Le ‘erbacce’ di una vita. Il dialogo …

Il dialogo  – Parte prima

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Ilana B.: Vorrei proporvi un gioco interattivo che ho già proposto una volta sulla mia pagina e che ha avuto successo, anche per conoscere un po’ i membri del gruppo attraverso le piante. Ognuno scrive tre piante (alberi o erbe) che gli ricordano l’infanzia e brevemente racconta il perché. Le mie sono la lantana perché raccoglievamo i fiori e li lanciavamo a sorpresa ad altri bambini. L’ibiscus perché col pistillo appiccicoso (penso si chiami cosi) facevamo i nasi da pinocchio e poi la malva di cui mangiavano i frutti, come esaltati, anche se non sanno di niente.

Le piante ci fanno tornare in mente più ricordi di quanto fanno le foto.

13 luglio 2016 – h 18:06

Diana L.: Datura, zagara regina (philadelphus) e calle. Sono i fiori che mi ricordano il giardino di mia nonna in Sicilia, 60 anni fa.

Ilana B.:  Che belli! Sono andata a vederli e ne ho avuta un’immagine vivida, anche se non sono mai stata in Sicilia.

Barbara M.: Dente di  leone: mi affascinava il nonno che le faceva “ruggire” con due dita. Salice … mi faceva paura perché sotto i suoi rami vivevano tante bisce, mi attraeva perché si trovava quasi sull’acqua del lago. Papavero … la mia mamma ci faceva delle bamboline.

Ilana B.: Dente di leone. Anch’io ricordo il giochino! Invece le bamboline di papavero mai viste! Oggi non fanno più queste cose. Tutti hanno iPad. Triste.

Daria D.: Io le facevo da bambina! Ti servono un fiore intero e un pistillo. Il pistillo è la testa che infili nel calice del fiore intero che diventa la gonna!

Lu Lu L: L’unica pianta che ricordo bene è il salice piangente (taaaanti anni fa!). Vivevo negli Stati Uniti … Fuori casa erano enormi, toccavano terra perché non si tagliano mai! Ricordo tutti bambini del quartiere a giocare nascondino sotto le chiome.

Ilana B.:  Adoro!

Ivana T.: Ginestre, ce n’erano sempre tante in montagna; le violette del mio giardino e di quello della vicina ormai anziana che le lasciava raccogliere a me – un mazzolino per lei, uno alla maestra – e la magnolia i cui fiori profumavano tutto il viale di casa.

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Ilana B.: Io sogno di avere un giorno la magnolia. Le ginestre non le conoscevo … cosi faccio conoscenza, tipiche della montagna?

Ivana T.: Profumata ma velenosa!

Diana L.: Anche in collina.

Antonietta C.: Il gelso bianco, dai miei nonni materni. Mi riporta ai profumi di giugno, ai colori delle penombre tra i rami e le foglie, ed è un ricordo così vivo! Un grande albero di fichi neri, i settembrini, generosi di una fioritura straordinaria!

Dorotea P.: Cocomero asinino. Facevo toccare i frutti, che esplodevano, a un mio amichetto che viveva al nord, in città. Le zinnie che crescevano in un’aiuola, bellissime ed enormi mentre tutto intorno c’era soltanto sabbia; i carpobrotus che tappezzavano le dune vicino alla piccola stazione FS dove abitavamo.

Ilana B.: Ma perché esplodono?

Ilana B.: ahahah! Ho visto ora su Google!

Dorotea P.: È una strategia che adotta la pianta per lanciare i semi lontano da sé e dare loro maggiore spazio per germogliare. Vedessi che salti che faceva il bambino!

Ilana B.: Non li ho mai visti! Mi spaventerei pure io! i bambini di oggi non fanno più questi giochetti, forse quelli che vivono in montagna.

Dorotea P.: sono belli da vedere ma tossici. Esplodono letteralmente, non appena vengono sfiorati.

Ilana B.: i ricordi sono vividi … i profumi, le sensazioni! Cose che non vanno mai via …

Dorotea P.: non c’entra con le piante. Ma voleva assaggiare anche la mia merenda: pane con sardella (Fuoco vivo con peperoncino!).

Ilana B.: Anch’io ho belle storie con i panini che mi preparava la mamma … ma mi fermo altrimenti ci perdiamo!

Ani M.: Gelso, albicocco, e lillà. Sono le piante che stavano nella mia campagna da piccola e che adesso non ho più. Ho ricomprato il gelso in vaso. Ho piantato l’albicocco da un seme. Mi manca il lillà.

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Ilana B.: Il gelso! Mi ero dimenticata! Da noi (Haifa, ndr.) c’è quello con il frutto nero e quello bianco. Ci arrampicavamo sugli alberi per raccoglierli e tornavamo a casa completamente macchiati.

Ilana B.: Anch’io ho ricomprato la lantana … ma ora sono in Germania e non prende.

Elena C.: Il ciliegio, perché stavo ore ad aspettare che cadesse qualche ciliegia per farmi gli orecchini. Il biancospino perché mangiavo le bacche rosse. La rosa canina perché in 2′ elementare ho scritto in un tema che sembrava fatta di porcellana e la maestra lo ha esposto in bacheca!

Pina D.P.: Per me il caprifoglio perché ne succhiavo il nettare dolce; il papavero perché con il pistillo centrale da bambini ci tatuavamo una stella sulla fronte e, immancabile, l’avena selvatica: ce la tiravamo e i fili che rimanevano attaccati erano i figli che avremmo avuto.

Antonella L.: Fichi d’India. Dente di leone. Margherite gialle.

Ilana B.: Fichi d’india? Sei del sud?

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Antonella L.: Calabria

Ilana B.: Che storie meravigliose, da scrivere un libro!

Elisabetta G.: Hai perfettamente ragione. Uno spasso davvero.

Ilana B.: Sono belle. Diventano tutti bambini per un attimo.

Marisa F.: Ricordi di fiori non ne ho, ma ricordo l’orticello di mio padre. Chiudo gli occhi e lo rivedo … insalatina, ravanelli (quanto mi piacevano! ) e pomodori. Che nostalgia!

Ilana B.: Immagino … che soddisfazione da bambina raccogliere direttamente dall’orto!

Marisa F.: Sì, però ti confido una cosa: con mio marito abbiamo rifatto l’orticello! Che bello quando raccogli e doni ai figli.

Laura G.: 1. Fico: ci passavo interi pomeriggi arrampicata sopra, in estate … era il mio rifugio segreto.

2. Acacia: in realtà, non so se si chiama così … in dialetto abruzzese “caggia”. Ce n’era un albero gigante proprio davanti la finestra della mia cameretta, nella casa dove abitavo da piccola … aveva grappoli di fiori bianchi profumatissimi che noi spogliavamo dei petali per mangiare i pistilli.

3. Malva: perché ha il sapore e il profumo delle coccole della nonna che condivideva sempre con me quel preziosissimo liquido ottenuto dalla bollitura delle foglie di questa pianta fino a che, di un tegame, non ne restava che un paio di bicchieri.

Marisa F.: Sì, anche i fichi appena colti con la pizza bianca calda … Che ricordi!

Donatella S.: Il noce, perché intorno a casa c’erano delle piante maestose; le pansé, perché mi ricordano la mamma;  un melo a cui mio babbo aveva appeso un’altalena e mi ci dondolavo per ore! Che bei ricordi … di troppi anni fa!

Ginetta S.: Il papavero. Nel campo di grano davanti a casa li coglievo e cercavamo di indovinarne il colore. Il tarassaco che chiamavamo piscialetto e che raccoglievamo per sfidare il detto. Il fiore del trifoglio che succhiavamo dicendo “Com’è dolce”, ma mica è vero!

Ilana B.: Ahahah!

Irene A.: Budleia: ne avevamo tre in giardino, molto belle e grandi, trascorrevo ore a prendere le farfalle che ci si posavano sopra, a osservarle e poi vederle volare di nuovo via. Albicocco, l’albero. C’era un piccolo pezzo di terreno che mio padre non coltivava, erano piantati lì tre albicocchi e noi bambini ci giocavamo. Quei tre alberi erano la nostra casa estiva. Trascorrevamo i pomeriggi appollaiati sui rami, facendo colazione con le albicocche calde di sole, io costruivo un’altalena ogni anno e avevamo una tenda canadese piantata sotto uno degli alberi che usavamo come rifugio. Quando ero triste andavo dall’albicocco e gli raccontavo tutti i miei problemi. More selvatiche, in Puglia crescono piccole e aspre a causa della poca acqua, almeno nelle campagne che frequentavo io erano così, ma spesso a merenda non tornavamo a casa, rimanevamo per le strade polverose delle campagne e mangiavamo more e mandorle amare.

Questi tre ricordi sono il mio primo contatto con una natura piena di bellezza, accoglienza e abbondanza.

Francesca D.N.: Gelsomino: io e le mie amichette adoravamo il suo sapore dolciastro. Pino domestico: ore e ore a estrarre pinoli con quell’odore buonissimo di resina che restava sulle mani … e le puncicate degli aghi sul sedere ahahah. Poi anche io ricordo il segno nero al centro della fronte con il papavero ma anche il caco nascosto tra due foglie che mi hanno fatto schiacciare forte con la scarpa, mio fratello e un suo amichetto!

Ilana B.: I pinoli! Li avevo dimenticati. Quando accompagnavo mia madre al lavoro e la aspettavo fuori sotto i pini raccoglievo quel che potevo da terra e con la pietra li estraevo! Come mi piacerebbe farlo di nuovo …

Francesca D.N.: Sì, e ricordo anche la ricerca del sasso più grosso per aprirli!

Ilana B.: Oggi sono emotiva … tutte queste storie di vite mi fanno quasi piangere.

Elisabetta G.: Il fico e l’ulivo, erano facilmente accessibili da potercisi arrampicare. E il papavero, presente ovunque, anch’io mi facevo i tatuaggi, alle volte aprivo quelli non ancora schiusi per indovinare se fossero rosa bianchi o già rossi. Ricordi legati alle vacanze.

Ines Mira Z.: Malva: mi ricorda il giardino di casa e mia nonna che raccoglieva le foglie più belle per fare un decotto contro ogni male fisico.  I gerani in fiore con i loro colori accesi e, infine, l’albero di limone in fiore a primavera nel giardino della mia infanzia e adolescenza …

Laura T.: Ciliegi. La mia altalena stava proprio lì sotto. Il glicine e la pergola sotto la quale si mangiava. Le rose rampicanti perché formavano un archetto sotto il quale giovavo.

Ilana B.: Sembra una casa dalle favole!

Laura T.: Era la casetta di campagna dei miei nonni.

Appuntamento a DOMENICA 18 settembre per la seconda parte del dialogo con una foto ‘antica’ in cui sono racchiusi tutti i miei ricordi di bambina: la nonna, la casa in campagna, le piante!

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