Little Hands “piccole mani” crescono e si illuminano

Una semplice lampadina a bulbo, di quelle che abbiamo usato centinaia di volte, che hanno illuminato migliaia di nostre serate. Una semplice lampadina, un oggetto comune che ci lascia il più delle volte indifferenti, a meno che non venga usata per combattere una battaglia inimmaginabile.

Ci troviamo in Benin, Africa, in particolare a Ganvié, un piccolo villaggio di palafitte sul lago Nokoué  dove tutte le notti, dal tramonto all’alba, migliaia di bambini e ragazzi dai 4 ai 18 anni vengono inviati su fatiscenti imbarcazioni di legno a lavorare. Sono ejt (enfants jeunes travailleurs), bambini e ragazzi lavoratori, come dice la sigla francese, e per di più notturni: bambini e ragazzi sfruttati come guardiani delle reti da pesce calate dai pescatori della zona. Durante la stagione delle piogge, spesso le imbarcazioni si riempiono di acqua, si ribaltano e di questi guardiani si perdono le tracce. Perché la maggior parte di loro non sa neanche nuotare … Bambini e ragazzi indifesi, anche davanti a un eventuale attacco dei ladri di pesci.

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L’associazione italiana Little Hands di Cantù (https://www.facebook.com/littlehandsIT/) in collaborazione con un gruppo di ejt ormai cresciuti che vogliono cambiare la sorte del loro paese, da alcuni anni porta avanti progetti con la finalità di ridurre questo sfruttamento minorile.

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Un fenomeno non semplice da gestire. Tutte le convenzioni internazionali sui diritti vietano categoricamente il lavoro dei minori di quattordici anni. In Benin, come in tanti altri paesi dove si vive di sussistenza e in estrema povertà, è una tradizione secolare, molto difficile da intaccare, che deriva dal sistema poligamico di queste popolazioni. Molto frequentemente, infatti, le famiglie arrivano ad avere addirittura venticinque figli. Un numero così elevato di bambini comporta necessariamente l’auto mantenimento dei ragazzi stessi, costretti così a lavorare fin dalla tenera età.

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Non basta presentarsi a queste popolazioni ed esigere l’interruzione forzata dello sfruttamento. Non basta perché bisogna in tutti i modi estirpare la poligamia, un’usanza africana molto ben radicata, dall’interno. Il cambiamento non deve venire dalle società occidentali ma deve farsi largo nella stessa cultura beninese. Per questo motivo, l’associazione di ejt e Little Hands hanno ideato un nuovo progetto equosolidale, “Zero bambini guardiani sul lago” che prevede l’acquisto di una piroga a motore che sarà usata tutte le notti per pattugliare il lago e recuperare i bambini guardiani riportandoli a terra.

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A questa prima fase del progetto ne segue necessariamente una seconda, nata dalla richiesta degli stessi bambini, ossia l’apprendimento di un mestiere alternativo e dignitoso con cui possano mantenersi. I bambini hanno il sacrosanto diritto all’istruzione e i progetti di ejt e Little Hands prevedono che, dopo le ore di lavoro, tutti i ragazzini frequentino la scuola insieme ai loro genitori. Fabio Cattaneo, presidente di Little Hands, che da anni promuove i progetti dell’associazione a favore di questi bambini africani, ci racconta quanto sia emozionante assistere alle lezioni scolastiche di queste famiglie in cui i bambini stessi, che hanno ormai imparato a scrivere e leggere, insegnano ai genitori ancora analfabeti.

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Per sviluppare il progetto, ovviamente, c’è bisogno di denaro, per questo le associazioni hanno ideato un semplice prodotto di riciclo da vendere sul mercato italiano. Non è il primo: da anni riciclano la latta per creare bellissimi oggetti di arredamento, angeli, macchine, trenini, aerei che vengono venduti in alcune botteghe equosolidali lombarde o contattando direttamente l’associazione tramite il sito internet.

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Questa volta hanno optato per il recupero delle lampadine a bulbo fulminate che, invece di essere gettate, vengono rimesse in vita con la stessa finalità, ossia illuminare, ma in modo diverso: riempita di olio, dotata di uno stoppino, la lampadina è in grado di bruciare e fare luce per sette ore.

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Un piccolo bagliore che potrà, seppur lentamente, scalfire il buio che avvolge questo lago e tutti i suoi ignari guardiani bambini.

Un piccolo, e poco costoso, oggetto che può illuminare le nostre feste di Natale permettendoci di donare una speranza in più anche ai meno fortunati.

TESTO: Eletta Revelli

FOTO: LittleHands – Eletta Revelli


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