Cerchi concentrici etnici ed etici: Lavgon

E’ davvero gratificante vedere come un progetto in cui credi fin dal suo inizio, continui a crescere e a sviluppare nuove idee e percorsi.

Si chiama Lavgon ed è un progetto tutto al femminile, di sartoria creativa, ma soprattutto di vita. A portarlo avanti sono madre e figlia, Michela e Lavinia. La prima volta che le ho incontrate è stato tanti anni fa quando sono venute a vendere i loro primi abiti in un mercato del tessile comasco organizzato dai GAS. I loro vestiti erano colorati, stravaganti, in stoffa e pannolenci con l’inconfondibile marchio ossia uno o più cerchi concentrici, cuciti uno sull’altro a formare un grosso “bottone” che garantiva all’abito forme diverse in base a dove lo si posizionava.

demo-5104

Da allora le ho viste crescere, esporre a tutte le edizioni di Fa la cosa giusta, ma anche in vari mercati tessili del bio e sono stata anche a trovarle nel loro piccolo angolo di paradiso in terra. Hanno infatti recuperato una vecchia cascina e ne hanno fatto una casa per loro, un B&B in cui organizzano eventi e seminari a tema, e un laboratorio di sartoria nella ex stalla. Nel giardino, invece, hanno creato un orto, un frutteto, un pollaio e una falegnameria.

Negli anni la loro attività è cresciuta parecchio, sono riuscite a creare tanto lavoro da poter coinvolgere ben tre collaboratrici a tempo indeterminato e a vendere anche attraverso una trentina di negozi sia italiani che europei, in particolare svizzeri, inglesi, francesi ed austriaci.

demo-5502

Le collezioni di abbigliamento proposte da queste donne che vivono in un ambiente rurale si ispirano alla natura e all’arte, sono un gioco di linee rette e circolari, di patchwork finalizzati alla riduzione massima degli scarti di lavorazione per contenere lo spreco e l’impatto ambientale.

Molto importante per Lavinia e sua madre è l’intreccio tra le tradizioni della manifattura tessile italiana e le fantasie etniche provenienti dal Giappone, dall’Africa e dall’Inghilterra. E quindi via libera alle sete comasche, ai lini di Varese, alle lane alto atesine, alle canape toscane che si alternano ai tessuti Liberty londinesi, ai raffinati ed esotici lini giapponesi ma anche agli sgargianti e colorati batik del Burkina Faso.

Un’altra parola chiave di questa “cascina di moda” è il biologico: all’inizio della loro attività, i tessuti bio erano poco diffusi e appannaggio di pochi, a causa dei costi molto elevati. Per cui la sartoria optò quindi verso il discorso del ri-uso e del riciclo di tessuti pre-esistenti. Negli anni, però, è riuscita ad intraprendere la via del bio, in particolare grazie a una ditta tedesca (Lebenskleidung) che fornisce tessuti certificati GOTS (Global Organic Textile Standard) con cui hanno creato la linea Lavgon Bio che si contraddistingue grazie a capi in felpa e jersey di cotone biologico.

La sensibilità delle donne Lavgon si evince, soprattutto, dalle loro scelte etiche così non possiamo dimenticare di citare la loro collaborazione con una ONLUS operante in Burkina Faso che promuove la tradizione tessile africana attraverso il commercio di batik e bogolan.

_MG_0362-Modifica _MG_0607

Lunga vita a Lavgon, alle sue morbide creazioni colorate, ricche di linee e cerchi, e alle sue scelte di vita!

Testo: Eletta Revelli

Foto: Lavgon


Sei un artista o un artigiano o semplicemente ti occupi di sostenibilità e di realtà sostenibili? Vuoi che No Serial Number Italia dedichi uno spazio alla tua attività? Vuoi sottoporre a No Serial Number Italia un articolo? Scrivi a noserialnumberitaly@gmail.com

Puoi contattarci via Facebook e Instagram

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *