutto con il suo manto. Inevitabilmente è scattata la voglia di immortalarla.

Il paesaggio circoscritto (quello lontano è completamente appannato dai fiocchi che cadono fittamente) è uniforme per il colore ma in realtà continuamente mutevole.

Durante la giornata, la neve si accumula a terra e sui rami, cambia forma con il cambiare anche minimo della temperatura, crolla all’improvviso dai rami degli alberi con un tonfo.

Già, gli alberi! In questi giorni (e nei prossimi!) sono e saranno oggetto della ‘mappa dei libri dedicati agli alberi’ che sto proponendo a puntate nel blog di No Serial Number Italia.

Oggi, in primo piano ci sono quelli del giardino (orto, secondo la definizione tradizionale di questo piccolo paese di montagna arroccato sulla cima di un colle abruzzese, quasi montagna): tutti alberi da frutta.

Gli stessi che l’anno scorso non hanno prodotto nulla (ma proprio nulla!) per una gelata anomala il 25 aprile (dopo un inverno soleggiato e con temperature sopra la media).

Li guardo e, mentalmente, li elenco. Ci sono un melo cotogno, due meli, tre prugni, un albicocco, due fichi, un mandorlo e un noce. Ho come l’impressione che la neve, uniformando il paesaggio, li abbia resi irriconoscibili, anche se la sagoma dovrebbe aiutare nel riconoscimento anche chi non li conosce.  Io li conosco a memoria e non riesco a dire con esattezza, quali riconoscerei se così non fosse. Probabilmente il noce e il fico.

Stando in silenzio ad osservare, riesco anche ad immortale un piccolo ospite che svolazza, posandosi prima sul cespuglio di rose damascene e poi sull’albicocco. Non verrei sbagliare, ma mi sembra una cinciallegra!

Le foto che vi propongo le ho scattate ieri, 18 gennaio 2017.

La neve aveva raggiunto già nella prima mattinata i 60 centimetri.

La strada statale, a fondo valle, era percorsa fin dalle ore notturne dagli spazzaneve.

Le stradine di paese, percorribili solo a piedi, sono tradizionalmente pulite dagli abitanti, come si è sempre fatto (il vero problema è che gli abitanti, nella parte alta del paese, si sono assottigliati a poche unità!).

Sempre ieri, tra le ore 10, 20 e le ore 14, 30 si è avuto uno evento sismico di notevolissime proporzioni (quattro scosse al di sopra dei 5 gradi nella scala Richter e innumerevoli altre perfettamente percepibili).

Dalle 10,30 in poi è mancata l’energia elettrica (che è tornata solo intorno alle 21,00).

In altre zone, anche molto più popolose, la situazione è la stessa, aggravata dalla densità della popolazione e dalle problematiche che ciò implica.

Le fonti di informazione parlano di emergenza terremoto sommata all’emergenza neve.

Vero, certamente, se parliamo di zone costiere, al livello del mare, dove la neve rappresenta un evento eccezionale.

Ma, in montagna, la neve non dovrebbe essere un’emergenza. Nelle zone montane  – soprattutto con aspirazioni turistiche – la neve (nella stagione giusta) dovrebbe rappresentare un valore aggiunto oltre che essere un fenomeno tipico dell’inverno a garanzia di primavere ed estati equilibrate.

Se la neve comporta isolamento, guasti tali da lasciare al freddo e al buio una buona parte della popolazione, viene il ragionevole sospetto che l’emergenza non sia la neve ma l’inadeguatezza del sistema.

Il terremoto è un evento imprevedibile (non avvisa del suo arrivo!) ma in realtà prevedibilissimo: che il territorio della nostra penisola sia in gran parte sismico è un fatto noto. L’unico modo di evitare che diventi un’emergenza da gestire a posteriori con problematiche catastrofiche a livello umano, sociale ed economico, sarebbe la prevenzione (norme antisismiche, piani di intervento …).

Ho come l’impressione che ci sia qualcosa di gravemente sbagliato in tutta questa situazione.

La vera emergenza, a mio parere, è rappresentata dai cambiamenti climatici e dalla disinformazione di chi fa informazione che, nel quotidiano, si trasforma in spettacolarizzazione di tutto (il disagio, una slavina, l’intervistato di turno, e così via).

La vera emergenza sta nel fatto che la conoscenza dell’ambiente e del territorio è generalmente scarsa, anche ai livelli di chi occupa i posti che contano quanto ad organizzazione delle ‘emergenze’.

Nella prospettiva obbligata da cui scrivo, la neve che ricopre gli alberi è garanzia di equilibrio stagionale e di una ragionevole produzione di frutta. Per il mio giardino è un piccolo problema di ‘economia domestica’. Ma per chi dalla produzione del proprio appezzamento di terra, per quanto piccolo, ricava il suo sostentamento, è una questione fondamentale.

TESTO E FOTO: Rosa Rossi – No Serial Number

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