La signora Natura e il suo pentolone magico

Dopo alcuni articoli dedicati a Erbacce e dintorni e un articolo dedicato alla biodiversità (con intervista a Teodoro Margarita), continuiamo a parlare di piante. E’ una questione scottante, legata al benessere della natura e di noi che la abitiamo e al futuro di questo nostro pianeta. Ed è una storia interessante, sulla quale vale la pena soffermarsi: la storia di come tante, tantissime varietà sono scomparse nel passaggio da agricoltura tradizionale a produzione industriale e dei catastrofici effetti che questo cambiamento comporta. Lo facciamo con una interpretazione suggestiva e scherzosa proposta da Eletta Revelli, completata da un’illustrazione e da alcune foto di mais multicolore. Perché trovare foto di ortaggi non omologati non è facilissimo! 

Chiunque, o qualunque cosa, abbia creato il mondo, io lo immagino come un essere, o un qualcosa, estremamente creativo e anche un po’ burlone. Inventarsi milioni di creature tra animali, vegetali, batteri e funghi partendo dal nulla non è proprio da tutti.

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Se vogliamo essere più precisi, questo “creatore” lo identifico con una donna, d’altronde la chiamiamo Natura … Al momento giusto, Lei ha estratto dal suo pentolone magico animali stravaganti come la giraffa, il rinoceronte, l’ornitorinco, e piante buffe come il baobab, i cactus o le carnivore …

Quando ha messo mano ai vegetali, si è inventata un sistema sorprendente di diffusione geografica: un microscopico pallino pieno di energia immagazzinata che può rimanere quiescente per lunghi periodi e poi, improvvisamente, trasformarsi in una intera pianta.

E’ il seme, una vera e propria invenzione della signora Natura.

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Abbiamo già avuto modo di parlarne grazie all’evento Erbacce e dintorni e all’incontro con Teodoro Margarita di Civiltà Contadina.

Ed è stato proprio grazie all’intervista con Teodoro che ho confermato le mie idee sulla Natura. Dal suo fatato pentolone, migliaia di anni fa, l’estrosa burlona ha tirato fuori alcune piante che, purtroppo, pochi di noi hanno visto: il mais arcobaleno, l’asparago rosa e le carote multicolor …

Non sono sparite dopo un calibrato ragionamento evolutivo, sono sparite per colpa dell’uomo. In alcuni casi, dopo i calcoli dovuti agli interessi personali di spietati uomini d’affari. Tutto ciò che non poteva omologarsi ai dettami della produzione industriale di massa è stato abbandonato al suo destino.

Un mais arcobaleno con chicchi opalescenti di colori diversi, rosa, verdi, blu, arancioni, grigi, rossi e gialli. Vi rendete conto che meraviglia? Lo ha recuperato l’americano Carl Barnes, era un’antica tradizione dei nativi americani che oggi viene chiamato Glass Gem Corn perché sembra una vera e propria opera d’arte di vetro. Ora è un seme super protetto da tutti i Seed Savers, dovunque si trovino nel mondo. Non possiamo infatti rischiare di perdere un organismo di tale bellezza!

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Che dire dell’asparago rosa? Anche questo è un prodotto di nicchia, si tratta di una varietà coltivata soltanto a Mezzago, in provincia di Monza Brianza. E’ bianco con la punta tutta rosa … colore dovuto alla crescita in un terreno argilloso pieno di minerali ferrosi ma anche al poco sole che prende dall’alba al momento del taglio, ossia nelle prime ore del mattino.

Le carote, infine. Noi le conosciamo arancioni sgargianti, così come le hanno selezionate alla fine del XVII secolo alcuni coltivatori olandesi che volevano rendere omaggio alla dinastia degli Orange e poi diffuse in tutta Europa per via del sapore più dolciastro. In realtà sono anche viola, gialle, bianche e addirittura grigiastre. Ogni colore garantisce all’ortaggio un valore nutrizionale diverso: l’arancio ad esempio la vitamina A; il viola, le antocianine, utili per la circolazione e la cattura dei radicali liberi; il giallo la luteina, vitamina che protegge la macula oculare.

Le carote viola stanno, timidamente, ripopolando gli scaffali dei supermercati ma ormai è ben chiaro a tanti l’urgenza di proteggere, salvare e preservare l’intero universo di colori e forme che ci ha regalato l’estrosa signora Natura.

 

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TESTO: Eletta Revelli

ILLUSTRAZIONE: Francesca Miscioscia

FOTO: Roberta Rossini


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