Interni di oggi, interni di ieri. In giro per il borgo

I due ruderi – un fienile e un asimmetrico ricovero per gli attrezzi agricoli – che oggi costituiscono Il fienile (ossia una delle due case vacanze di cui si compone Al borgo antico – Navelli ) ci hanno affascinato per la struttura delle pareti in pietra. 

Per questo nel ristrutturarli, abbiamo voluto che almeno alcune parti in pietra rimanessero a vista. Lo spessore dei muri è evidente nel varco tra ambiente entrata/soggiorno ricavato per entrare nella spaziosa camera. 

Per intraprendere lavori di ristrutturazione come questi, bisogna essere dotati di una buona fantasia e della capacità di immaginare l’ambiente dai particolari: il colore della pietra, le grandi travi in legno del soffitto e porte antiche difficilmente riutilizzabili come tali ma sicuramente recuperabili e riutilizzabili in qualche modo.

Poche cose preziose che parlano di architettura senza architetti, di lavoro e di un’agricoltura ancora legata al modello medievale, quando si usciva all’alba per andare nei campi e si tornava a sera, riponendo gli attrezzi e gli animali nei rispettivi ricoveri (queste zone dell’Appennino abruzzese quasi non conoscono la struttura abitativa tipica di altre zone collinari e di pianura, ossia, il casale). 

Il risultato della ristrutturazione può oggi essere apprezzato dagli ospiti di Al borgo antico – Navelli ed è molto distante da ciò che i due ambienti erano.

Nell’arredarlo abbiamo curato tutto nei minimi dettagli, secondo il nostro gusto, la passione per oggetti desueti o di recupero che si realizza conservando gelosamente oggetti d’uso quotidiano (le damigiane ormai prive del loro rivestimento, le bottiglie di vetro colorato) e oggetti più ricercati, come il servizio da thè in porcellana della nonna o i piatti scompagnati, scovati in qualche negozio dell’usato.

Tutto ciò che arreda il fienile ha una storia, per piccola e insignificante che sia.

Così, quando un ospite interpreta l’interno del fienile con le sue foto, cogliendo qualche particolare in modo originale, ci offre l’occasione di guardarlo con occhi diversi, di apprezzarlo e, magari, di ipotizzare qualche modifica. 

Quando poi l’ospite, abbina alle foto del nostro interno, quelle degli ‘interni’ che si intravedono attraverso le porte ormai spalancate delle case del borgo medievale, oggi quasi completamente disabitato (con qualche eccezione nei mesi estivi), diviene un’occasione preziosa per guardare a ciò che il paese è stato fino a qualche decennio fa, quando molte case nel borgo erano ancora vissute, c’erano ancora alcune botteghe e il banditore dava le notizie agli abitanti nei luoghi predisposti (siete curiosi? Se venite a trovarci, andate in cerca delle scritte BANDO, in giro per il borgo!).

Le fotografie scattate da Anna Lordi colgono scorci di vita, rimasti fermi nel tempo, grazie alle porte spalancate o, spesso, mancanti (quella particolare porta è servita a qualcuno? Oppure si è rovinata con il tempo e le intemperie, fino a cadere a pezzi?) che permettono di fermare un attimo di una vita trascorsa.

Con l’immaginazione si possono osservare le donne attente a preparare il pranzo in una cucina d’altri tempi, oppure intente ad attizzare il fuoco in un grande camino, o anche una giovane mamma con il suo bambino in una carrozzina anni cinquanta (gli altri sono fuori, nel vicolo, a giocare con gli altri bambini!).

Ci sono poi le amiche sedute sulle sedie impagliate che lavorano con ago e filo (riparazioni, corredi da preparare, sacchi per riporre le provviste da rammendare, e chissà quant’altro ancora!), chiacchierando e scambiandosi le ultime nuove del paese.

La porta spalancata sull’interno, spesso, lascia vagare lo sguardo fino al panorama incorniciato dalle finestre prive di infissi, verso la piana di Navelli e le montagne sul lato opposto della valle.

E tutti regolavano la loro giornata con la luce del sole e il suono delle campane. Ecco, mentre scrivo, sono le sette di mattina e le campane di San Sebastiano suonano, come tutti i giorni, finalmente restaurate e di nuovo in attività dopo la lunga interruzione successiva al terremoto del 2009. San Sebastiano è tornata a funzionare regolarmente come chiesa parrocchiale. Se siete a Navelli, la domenica verso le 11,30, avete l’occasione di entrare per scoprire la sovrapposizione di stili – dal romanico al barocco – che la caratterizza come tanti altri edifici della zona.

 

TESTO: Rosa Rossi

FOTO: Anna Lordi


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