L’abbraccio del lago

In occasione di un periodo di ritorno alla città natale – Viterbo –, ho approfittato per riscoprire i luoghi della memoria: il Lago di Vico, il Lago di Bolsena, la faggeta, i paesi. Sempre uguali ma anche diversi. Sono passati decenni e, pur trattandosi di una realtà tendenzialmente statica, il ‘progresso’ è intervenuto. Spesso in modo invasivo. Sul lago di Bolsena, e a Bolsena in particolare, ho avuto modo di incontrare l’amica Silvia Ronconi con cui condividiamo da punti di vista diversi l’interesse artigianale ma anche di scoprire nuove erealà e conoscere altre persone. L’incontro con Katia Maruelli avviene nella (ex) Libr’osteria, lungo il corso di Bolsena, diventata location per ambientare i cappelli di Silvia. Ci vuole poco a capire di essere in sintonia, quando si parla di libri e di ambiente e si capisce che si potrebbe continuare a parlare per ore.  Poi la storia di ciascuno va avanti: Katia continua la sua attività di ergonauta, legata ai libri e all’ambiente, io ho accantonato l’idea che il ritorno alla città natale fosse praticabile Il richiamo del paese di adozione su un colle nell’Abruzzo montano è ormai definitivo). Quando ci risentiamo, inevitabilmente, il discorso cade sull’ambiente e sui rischi che gli interventi in atto lungo le rive del Lago di Bolsena comportano. E si tratta di rischi che coinvolgono la comunità locale ma hanno un impatto tale da travalicare i confini della comunità. Per questo sono bene felice di pubblicare l’intervento di Katia volto a presentare l’evento che si svolgere il 19 ottobre!

Immaginiamo uno specchio d’acqua dolce di 113 km2, circondato da colline boscose, rive verdeggianti, pascoli, uliveti, coltivi.

A specchiarsi nelle acque paesi antichi, campanili, palazzi e torri.

E’ il Lago di Bolsena, omphalos ‘ombelico’ del Centro Italia, il più grande lago vulcanico d’Europa.

Un incanto che rischia di spezzarsi e trasformarsi in palude d’acqua morta a causa di inettitudine cronica di chi governa e di pessimi progetti di chi arriva da lontano, né mai ci vivrà. 

Monocoltura intensiva di nocciole, pessima gestione dell’anello fognario, centrali geotermiche … un assalto programmato a un territorio di comunità che sono sempre state assai miti: né lotte contadine, né Resistenza segnano la storia dell’Alta Tuscia. E sembra che  gli speculatori lo sappiano. 

Sono pescatori, contadini, ortolani, trasformatisi nel tempo in albergatori e ristoratori, per accogliere un turismo internazionale che apprezza il Lago di Bolsena per soggiorni a contatto con la natura, con la storia, con una ruralità ancora genuina.

Nel corso degli ultimi anni, a fronte di un crescente degrado, la cittadinanza si è attivata per preservare il territorio, grazie alla costante azione di informazione attuata da associazioni locali di tutela ambientale.

Dall’inizio del 2018 le associazioni hanno finalmente raccolto il consenso delle amministrazioni locali e si è creata una rete di resistenza. 

Decine di assemblee pubbliche, spesso volute dagli stessi sindaci dei paesi lacuali, hanno espresso contrarietà alle decisioni del Governo e della Regione, decisioni prese come se in questo territorio non ci vivesse nessuno.

Nasce così il progetto Abbraccio del Lago. Il primo evento avrà luogo sabato 19 ottobre 2019 tra le 16.00 e le 19.00, quando migliaia di persone si recheranno su tutte le sponde calpestabili del lago, per rendere omaggio all’incanto del Lago di Bolsena. Le parole d’ordine dell’Abbraccio sono: Biodiversità, Tutela del paesaggio, Acqua Bene Comune, Autoproduzione energetica, Sovranità alimentare. 

Il Lago è stato suddiviso in 4 settori, collegati ai 4 elementi: Aria Acqua Fuoco e Terra (la locandina indica la suddivisione).

Invitiamo tutti a partecipare, raggiungendo le sponde del lago, per prenderci per mano, fronte alle splendide acque di questa grande riserva di acqua potabile, luogo di vita per decine di specie animali, custode della memoria di una lunghissima storia naturale e umana.

TESTO: Katia Maurelli, vice presidente Ass. La Porticella

FOTO: G. Pellegrini, R. Rossi

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