La vita spensierata di un gioiello in carta di riso

Per noi di No Serial Number è importante incontrare persone che scelgano di mettere le loro abilità e il loro gusto al servizio della ‘cultura del fare’. Per questo chiediamo volentieri alle persone che si muovono in questa direzione le loro testimonianze. Quella che ci arriva da Emma Pallotta ci ha incuriosito, a partire dal nome d’arte che si è scelta – Hoppìpolla (saltare tra le pozzanghere). L’espressione islandese ci porta alla mente uno dei successi del gruppo islandese Sigur Rós (2005) ma anche le illustrazioni di un ormai datato libro per bambini che fa bella mostra di sé nella nostra libreria da tempo immemorabile: Rain (1982), uno dei tanti libri per bambini dovuti alla creatività di Peter Spier (n. 1927), dedicato alle scorribande di due fratellini in un giorni di pioggia. La stessa allegra spensieratezza di queste illustrazioni la riconosciamo nei gioielli di Emma!

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Hoppìpolla (Hoppa ì polla = “saltare fra le pozzanghere”) è un’espressione islandese che indica lo stato d’animo di felicità e spensieratezza che i bambini provano, nonostante la pioggia, quando giocano fra le pozzanghere.

E’ una delle sensazioni più pure e leggere che nella vita si possano provare e ho sempre avuto il desiderio di trasmetterla attraverso i miei bijoux, realizzati in filo di rame e alluminio, accompagnati da carta di riso dipinta a mano.

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La carta di riso può essere colorata con qualunque tecnica e permette di ottenere moltissimi effetti diversi secondo il trattamento utilizzato. Può sembrare opaca e delicata come un foglio di carta se vengono usati colori molto coprenti come gli acrilici; traslucida, quasi simile a vetro se si utilizzano gli acquerelli; può sembrare simile a una plastica se vengono uniti ai colori altre sostanze, come certi tipi di colla.

Per dare origine a un bijoux in carta di riso è necessario prima di tutto creare uno scheletro in metallo cui si applica la carta di riso con l’ausilio di colla e vernice.

Per iniziare, si stabilisce a grandi linee la forma che si vuole ottenere e i movimenti che sarebbe interessante dare ai fili. Su questa base si crea uno schizzo che permette di capire le dimensioni dell’oggetto, quanto filo si dovrà utilizzare e quali spazi saranno riempiti.

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Dopo questo passaggio si comincia con la creazione della struttura, costruita con l’ausilio di pinze specifiche per piegare e tagliare il metallo. I fili si possono fissare attorcigliandoli tra loro (tecnica wire) oppure saldandoli.

È necessario martellare il pezzo ottenuto per incrudire (indurire) il metallo rendendolo più resistente e meno malleabile.

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Una volta che la struttura risulterà abbastanza rigida si passa all’applicazione della carta di riso tramite una colla neutra trasparente.

 

73913230204730-9sxewzymytxf97r32rvf_height640Fissata la carta si passa alla colorazione; la scelta dei colori dipende dall’effetto che si vuole ottenere!

Una volta che il colore è asciutto, si procede limando via la carta in eccesso e trattandola per farla diventare resistente ed impermeabile: questo procedimento può essere sviluppato in modi diversi; il più comune è quello di passare alcune mani di vernice trasparente diluita con acqua, in modo che tutti gli spazi vengano “saturati” con la vernice.

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Infine il fissaggio può essere svolto applicando un ultimo strato di vernice trasparente pura o delle apposite resine.

I procedimenti per l’applicazione della carta di riso sono delicati, è necessaria quindi molta cura perché non si rompa e perché aderisca bene al metallo.

Alla base di Hoppìpolla Lab ci sono due idee molto semplici: la prima è quella di tracciare il “movimento”. Cerco di dare a ogni filo di metallo e a ogni elemento coinvolto nella composizione, un’idea di vitalità, ispirandomi alle più comuni manifestazioni gioiose della vita, come il volo ‘ubriaco’ di una farfalla, l’orbita dei pianeti, l’oscillazione di una foglia trasportata dal vento.

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La seconda è quella della “metamorfosi”. Non c’è limite a ciò che può essere indossato, ogni materiale, tecnica e forma d’arte può essere ricreata e trasformata in un gioiello.

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Il tentativo è quello di creare dei bijoux caratterizzati da vitalità e leggerezza.

Testo e Foto di Emma Pallotta

Hoppìpolla Lab – Work in Progress


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