Land Art in faggeta

Qualche giorno fa mi sono imbattuta in un corso che ha immediatamente attratto la mia attenzione.

Dopo giorni interi dedicati ai libri, mi allettava prima di tutto una mattinata all’aria aperta.

Mi piaceva anche l’idea di osservare da vicino come nasce un’opera di Land Art che, realizzata con elementi naturali, rimane solitamente nell’ambiente, come installazione che si confonde con la natura.

Mi piaceva inoltre l’idea di ritornare nella Tenuta Sant’Egidio a Soriano nel Cimino, dove sono già stata per un servizio uscito nel numero di primavera di No Serial Number Magazine.

Tiene il corso Alessia Taurchini, Floral Design. La contatto per spiegarle l’idea: assistere alla prima parte del corso (ricerca materiali, progettazione e magari qualche piccola sperimentazione), approfittando per fare qualche foto alle opere di Land Art disseminate lungo il viottolo che arriva allo spazio workshop della tenuta.

Già al primo colloquio capto la passione per il suo lavoro e la conferma arriva prestissimo.

Sabato alle nove, arrivo nello spazio laboratorio della tenuta: Alessia ha già predisposto il tavolo con gli attrezzi e, come in ogni corso legato alla natura, ha organizzato la passeggiata alla ricerca dei materiali, armate di forbici da potatura in caso di necessità. Ma, in realtà, l’idea è raccogliere quello che la natura mette a disposizione: pezzi di corteccia o di legno, liane, rametti di foglie secche. Insomma tutto ciò che ormai ha completato il suo ciclo vitale. Un modo per recuperare, riutilizzare e dare nuova forma e vita a ciò che è destinato a macerare sul terreno in attesa della rinascita primaverile. Poi, naturalmente, anche qualche ramo molto ‘autunnale.’

Ho portato con me un cesto – tutti mi prendono in giro per la mia mania dei cesti ma io penso che sia un ottimo modo per evitare la plastica! – e una sporta artigianale (e autunnale) che ben presto riempiamo di ricci di castagne, del mallo di alcune noci aperti a forma di fiore.

Dopo la ‘caccia’, con il sottofondo dello schioccare delle castagne che cadono a terra qua e là (perché è vero che siamo nella faggeta, ma nel punto dove ci troviamo è ancora ambiente adatto per i castagni) e ammirando ciò che non si può raccogliere, ossia i funghi che occhieggiano tra gli alberi, torniamo alla base.

Tra il bottino che abbiamo fatto, scelgo una liana che ha già una forma molto particolare. Vorrei sfruttarla per una composizione molto semplice. Una volta bloccata la struttura principale con altre liane e un po’ di filo di ferro morbido, disponiamo a cascata alcuni rametti di nespolo.

Mi piacerebbe trovargli una sistemazione in libreria magari mantenendo la struttura base e sostituendo la decorazione a cascata di stagione in stagione.

Sarà sicuramente indispensabile l’intervento di Alessia per altri consigli! E naturalmente la preziosa disponibilità di Azzurra e Gianfranco:

Lascio Alessia e i partecipanti al lavoro e me ne torno ai miei libri non senza aver concordato l’invio delle foto dedicate ad un articolo che apparirà a breve su No Serial Number Magazine!

 

TESTO E FOTO: Rosa Rossi


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