L’ “inutile strage” nelle memorie antiretoriche di un medico viterbese

In libreria Ospedale da campo di Filippo Petroselli

La storia, si sa, è fatta di date, di secoli che si succedono inesorabili. Per capirla, tuttavia, è necessario scombinare le date, mescolarle, mettere in relazione gli eventi, leggere i documenti e le testimonianze. Ospedale da campo, in libreria dal 20 ottobre, è una testimonianza.

Il solo titolo potrebbe fare riferimento a qualsiasi guerra di un secolo martoriato. La foto in copertina ci suggerisce con immediatezza un tempo lontano.

Il volume esce per i tipi Rubbettino (in collaborazione con la Fondazione Caffeina), a distanza di cento anni esatti da uno degli eventi di cui l’autore, Filippo Petroselli, è stato testimone: la rovinosa sconfitta delle truppe italiane a Caporetto (Kobarid, Slovenia) e la ritirata del Piave (1917). Tanto rovinosa che il nome proprio è divenuto sinonimo di disfatta.

E’ una cronaca di guerra, dunque, ma una cronaca redatta con una prospettiva particolare: Filippo Petroselli era sul campo come medico.

Da questa prospettiva, con il bagaglio della sua formazione – famiglia e ambiente clericale, profondamente cattolico, nato a Viterbo e legato in modo indissolubile a Viterbo (come testimoniano gli scritti successivi), patriottico senza slanci interventisti per lo spirito cristiano che in lui su tutto prevale – guarda, osserva, critica, riflette e, tra il 1920 e il 1921 redige la cronaca dei suoi ricordi e delle sue osservazioni.

La cronaca è suddivisa in due parti: Quadri di una guerriglia, relativa al periodo 1913 e 1914, quando Filippo Petroselli si trova in Libia, giovane medico militare alle prese con gli epigoni della guerra di Libia, trasformatasi in guerriglia, e Sotto il Torchio, relativa al periodo della prima guerra mondiale, fino al marzo del 1919, che lo vede a Vicenza (dove incontra la giovane infermiera volontaria che diverrà pochi mesi dopo sua moglie e, di fatto, viterbese).

Come dice, giustamente, il curatore, Gianni Scipione Rossi, la cronaca non è storia.

Diventa storia quando il curatore ripercorre tutta la vicenda umana, familiare e formativa dell’autore, risalendo indietro nella storia della famiglia e nel ruolo avuto dai suoi rappresentanti nella Chiesa e nella recente nazione, seguendone infine le vicende pubbliche e letterarie nei decenni successivi. Diventa storia quando è accompagnata da apparati prestigiosi che permettono al lettore di ricostruire le vicende entrando nel dettaglio e seguendole sulla carta geografica.

Diventa storia quando permette di ricostruire, dalle vicende di un singolo e di una famiglia, uno spaccato di vita nazionale che, a dispetto degli anni passati, è ancora giovane e soffre le mille contraddizioni della sua tormentata giovinezza. Diventa storia, infine, quando illumina fatti di interesse nazionale fondamentali a livello mondiale ma anche a livello locale. Perché la prima guerra mondiale (nella quale la giovane nazione Italia è coinvolta) deve ancora realmente amalgamarsi e lo scenario di guerra (campo di battaglia o ospedale da campo) diviene il luogo di incontro degli italiani di ogni dove, dalla Sicilia alle Alpi.

Gianni Scipione, giornalista e storico, ha dedicato questo suo lavoro a tutta la famiglia.

Chi scrive si unisce a questa dedica.

Come nipoti ‘più grandi’ di Filippo Petroselli, viterbesi a dispetto dei mutamenti, serbiamo il ricordo indelebile della sua figura, delle sue (poche) parole sempre meditate, del suo sguardo preoccupato sul mondo e il ricordo dei luoghi, dei profumi e dei sapori in cui ci ha dato la possibilità di crescere.

Filippo Petroselli, Ospedale da campo, memorie di un medico cattolico dalla Libia a Caporetto, a cura di Gianni Scipione Rossi, Rubbettino Editore, 2017, Euro 16,00.

TESTO: Rosa Rossi

FOTO: archivio familiare


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