Le stagioni del grottino. Giardino d’inverno

C’è un luogo, in paese, che cambia di stagione in stagione. 

Sempre accogliente, sempre uguale ma sempre diverso.

Sempre accogliente perché Rosella ha un gusto innato per l’arredo e riesce con pochi tocchi ha dare un aspetto diverso anche uno spazio che per definizione è quasi impossibile da arredare. 

Di cosa si tratta? È presto detto: di una grotta. 

Ma è una grotta speciale, con affaccio su uno slargo della strada e adatta come dispensa ma anche come museo. 

Rosella è una collezionatrice. Non butta niente. Anzi recupera. E tutto ciò che recupera riceve accoglienza e un’adeguata ‘messa in scena’ con pochi accorgimenti e qualche accostamento originale.

Lo spazio che affaccia su strada è, naturalmente, quello più luminoso. Ed è quello che diviene spazio-laboratorio privilegiato per i lavori stagionali e per le chiacchiere estive al riparo dal sole. Perché, si sa, una grotta, in estate, rimane fresca. Così diviene rifugio dalla calura, per passare il tempo in compagnia, magari un lavoro di maglia o di cucito tra le mani, mentre i più piccoli sono fuori, incuranti del caldo ma a portata dei richiami.

Con l’arrivo dell’autunno, cambiano i lavori. Dopo il raccolto dei pomodori, arriva il tempo delle patate, delle cipolle, delle noci e delle mandorle (sempre che la stagione sia stata foriera di frutti, il che – come ben sa chi si occupa di campagna – non sempre accade). 

Lo stesso spazio diviene perfetto per la selezione e l’organizzazione (in cesti, cassette di legno, sacchi di juta). 

Quando poi capita, come è accaduto quest’anno, che la stagione della raccolta dello zafferano (ottobre inoltrato) sia calda, lo stesso spazio diviene anche il luogo perfetto per la ‘sfioratura’, un’operazione che di anno in anno rappresenta un vero e proprio spettacolo per chi non lo ha mai visto.

Passato anche il tempo dello zafferano, il mese di novembre comincia a far sentire i primi freddi, soprattutto durante la notte. Ed ecco allora che Rosella trasforma il grottino nel rifugio invernale per la sua magnifica collezione di succulente. Perché una grotta d’estate è fresca ma d’inverno mantiene una temperatura costante, perfetta per ospitare le piante grasse che, all’esterno, morirebbero. 

Così da qualche giorno si può ammirare il nuovo allestimento scenico ideato da Rosella. Le piante sono tutte al riparo ma non in modo casuale. Ognuna ha trovato la sua collocazione, spesso originale. Che siano appese o poggiate su un ripiano, sfruttano abilmente gli oggetti del museo (vecchie pentole, secchi, stoviglie, ciotole, attrezzi da lavoro o per la casa). 

Tra le piante grasse, fa bella mostra di sé anche una felce che ha trovato collocazione in un ‘prete’, ormai decisamente inutile nelle case riscaldate ma prezioso nelle case di un tempo in cui l’unica fonte di calore era il caminetto in cucina e il letto, al momento di andare a riposare, era gelato.

La novità è rappresentata da una sorta di tenda che non copre la vista ma al massimo rappresenta uno schermo a quello che si intravede alle sua spalle. Si tratta di una tenda dell’artigianato indigeno brasiliano: animaletti in terracotta lungo tante corde da attaccare ad un supporto. Nata per un ambiente caldo, l’ho acquistata in una bancarella durante una fiera dell’artigianato a Campinas (Stato di San Paolo, Brasile), ormai quasi trenta anni fa: non sapevo assolutamente dove avrei potuto ambientarla. E difatti non l’ho mai ambientata ma l’ho sempre conservata gelosamente. Una volta iniziata la nostra nuova vita in paese, ho pensato che le avrei trovato facilmente posto il giardino salvo rendermi presto conto che il vento, da queste parti, non scherza, da qualsiasi direzione provenga. 

Così qualche giorno fa, l’ho tirata fuori dalla cassapanca dove l’avevo riposta e l’ho consegnata a Rosella: sapevo che le avrebbe trovato un posto adeguato.

La cosa più bella è che sembra sia lì da sempre. 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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