Le ‘erbacce’ di una vita. Il dialogo 2

Il Dialogo 2

(la seconda parte del dialogo tra tanti amici di Erbacce e dintorni che hanno partecipato al gioco proposto da Ilana: raccontare tre piante legate ai ricordi della propria infanzia)

Claudia V.: Ginestra: mi ricorda le passeggiate domenicali con i miei genitori.  Il rovo di more: c’erano sempre degli enormi ragni gialli e neri che facevano ragnatele “rattoppate”, bellissime! Il papavero: il nonno mi faceva fare i timbrini.

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Ilana B.: Il ragno tigrato! Tutti avete ricordi col papavero! Vorrei provare a fare i timbri anche io …

Sonia M.: Bellissimo gioco, brava. Dunque, per me: le primule di cui coglievamo solo il calice per farle suonare soffiandoci dentro. Il gelso che c’era sulla riva del lago dove andavamo a fare il bagno d’estate … che scorpacciate ci facevamo, la nostra lingua e le mani diventavano viola. E per finire un fiore di cui non conosco il nome; inizia a fiorire proprio in questo periodo, fa dei bei fiori rosa e bianchi, che poi diventano degli enormi porta semi che scoppiano quando li tocchi, passavamo molto tempo a farli scoppiare (probabilmente, i fiori di vetro, ndr.)

Viviana D.S.: Salvia, strelitzie e melograno. Da piccola mi affascinano i fiori … poi una passione particolare per il melograno e i suoi frutti squisiti che sin da bambina amo.

Ilana B.: Anch’io ne vado matta! Dove cresce bene il melograno in Italia?

Lela S.: La cicoria: nonna da brava romana mi portava nei campi vicino casa a raccoglierla. Le margherite: ci facevo le ghirlande al parco. Il rosmarino: una volta ha avuto un “effetto placebo” incredibile su me e il mio fratellino: i nostri genitori – assassini! – ci portarono a fare un’escursione di 6 ore nelle montagne sarde ad agosto. Quando eravamo allo stremo delle forza ci dissero che il rosmarino era una fonte di energia e lì era pieno di cespugli! Abbiamo finito il percorso ognuno col suo rametto in mano, felici e pieni di energie!

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Lucia S.: Noi lo chiamavamo il “lì” in dialetto ora vi spiego com’è: cresce ad un’altezza di 800/900 metri, assomiglia ad una spiga con la metà in cima morbidissima la raccoglievamo a fine estate per poi fare delle fascine e li coloravamo con colori accessi giallo, rosso, verde, blu poi li lasciavamo in aria e cadevano in piedi. Le margherite perché ne facevamo corone per vestire le bambole da principesse. Il ‘pagio’, un’erba che mangiano anche le mucche, dolce e aspra allo stesso tempo. Ha foglie a terra ma anche spighe.

Annarita T.: Gelsomino: il profumo della mia casa da bambina

Oleandri: al mare ce n’erano e ce ne sono tantissimi.

Pitosforo: mi piaceva raccoglierne le palline per giocare.

Roberta M.: Malva anch’io … Chissà perché? (Scherza con il cognome, ndr.) Il soffione … ci giocavo con la nonna. La parietaria per far impazzire gli allergici!

Giuliana A.: Io in campagna: capriole sull’erba sdraiati a succhiare i petali del caprifoglio, a soffiare i semi del tarassaco (li chiamavano soffioni e il fiore giallo lo chiamavamo piscialetto). In primavera alla ricerca di violette profumate nei fossi, le rose del giardino di mia nonna anche loro profumate, i papaveri in mezzo al grano o sui fossati e il trifoglio: la ricerca al quadrifoglio e chi lo trovava vinceva!

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Bruna P.A.: Ricordo da bambina facevo le bamboline con i fiori del papavero, “ciucciavo ” i fiori del trifoglio rosa … e ricordo il primo bacio sotto un tiglio con il profumo dei suoi fiori … e ogni anno attorno al 13 di giugno risento nell’aria questo profumo e spero che anche il mio amore da lassù lo senta!

Giuliana A.: E chi non ha mai preso delle orticate nelle gambe? Io – che ero un maschiaccio – sempre su e giù per i fossi ero sempre orticata!

Ilana B.: E’ vero!

Bruna P.A.: Una cosa … chi di voi di Torino veniva giù nella ferrovia di via Sempione a raccogliere il sambuco?

Ilana B.: Io sono vissuta a Torino ma non nata e cresciuta. Devo chiedere a mio marito!

Bruna P.A.: Chiedigli anche se giocava con i “peru-peru” (orzo selvatico, hordeum murinum) e dicevamo: ‘peru peru munta su cala cala pi nen giù’ (‘Pietro, Pietro sali su e non scendere mai più giù’, ecomuseo.comune.parabiago.mi.it/ab/inv/azioni/web/altri/221.htm)

Era una sorta di spiga somigliante al grano.  E poi c’erano i “tacapui”, ossia la bardana, con i suoi fiori uncinati. Mamma quanti ricordi! Potremmo scrivere un libro …

Roberta G.M.: Rumex acetosa che noi chiamavamo ‘pan e vin’, succhiavamo gli steli … avevano un sapore acidulo; i papaveri e fiordalisi che mi ricordano i campi di grano della mia infanzia; infine il bagolaro, Celtis Australis: vicino a casa della mia famiglia di origine ce n’è un esemplare ultracentenario.

Ilana B.: Mmm che buono!

Roberta G.M.: Sì, infatti, però ora non lo mangerei per niente!

Chiara C.: In Piemonte chiamiamo l’acetosa ‘pan cük’. Anche da noi si usava succhiare i gambi …

Ilana B.: L’acetosa, anche noi da bambini!

Panatta R.: Anch’io la cicoria, raccolta da mia nonna in qualsiasi prato o parco. A Roma all’epoca si poteva, non c’era tutto questo smog. Poi le more al paese di mio padre, vicino a Tivoli: le raccoglievamo di mattina all’alba per farne marmellate … ma che scorpacciate durante la raccolta! E poi i gerani di mia madre sul balcone che mia sorella, da piccola, ogni tanto mangiava!

Carlotta B.: Le bocche di leone che adoravo senza un perché, il mio amico tiglio che mi tradì senza un perché: in braccio alla nonna infilai le mani nel fresco delle sue foglie e un’ape mi punse. E tutte le erbe aromatiche che ho conosciuto per mano alla mia bisnonna.

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Ilana B.: Mi sarebbe proprio piaciuto avere una nonna cosi!

Maria Grazia N.: Pitosforo (lauro ceraso, ndr.): a casa ne avevo un cespuglio enorme e al suo interno mi ero costruita una tana. Bignonia … sparavo i boccioli: se li schiacci tra le dita parte una pallina, modello cerbottana! Topinambur: li raccoglievo nei fossi con la nonna e per raccoglierne uno sono caduta nel fosso e mi sono ferita ad un ginocchio … Ho ancora la cicatrice ma ricordo quella caduta con affetto!!

Ilana B.: Hahahahaha

Chiara C.: Che bella questa idea … ce ne sarebbero tante ma scelgo il trifoglio, o il lamio (falsa ortica, ndr.), che per me e la mia compagna di giochi erano un po’ intercambiabili: ne succhiavamo i fiori perché erano dolci; poi il salice, su cui il babbo mi aveva costruito una casetta, e l’albicocco che, all’epoca, non aveva ancora tutte le malattie di adesso: ne coglievo e mangiavo i frutti caldi di sole per merenda mentre giocavo in giardino …

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Manola L.: Le margherite che coglievo per mia nonna, le rose del mio giardino: per prenderle da piccola avevo sempre qualche spina alle mani; e di fronte casa una distesa di girasoli.

Elena C.: Il pino marittimo per il profumo che adoravo nelle giornate liguri da bambina. La cicoria amara dei prati che cuocevo con mia mamma. Le bocche di leone o la ‘rovina romana’ che facevo ‘parlare’, con quel movimento che si faceva stringendole con le dita.

Roberta R.: Sambuco: raccoglievo le bacche per farne inchiostro e altre pappe mostruose. L’‘erba della Madonna’ (sedum telephium), mia nonna ne teneva una pianta davanti casa come “cerotto” d’emergenza. Ne ho ancora delle piante fatte da talee della sua: è un legame e una tradizione che continua con le mie figlie.

Ilana B.: Che bello! Forse ci sono già, ma sarebbe bello organizzare una scuola per insegnare queste cose ai ragazzi. Io manderei i miei figli subito. Anzi parteciperei!

Cristina F.: Asparagi selvatici (li andavo a raccogliere insieme al nonno), ulivi (sempre il nonno mi ci aveva appeso un’altalena e liane per arrampicarmi stile Tarzan), fico (c’è ancora ! Una varietà locale che fa frutti dolcissimi). Vabbe’, dai, devo nominare pure le violette mammole (ci sono ancora pure loro).

Roberta R.: Ilana splendida idea!

Ilana B.: Bella vero? Tutti che tornano nell’infanzia ma non riesco a seguire tutte le storie! Dopo cerco di recuperare!

Vincenzo C.: Il sambuco: con gli amici, ne facevamo lance, i suoi rami dritti erano perfetti; due grandi ippocastani che svettavano nel cortile dell’asilo; i filari di gelso ai lati dei fossi.

Roberta G.M.: Pensandoci solo tre sono poche! Leggendo i vostri commenti me ne vengono in mente di piante e di ricordi!

Ilana B.: Lo so. Anche a me sono venuti poi il fico d’india. … l’acetosa, le banane  bocca di leone! Sono tutti ricordi colorati. Ho scritto 3 altrimenti non finiscono … sono i primi 3 che vengono in mente senza pensarci troppo.

Gabriella M.: Il papavero: con il pistillo si facevano i tatuaggi sul dorso della mano. Il soffione: si tagliava il gambo in tre parti per fare tanti riccioli. Le rose: quanti petali raccolti per fare l’acqua di rose! Si trascorrevano ore per raccogliere macerare e filtrare.

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Elena C.: Vero! Io con i papaveri facevo le bamboline dalla gonna rossa.

Coi petali dei gerani facevo lo smalto x le unghie: in pratica, li bagnavo e li appiccicavo semplicemente!

Ilana B.: penso che se lo proponessi alla figlia di mia sorella, oggi, mi guarderebbe male con tutti gli smalti che ha!

Francesca D.N.: rosso geranio … un colore strepitoso!

Rosa R.: Il castagno … perché da bambina andavo nel bosco sul terreno dei nonni con fratelli e cugini: c’era una fonte e usavamo le foglie come bicchieri per bere!

Gabriella M.: Ilana il tuo gioco interattivo ha avuto successo!

Ilana B.: Hai visto? Perché sono sempre ricordi puri … le piante abbelliscono anche i ricordi brutti!

Elena C.: Quei piccoli calici tondeggianti che popolano i prati da maggio a settembre e che si possono far scoppiare … mannaggia a me che non conosco il nome….

Rosa R. E’ la silene? Quando si secca, diventa un fischietto!

Elena C.: Queste! Le faccio scoppiare ancora oggi.

Gabriella M.: Anch’io ma non conosco il nome.

Elena C.: Qualcuno ce lo dirà!

Ebano Y.: Di tiglio o di acero?

Elena C.: Noi con i tigli. A Milano e in Brianza molti viali sono costeggiati da tigli.

Ebano Y.: E si mangiano?

Elena C.: Come fitoterapico il tiglio è usatissimo, come tisana pure. Mangiarlo non saprei …

Ebano Y.: Dicevano cosi nel post … io so per certo che le infiorescenze giovani dell’olmo e dell’acero si mangiano.

Fiore M.: Il ‘pan di cuculo’ (credo si chiami così) (o giglio caprino, Anacamptis morio, ndr.) che mangiavamo in primavera e sapeva un po’ di aceto.

Gabriella M.: Io. So riconoscere il profumo lontano un miglio.

Floriana F.: I miei ricordi sono: i papaveri per il loro pistillo, lo premevamo sulla fronte per fare la stella, o creavano le ballerine! Poi c’era un fiorellino violetto con le foglie pelosette, che succhiavamo perché è dolce (anchusa, ndr.), e una pianta dai fiorellini piccolissimi celesti che mia nonna chiamava “gli occhi della madonna” (Veronica persica, ndr.). Aggiungo le rose, che da bambina profumavano ancora, ora non hanno più profumo!

Stefania P.:  L’erba salina (rumex acetosella): mi piaceva molto succhiarla; le margherite con cui si facevano i braccialetti. Il tarassaco: mettevamo i pezzetti di gambo nell’acqua per vederli arricciare … ricordi …

Sergio S.: Quercia: aspettavo le giornate ventose e mi arrampicavo a 7/8 metri da terra per essere dondolato. Grano: ho cominciato ad aiutare alla trebbiatura quando avevo otto anni, e masticavo i chicchi fino a sviluppare il glutine e usarlo come chewing-gum. Fieno: mi tuffavo nel fienile da tre metri di altezza e mi ci rifugiavo nei pomeriggi di pioggia.

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Rosa R.: Le ghiande … le toglievamo dal loro contenitore (le cupole esterne, ndr.) con cui facevamo interi servizi di tazzine …

Manuela F.: Che bel gioco. Ho fatto un po’ fatica a sceglierne solo tre ma ce l’ho fatta! La celidonia per i tatuaggi con il suo lattice, l’acetosella per il suo sapore, le foglie di castagno perché opportunamente piegate e cucite tra loro attraverso il peduncolo diventavano cappello, cestino, cintura etc.

Paola P.: I pomodori perché mi ricordano la passata che facevo con i miei genitori. Le ciliegie che andavo a rubare con i miei amici sugli alberi. I papaveri perché con il pistillo ci disegnavo una stella sulla fronte.

Anna C.: L’ibiscus, la siepe del mio cortile; il gelso con le more che mi tingevano bocca e mani; la cedrina della nonna che ne faceva un liquore a me vietato, come quello dei semi di mela.

Cosetta M: Bellissima idea! Difficile limitarsi a tre!

1° la turcamelia che mia nonna aveva in giardino, 2° gli anemoni selvatici che raccoglievamo a mazzi, con una carissima zia, nei prati appena fuori città, 3° i frutti della malva che un’amica raccoglieva in campagna e portava da me per mangiarli insieme perché ero troppo piccola – avevo 5 anni – e mia mamma non mi mandava con lei a raccoglierli.

Ilana B.: Ma sei la prima che mangiava la frutta della malva. Hai vinto!

Cosetta M.: Forse ho sbagliato termine, non si chiamano frutti!

Ilana B.: Invece sì, ti metto la foto.

Cosetta M.: Sono proprio loro! Sai che, ancora oggi, li raccolgo e li mangio quando li trovo?

Ilana B.: Ho chiesto a molti ma nessuno sapeva di cosa stavo parlando. Io li adoravo! Sono molto nutrienti: oggi non li ho nei dintorni.

Cosetta M.:  Che tenerezza però: un’amica che li raccoglie uno per uno e li viene a mangiare insieme! Credo che il sapore che cerco sia questo!

Cosetta M.: Grazie per avermela fatta ricordare.

Ilana B.: Tenerissima! Sono piccoli ed è un lavorone. Ti voleva bene!

Cosetta M.: Infatti.

Manuela M.: Margherite, ovviamente per l’ossessiva domanda “m’ama o non m’ama?”; un pesco i cui rami raggiungevano il balcone del primo piano e gli amici più cari e il trifoglio. Passavamo interi pomeriggi nei campi a cercare quello con quattro foglie.

Anna C.: Ne avrei altri mille! Ma non ce la faccio a non parlare dei fiori che mio padre prediligeva per i suoi meravigliosi acquerelli: margherite, papaveri, anemoni, settembrini (aster, ndr.) e altri fiori di campo.

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Trixy F.: La malva, perché con il suo polline mi ci truccavo; le belle di notte – non conosco il nome scientifico: con molta attenzione tiravo via la parte inferiore, dove c’era il seme e le trasformavo in mongolfiera; e un’altra pianta, che faceva fruttini piccoli di colore scuro: spremendoli ne usciva un liquido di colori diversi tra il rosa perla, il fucsia, il viola … mi piaceva tanto ci facevo lo smalto magico …

Ilana B. Tu e Elena C. potete aprire un attività di trucchi naturali!

Patrizia B. La portulaca: strizzandone i petali, facevo succhi colorati nel mercatino di noi bambini. Le foglie di robinia bagnate con la saliva: le avvicinavamo alle labbra e soffiando sulla superficie emettevano un suono simile ad una trombetta, e poi quanti steli d’erba ho succhiato …

Silvia F. Le margherite, per farci lunghe collane. Il trifoglio rosa per i gambi asprigni. I soffioni: dove passavo io, non ne rimaneva uno! Ma ce ne sarebbero molte di più. Il cespuglio di lamponi: certe scorpacciate! Le more di rovo: la merenda quando si stava sempre in giro in bicicletta. Il ciliegio dove passavo ore arrampicata a mangiare sul ramo più alto.

Elena C.: Mio nonno mi permetteva di cogliere le ciliegie su alberi alti con improponibili scale di legno lunghissime e flessibili … trooppo flessibili! Tra gli occhi terrorizzati di mia madre e compiacimento del nonno riempivo i miei cesti!

Paola P.: ehi! e i boccioli di papavero con la cantilena ‘prete o monaca’ per indovinare se dentro erano rossi o bianchi? Anch’io ricordo lo stelo dell’immancabile acetosella in bocca … e poi sì, le more, raccolte a chili nelle interminabili passeggiate d’estate, con il profumo di marmellata che aleggiava per tutta la casa … bei ricordi davvero!

Giovanna G.: Accidenti quanti ricordi … e quante occasioni perse per i bambini di oggi.

Ilana B.: Sì … triste!

Sonia R.: Mia figlia ci prova … ma ha il terrore degli insetti e non si gode il resto

Ilana B.: Iscriviti alla pagina degli insetti così impari e la insegni. Ci sono soluzioni. Io avevo l’acquario delle formiche e guardavo i tunnel. E poi all’asilo ci facevano osservare il ciclo vitale degli insetti. Potete farlo a casa, con una farfalla per iniziare. Se le spieghi magari si incanta. Io da bambina non avevo paura. Poi crescendo, ho cominciato a schifarmi. Ora seguo e ho imparato tante cose … e mi fanno tenerezza. Non li schiaccio più. Per esempio, ho imparato che la scutigera che mi disgustava e faceva terrore è super amica delle case!

Rosalia T.W.C.: Il fico bianco vicino alla vigna perché mi arrampicavo con la mia cugina preferita, mangiavamo e, tra un fico e l’altro, ci raccontavamo i segreti. Le arance perché ricordo papà che mi reggeva la scala mentre io le raccoglievo. I pomodori: la nonna li metteva a essiccare e la mamma faceva le conserve …

Gioia M.: Cicoria: mia madre passava giornate a raccoglierla. L’ulivo: sempre giocato fra i suoi tronchi. Le margherite gialle che mia madre faceva crescere a confine come un muro.

Katia D.Q.: La GINESTRA: il suo profumo mi ricorda quando da piccola con gli amici facevamo passeggiate nei sentieri che costeggiavano i prati e i boschi; il CASTAGNO perché è l’albero che ha sfamato la gente dell’ Appennino (e non solo ). Da bambina giocavo nel seccatoio di castagne di mio nonno (la ‘scadora’). E il ROVO perché ero felicissima quando con la mia famiglia andavamo tutti a raccogliere more per fare la marmellata, buonissima, e ci vado ancora un po’ perché rivivo sempre quei bei ricordi.

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Francesca S.: La sulla (hedysarum coronarium, ndr.): da piccola staccavo i petali uno ad uno e li succhiavo. Il lillà, nella campagna di mio zio ne avevamo uno enorme. Che odore magnifico! La quercia secolare di fronte alla casa … quanti sonnellini mi ci son fatta sotto!

Carla C.: Un oleandro immenso vicino al trullo dei nonni: pomeriggi interi a giocare sotto la sua ombra! Il gladiolo delle messi (Gladiolus segetum, ndr.): si attendeva la loro fioritura per succhiare il suo nettare. Il piumino (lagurus ovatus, ndr.): incrociavo due infiorescenze per fare i baffi da mettere sul muso.

Gabriella S.: I fiordalisi nei prati di nonno in cui mi rotolavo o lasciavo correre i miei pensieri, le foglie di fico che si usavano come piattini per la merenda e i fioroni maturi, la raccolta di erbe per preparare il famoso 100 erbe di zia Mari, ecc.

Ida A.: Tre in uno perché non riesco a separarli nei ricordi: il campo di grano maturo tempestato di papaveri e fiordalisi, meraviglioso corrervi dentro e raccogliere papaveri fiordalisi e qualche spiga. Poi, con i papaveri fare le ballerine in tutù. Considerando uno solo i tre, nei miei ricordi c’è la vite con i grossi grappoli di uva maturi e nelle orecchie i canti e risate della vendemmia. Infine il grande noce, generoso di ombra estiva che dominava l’ingresso della fattoria dei nonni. Peccato non ce ne siano di più da numerare: ho gli occhi pieni di fiori e piante e se li chiudo mi arriva anche il profumo!

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Katia D. Q.: in realtà ce ne sarebbero molti altri di ricordi di piante e fiori ed alberi, tutti legati al posto dove vivo, sull’appennino Tosco Emiliano.

Giovanna O.: I salici in riva al fiume, perché ne piegavo i rami e mi facevo una capanna bellissima, il biancospino che raccoglievo, tornando a casa con i vestiti e le braccia a brandelli, e infine un vecchio tasso nel quale mi nascondevo ad osservare gli insetti per ore.

Maria Francesca M.: La malva e i suoi frutti, da mangiare. Bacche di rosa canina per decorare. Le more di gelso da conquistare con audaci arrampicate.

Sonia R.: Intanto mi complimento perché hai portato una ventata di novità senza uscire dal tema del gruppo e coinvolgendo un mucchio di persone.

Lantana: mamma le aveva sul balcone e con le bacche facevo finta di preparare la pappa delle bambole. Un ‘mazziatone’ (sfuriata, ndr.) che ci fecero perché, per provare le nuove palette per la spiaggia, io e mia sorella ci mettemmo a scavare nei vasi facendo un macello. Papavero … li raccoglievo e poi mi arrabbiavo perché appassivano anche prima di arrivare a casa. I campi di grano dove facevo i tuffi. L’odore di terra bagnata che tuttora adoro.

Ilana B.: L’odore della terra è un ricordo bellissimo, intimo e poetico

Davide G.K.: L’odore e il sapore: hai provato a mangiarla?

Ilana B.: Solo accidentalmente.

Davide G.K.: Ti è piaciuta?

Lorenzo F.: Davvero complimenti per l’idea. Il ciliegio su cui mi arrampicavo …. l’ortica quando il pallone finiva nei pressi … i pinoli da schiacciare nei pomeriggi d’estate al mare.

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Luana F.: Ortensia … la siepe in montagna.

Melacotogna … il profumo della casa di nonna in Sardegna.

Cannella … la nonna siciliana !  Grazie.

Oriana T.: La camomilla che raccoglievo per venderla e acquistare il gelato, il frutto del sambuco: ne ho mangiato tantissimo [… ]; more del gelso perché le ho sempre amate, ancora le amo.

Daniela V.: Il gelso: adoravo i suoi frutti.

I fiori del tarassaco: tagliavo a fettine sottili il gambo e le immergevo nell’acqua, dove formavano tanti riccioli.

Il profumo del filadelfo (che noi chiamavano ‘fiori d’arancio’): il cespuglio era proprio a fianco all’angolo dove c’era l’altalena, io mi dondolavo al loro profumo, ancora adesso quando sento quel profumo la mente mi riporta sull’altalena.

Flora d. C.: Le belle di notte: aspettavo che si aprissero, mi ricordano mia nonna. Le ortiche selvatiche: ne succhiavo il fiore. Il ‘non ti scordar di me’, le ‘scarpette della madonna’, le lunghe passeggiate in campagna …

Elisabetta S. F.: Il calicanthus che inebriava col suo profumo un particolarissimo angolo del giardino. La gardenia: mi ricorda i 20 anni e il mio fidanzatino di allora che ne rubò alcune dal giardino di una villa, le mise in una busta del pane e me le portò, pedalando come un matto perché era  in ritardo, alla chiusura dell’ufficio. E il fiore col quale è tappezzato il giardino di mia madre (una pianta enorme, sotto la finestra della camera da letto). I mughetti, piccoli e profumatissimi capolavori, che mio padre raccoglieva insieme alle viole, ogni volta che scendeva in giardino, dopo pranzo, a primavera.

Norma M.: I fiori che mi sono venuti subito in mente sono le margherite di campo con le quali facevo dei meravigliosi braccialetti, le piantine di vetro tanto amate da mio padre che fanno dei baccelli pieni di semi che io facevo regolarmente scoppiare e infine il biancospino che adoravo per il profumo intenso. Bei ricordi che mi fanno pensare ai mie cari che non ci sono più! È proprio un bel gioco ! Grazie

Rosa R.: Il glicine che tappezzava la facciata della casa di campagna dei nonni … Fino in cima, accostamento di colori strano, sul rosso mattone della facciata e sul grigio della pietra locale.

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Viviana D.S.: quanti ricordi … quasi tutte le piante elencate da ognuno di voi mi hanno regalato un tuffo nel passato, nella mia infanzia felice, legata a persone care. Grazie Ilana!

Leggi: Le ‘erbacce’ di una vita. Un gruppo Facebook, un gioco interattivo e le piante, sul filo dei ricordi …

Leggi: Erbacce di una vita dialogo prima parte

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