Natura e arte: dalla fusaggine al carboncino …

Qualche tempo fa, in occasione di una passeggiata di fine autunno, incontrando un grande arbusto di fusaggine ho scritto un breve resoconto di quella passeggiata. Della fusaggine non sapevo molto altro oltre a quello che ho scritto in quelle poche righe (anzi, per la verità lo conoscevo come “cappello del prete”). Qualche giorno fa, nel gruppo che seguo abitualmente e che in molti casi si rivela fonte di informazioni preziose – sempre da valutare, naturalmente -, Erbacce e dintorni, trovo un post in cui si racconta una storia che mi incuriosisce: parla della Cascina San Martino, della fusaggine e di una caratteristica dei suoi rami di cui non sapevo nulla. Invio un messaggio a Cascina San Martino per chiedere di poter utilizzare la loro storia, opportunamente ampliata con il racconto della realtà che vivono, sulle colline del Monferrato.

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Il racconto che segue è il risultato della mia richiesta: ne è nata una bella testimonianza di una scelta di vita coraggiosa, che ha preso le distanze da molti aspetti della vita consumistica e dalla città (pur continuando a lavorare a distanza, con tutti i vantaggi della connessione) di cui sono protagonisti Paola e Samuele.

Ecco le loro storie:

Dalla fusaggine al carboncino

La nostra scelta di vita ci chiede di essere sempre curiosi, attenti, sintonizzati sul momento e sui ritmi della natura. Osserviamo un arbusto con delle bacche particolarmente belle, lo salviamo dai rovi, scopriamo che si chiama fusaggine.

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La fusaggine è un arbusto selvatico molto comune e prolifico qui in Piemonte, caratterizzato da un legno molto resistente, compatto e flessibile. Verso la metà di ottobre, produce delle originali bacche rosa velenose, chiamate comunemente “cappello di vescovo”.
Cercando in rete informazioni, scopriamo che i rami della fusaggine sono usati nelle belle arti per produrre carboncini da disegno molto fini e compatti, che non si sbriciolano e marcano il foglio in modo fluido ed omogeneo.

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Approfittando di un falò programmato per bruciare alcuni rovi (ma va bene anche la brace della stufa a legna, a fine serata), abbiamo provato a carbonizzare i rametti di fusaggine e abbiamo ottenuto realmente i carboncini. Non avendo particolari doti artistiche, li regaleremo alla nostra amica e vicina di casa Daria Modiano, pittrice e ritrattista .

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Recupero, riciclo, valorizzazione di ciò che offre la natura. Queste sono le nostre parole d’ordine!

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Dove siamo:

Sulla cima di una collina in val Grue, vicino a Garbagna.

Chi siamo: 

Siamo Paola e Samuele: provenienti da Milano (e da esperienze di vita diversissime) ci siamo conosciuti nel 2011, scoprendo di essere accumunati dalla voglia di vivere una vita realmente diversa, più semplice ed essenziale, in armonia con la natura e gli animali. Dopo 3 anni di “palestra” nel Monferrato, abbiamo finalmente trovato Cascina San Martino – un vecchio casale abbandonato da anni – e abbiamo capito che avevamo finalmente la possibilità di costruire qualcosa di nostro, e vero.

Cosa facciamo: 

Portiamo avanti i nostri lavori su internet e dividiamo il resto del tempo tra lavori di sistemazione delle case e dei campi, attività di recupero, riciclo creativo, autoproduzione. Crediamo che la cultura contadina sia un bene prezioso da riscoprire e sviluppare, interpretando le competenze tradizionali in chiave moderna. Tramite lo studio, il dialogo con gli anziani del luogo e altri “neorurali” che condividono la nostra scelta, cerchiamo di creare consapevolezza e  di vivere in prima persona una vita oggi realmente alternativa.

Perché lo facciamo: 

La vita cittadina, fondata sul mercato, rende gli uomini tutti uguali, cloni e ingranaggi di un meccanismo che chiede loro di lavorare e consumare. In questo modello, si perde il contatto con la realtà ultima, si delega ogni cosa ad altri (nella iper-specializzazione odierna) perdendo per strada il gusto e la soddisfazione che si possono ottenere solo prendendosi pienamente la responsabilità delle proprie azioni.

La verdura del supermercato, servita nella comoda vaschetta, è sempre disponibile ed economica. Siamo abituati a consumare cibi di cui non conosciamo la provenienza, anche qui delegando ad altri parti fondamentali della nostra vita come l’alimentazione.  Non solo a causa di un’agricoltura chimica ed artificiale, ma anche per lo scarso impegno che ci richiede procurarcela, abbiamo dimenticato i “sapori di una volta”.

“Il tempo che hai perso per la tua rosa è ciò che fa la tua rosa tanto importante”, faceva dire Saint-Exupéry alla Volpe.

Quando semini nella terra che hai preparato, ti prendi cura quotidianamente di quella pianta, e infine con gratitudine la consumi, tutto il tempo e le attenzioni spese per essa portano sul cibo la tua consapevolezza. In questo senso, i “sapori di una volta” dipendono tanto da noi quanto da ciò che mangiamo.

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Testimonianza di Paola Rivalta e Samuele Contardi

Raccolta da NO SERIAL NUMBER

Foto di Samuele Contardi


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